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Sogni e incubi in adulti sani e in pazienti con disturbi del sonno e neurologici

Sognare è una modalità di funzionamento cognitivo familiare, tuttavia enigmatica, nella quale cadiamo involontariamente ogni notte. Nonostante il sognare abbia affascinato le persone fin dalle epoche antiche ed è stato promosso come uno strumento terapeutico dalla psicoanalisi all’inizio del XX secolo, la sua rigorosa esplorazione scientifica è uno sviluppo più recente, che è datata alla scoperta del sogno REM negli anni 50. Quando questo stadio del sonno venne descritto per la prima volta negli umani, i ricercatori hanno velocemente notato che le persone che venivano svegliate in fase REM riportavano frequentemente i sogni (nel 75% dei casi, al confronto col solo 17% nel sonno non-REM – NREM). Sognare venne pertanto considerato la fase REM, una nozione che sembra anche essere consistente con le caratteristiche elettrofisiologiche di questa fase: movimenti saccadici degli occhi al di sotto delle palpebre chiuse, come se si stesse osservando una scena animata; attività EEG rapida e desincronizzata che ricorda quella della veglia; atonia muscolare. In seguito, è emerso che il sognare avviene anche nel sonno NREM, uno stadio del sonno con caratteristiche globali all’EEG e profilo neuromodulatorio sostanzialmente diverso. Infatti, il sonno REM è caratterizzato da EEG a bassa ampiezza e alta frequenza e da una modulazione colinergica alta e noradrenergica bassa, mentre il sonno NREM mostra onde lente a bassa frequenza e sia la trasmissione colinergica che noradrenergica sono ridotte. Questa osservazione ha sfidato l’assunto che il sonno REM equivalga a sognare ed enfatizzato che il sognare sia una esperienza soggettiva dissociata dallo stadio del sonno.
Allo stesso tempo, altre linee di ricerca hanno chiarito che il sonno non è un fenomeno globale che affetta tutte le aree cerebrali simultaneamente, ma invece avviene ed è regolato localmente. Con lo sviluppo di tecniche di neuroimaging con maggiore risoluzione spaziale, incluse RM funzionale, PET ed EEG ad alta densità, è diventato possibile osservare questi cambiamenti locali dell’attività cerebrale e correlarli alle caratteristiche del sognare nelle diverse fasi del sonno. Clinicamente, condizioni specifiche hanno fornito opportunità per osservare direttamente comportamenti correlati al processo del sognare, come parasonnie e sogni lucidi. La medicina del sonno si è molto sviluppata nelle ultime decadi, per lo più attraverso la conoscenza ottenuta da milioni di pazienti con apnee del sonno e insonnia.

Ci si potrebbe aspettare che le frequenti occlusioni respiratorie in pazienti affetti da apnea del sonno ostruttiva possano entrare a far parte del contenuto dei sogni di questi soggetti. Nonostante siano stati riportati aneddoticamente pazienti con apnea del sonno ostruttiva che affoghino o soffochino nei loro sogni, gli studi che hanno sistematicamente valutato questo aspetto suggeriscono diversamente. I sogni dei pazienti con apnea del sonno non sembrano contenere elementi correlati alle caratteristiche respiratorie, a prescindere se i sogni vengano registrati la mattina dopo una notte nel laboratorio del sonno, svegliando il paziente durante il sonno REM o immediatamente dopo aver osservato un’apnea nelle registrazioni. Queste osservazioni sperimentali rientrano nella osservazione clinica che le sensazioni di soffocamento e sogni che coinvolgono sofferenza respiratoria siano riportati solo eccezionalmente dai pazienti. Gli studi che hanno investigato la frequenza degli incubi in questi pazienti hanno fornito risultati contraddittori. Tuttavia, tra i pazienti con apnea del sonno ostruttiva, quelli con un più alto indice di apnea/ipopnea nel sonno REM tendono ad avere più incubi e pazienti con incubi e apnea del sonno riferiscono una riduzione degli incubi dopo l’inizio della terapia con ventilazione a pressione positiva. Studi che hanno valutato la capacità di ricordare i sogni riportano risultati inconsistenti, con capacità di ricordare i sogni più alta, simile o più bassa in pazienti rispetto ai controlli. In aggiunta, i sogni individuali di tali pazienti appaiono avere contenuti più ansiogeni, violenti, spiacevoli e realistici rispetto ai controlli.
Un grande studio basato su questionari che ha valutato la capacità di ricordare i sogni ha mostrato che i partecipanti con insonni hanno più alta capacità di ricordare i sogni rispetto ai controlli e che questa differenza è correlata all’aumentato numero di risvegli spontanei notturni. Studi di laboratorio che hanno valutato la capacità di ricordare i sogni dopo risvegli indotti, tuttavia, non hanno trovato differenze nel tasso di sogni tra i pazienti con insonnia e i controlli sani sia nel sonno REM che nel sonno NREM. Inoltre, più emozioni negative sono state riportate nei sogni dei pazienti con insonnia, ottenute svegliando i pazienti in fase REM e NREM e valutando i sogni riportati al mattino.
I sogni delle persone con disabilità sfidano la visione che i sogni siano solo l’eco delle nostre esperienze mentre ci muoviamo. Studi basati su diari dei sogni hanno mostrato, in modo inaspettato, che partecipanti che sono tetraplegici dalla nascita, camminano nei loro sogni. El 38% dei loro sogni, corrono, ballano, nuotano, vanno in bicicletta, sciano, fanno giardinaggio e giocano a basket, in una proporzione simile alle persone non disabili. Anche i partecipanti con tetraplegia di durata fino a 65 anni ancora camminano nei loro sogni. Questi risultati suggeriscono che un programma di deambulazione cerebrale, che possibilmente si sviluppa tramite i neuroni mirror, sia riattivato durante il sonno. Questa interpretazione è consistente con uno studio che ha mostrato che sognare di eseguire un movimento attiva principalmente regioni coinvolte nella percezione di movimenti biologici.
Molte persone sorde non presentano limitazioni sensoriali. Molti di questi pazienti parlano nei loro sogni e altri possono ascoltare e comprendere il linguaggio parlato. Il racconto dei sogni non rivela segni di consapevolezza di una disabilità. Partecipanti con cecità a esordio tardivo (>2,5 anni) ancora riferiscono immagini visuali nei loro sogni, anche se questi contenuti sono meno frequenti rispetto a quelli tattili o uditivi. Fino al 21% degli individui con cecità completa congenita riferiscono immagini mentali nei loro sogni, ma, quando disegnati, appaiono come rappresentazioni spaziali di oggetti toccati con le mani.
Persone che hanno sofferto l’amputazione di un arto generalmente continuano a sognare loro stessi senza danni fisici, anche anni dopo l’amputazione e anche quando la disabilità fisica è congenita. Un paziente con disturbo comportamentale del sonno e con l’amputazione del braccio destro è stato osservato muovere la sua protesi mentre stava sognando di versare champagne con quella mano. In aggiunta, il dolore nell’arto fantasma scompariva durante il sogno, suggerendo che la spiacevole sensazione durante la veglia fosse sostituita da un’immagine del corpo intatta.

I recenti passi avanti nelle tecniche di neuroimaging hanno permesso ai ricercatori di correlare svariate caratteristiche fenomenologiche dei sogni a ben conosciuti pattern di attivazione cerebrale, di identificare markers EEG del sognare e di richiamare i sogni, fino a predire il sognare e il contenuto dei sogni in tempo reale. Nel futuro, questi modelli dovrebbero essere sviluppati a scopo di ricerca, includendo la comunicazione tra il soggetto addormentato e lo sperimentatore durante sonno REM lucido, riattivazione di ricordi mirati durate il sonno; e nuove tecniche quali EEG ad alta densità e registrazioni intracraniche durante il sonno. Conoscendo più precisamente come sogniamo dovrebbe portarci progressivamente più vicino a capire perché sogniamo e perché dormiamo e a migliorare i trattamenti per i disturbi del sonno. Inoltre, comprendere come il cervello generi le percezioni senza l’influenza di output esterni durante il sonno potrebbe offrire una nuova comprensione delle allucinazioni e illusioni che si incontrano frequentemente nei disturbi psichiatrici.

Dreams and nightmares in healthy adults and in patients with sleep and neurological disorders

Francesca Siclari, Katja Valli, Isabelle Arnulf

https://www.thelancet.com/journals/laneur/article/PIIS1474-4422(20)30275-1/fulltext

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