I cicli del sonno

Il sonno viene abitualmente suddiviso in cicli. Come abbiamo detto prima, nel corso di una notte di sonno, possiamo osservare un numero variabile di cicli (abitualmente da tre a cinque), in base alle abitudini e alle caratteristiche di ciascuno di noi.

Ciascun ciclo di sonno dura tra 80 e 110 minuti e presenta una continua alternanza tra una fase NREM (Non REM) iniziale, più lunga, e una fase REM finale, più corta. Ciascuna fase NREM è a sua volta suddivisa in 3 sottofasi (quattro nella originale codifica di R&K): N1, N2 e N3.

La fase N1 dura molto poco e rappresenta la fase dell’addormentamento, mentre la fase N2 è la fase più rappresentata nel corso della notte di sonno, e abitualmente rappresenta circa il 50% della notte. La fase N2 è molto variabile da soggetto a soggetto e l’analisi della sua variabilità è un dato molto importate per lo studio di alcune patologie, quali ad esempio l’insonnia, le apnee del sonno e l’epilessia.

La fase N3 è la fase del sonno profondo, o sonno a onde lente (SWS – Slow Waves Sleep), così chiamato perché l’attività elettrica cerebrale, registrata in questa fase, è molto più lenta e ampia e, dal punto di vista grafico, sul tracciato elettroencefalografico, somiglia al movimento delle onde del mare.

Il sonno a onde lente è la fase del sonno più “riposante”, quella che, di fatto, ci fa recuperare di più le forze, e che vediamo molto più rappresentata quando la pressione omeostatica del sonno è molto alta (ovvero quando siamo molto stanchi perché siamo svegli da molte ore e il meccanismo omeostatico di regolazione del sonno spinge per farci addormentare).

Purtroppo, la fase N3 è anche quella più instabile, ovvero la fase che più facilmente si riduce con il passare degli anni, e che più frequentemente scompare in un disturbo del sonno. Se si dice che le persone anziane “dormono peggio”, la ragione principale è questa.

Con l’aumentare dell’età anagrafica, non necessariamente, si riducono il numero di ore di sonno, ma il sonno diventa progressivamente più “leggero” e perde progressivamente la sua fase più riposante, il sonno ad onde lente.

Inoltre, quando è presente un disturbo del sonno (come l’insonnia, o il russamento, o la sindrome delle gambe senza riposo) abitualmente il sonno si “alleggerisce”. Questo accade perché il disturbo del sonno impedisce ai meccanismi di regolazione del sonno di funzionare regolarmente e di portare il cervello nella fase più riposante (N3).

Ciò significa che la riduzione percentuale di sonno lento, in un soggetto giovane, non è fisiologica ed è pertanto indicativa di qualche disturbo del sonno che va indagato.

Estratto del libro ” Dolce dormire: tecniche e strategie pratiche per curare l’insonnia e gli altri disturbi del sonno in modo efficace” della Dott.ssa Elena Peila

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