Uno dei fenomeni più evidenti degli ultimi 20 anni è l’incremento dello stress soggettivamente percepito dalle persone, soprattutto nei paesi più sviluppati.
Una delle risposte più innovative, se pur derivanti da tradizioni antichissime, come il buddhismo theravada, è l’esercizio della Mindfulness, un modo per ritrovare stabilità mentale allenando la consapevolezza e aumentando il proprio benessere psicofisico.
Cosa si intende con la parola Mindfulness? E’ una parola inglese che vuol dire consapevolezza ma con un’accezione specifica. Non è facile descriverlo a parole perché si riferisce prima di tutto ad una certo stato della mente che presenta determinate qualità. Tra le possibili descrizioni è diventata “classica” quella di Jon Kabat-Zinn, uno dei pionieri di questo approccio. “Mindfulness significa prestare attenzione in un modo particolare all’esperienza presente, qualunque essa sia, con intenzione e in modo non giudicante”.
Che relazione ha la Mindfulness con la meditazione? L’approccio Mindfulness deriva ed è basato sulla “meditazione di consapevolezza” – una delle principali tradizione del buddhismo classico – e consiste nel proporre un livello base di esercizi adeguato e adattabile a contesti quotidiani, all’esperienza di vita normale che sperimentiamo tutti i giorni. In sintesi, un approccio che aiuta a porci in una diversa relazione con lo stress e il disagio, che prima o poi, in un modo o nell’altro, tutti sperimentiamo.
Attenzione ai luoghi comuni, cosa non è la Mindfulness! Benché la finalità di tutti i programmi improntati sulla mindfulness sia il benessere personale, bisogna specificare che non è una tecnica di rilassamento fine a se stessa, le sensazioni piacevoli che si esperiscono sono un effetto secondario e non il principale obiettivo dell’esercizio. Non è un modo per entrare in qualche forma di trance, né per azzerare la mente e neppure per estraniarsi dalle situazioni contingenti per fuggire dai problemi. Non è una modalità per garantirsi un facile e veloce rimedio a tutti i mali. Non è una forma di “buonismo” o “nichilismo” che ci spinge ad accettare tutto, ad accogliere acriticamente quello che ci accade né tantomeno ad essere passivi nel nome dell’ “accettazione”.
Quindi, cos’è la Mindfulness? E’ un’azione, è un movimento dell’attenzione al momento presente “semplice ma non facile”. E’ un’opportunità che è sempre a disposizione di tutti e non richiede nulla di particolare, ma al tempo stesso è necessario un certo allenamento per ricordarsi di farlo, per metter e in pausa il “pilota automatico” e allentare la catena delle solite reazioni abituali, molto spesso disfunzionali e dannose. Attraverso il lavoro sulle proprie capacità di attenzione e concentrazione si creano le migliori condizioni possibili per trovare le vie più efficaci per gestire o risolvere le cause della sofferenza. Da un lato, una capacità progressiva di maggiore presenza e stabilità mentale nel momento presente ci apre a esperienze inaspettate, alla ricchezza del “qui e ora”, alla pienezza del vivere. Dall’altro, la pienezza dell’esperienza comprende necessariamente anche il suo lato “negativo”: il disagio, la sofferenza, il dolore. E qui si gioca uno degli aspetti più interessanti di questo approccio che insegna a non respingere e a non negare questa dimensione ma a farne motivo di crescita e persino di creatività. Un lavoro mentale per certi aspetti controcorrente che fa della curiosità verso ciò che la vita propone un atteggiamento fondante. Il lato negativo della vita non possiamo evitarlo e allora la prospettiva della consapevolezza (Mindfulness) offre una possibilità a prima vista strana e contro intuitiva: entrare in relazione più diretta con il disagio e la sofferenza, imparare a rivolgervi piena attenzione, a fare spazio anche a quello che non piace. In questo senso è un lavoro “che ha del paradosso”, perchè la tendenza automatica, istintiva che abbiamo è quella di fare esattamente l’opposto. Sperimentare questa tecnica offre la possibilità di scoprire maggiore libertà e padronanza di sé nelle situazioni difficili e di diventare meno condizionati dalle cattive abitudini.
Dove viene maggiormente applicato questo approccio? La proposta di protocolli basati sulla Mindfulness è aperta a tutti coloro che sono motivati a ridurre i propri livelli di stress e a migliorare la qualità di vita. Il lavoro pionieristico trentennale di Jon Kabat-Zinn, professore di medicina presso la University of Massachusetts ha avuto un larghissimo seguito sia nell’ambito della medicina che in ambito psicoterapeutico all’interno degli ospedali oltre oceano. Le applicazioni primarie sono state e ancora rimangono in area clinica e per lo più rispondono a quei disturbi per cui la medicina non ha soluzioni: la gestione del dolore cronico, la cura di depressione e ansia, le disregolazioni dei ritmi metabolici (sonno-veglia, fame-sazietà,..), i sintomi psicosomatici a carico dell’apparato gastrointestinale, cardiocircolatorio, respiratorio, urogenitale e del sistema cutaneo e muscoloscheletrico. L’invito è anche per gli operatori e familiari dei pazienti che per lavoro o per ruolo vivono a stretto contato con la sofferenza e sono a forte rischio di burnout. Più recentemente le applicazioni si sono estese all’ambito educativo e scolastico, organizzativo aziendale e all’area della prevenzione dei disturbi tipici dell’invecchiamento. L’applicazione del metodo è flessibile: è praticabile in gruppi anche molto ampi e non servono particolari strumenti (una sedia, un cuscino e un tappetino da ginnastica è tutto ciò che serve!). Ciò che fa la differenza è la determinazione e la pazienza del praticante.
Per riassumere, l’efficacia dei trattamenti mindfulness-based si basa su alcuni meccanismi cognitivi d’azione:
- Cambio cognitivo e decentramento: modifica la valutazione cognitiva del contesto e l’atteggiamento verso i propri pensieri
- Autoregolazione: riconoscimento dei segnali relativi a problemi clinici/emotivi per favorire risposte adattive
- Stato di rilassamento: abbassa i livelli di ansia e stress insegnando ad osservare in modo non giudicante e a rimanere in contatto con i vari fenomeni
- Accettazione: accettare i sintomi fisici ed emozionali senza cercare di modificarli o evitarli

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