Insuperabili: intervista a Robert Bruno

Oggi lo Studio Medico Mens CPZ pubblica la rubrica dedicata ad Insuperabili.
Insuperabili è una Onlus che, attraverso la pratica dello sport, favorisce l’integrazione e la socializzazione di ragazzi con diversi tipi di disabilità (cognitiva, emotiva, comportamentale, fisica e motoria).
Con molto piacere vorrei quindi presentarvi Robert Bruno, atleta della Selezione di Insuperabili, nonché dell’Academy di Torino.

Come e quando hai scoperto il progetto di Insuperabili?

Ho conosciuto Insuperabili qualche anno fa quando, con la squadra con cui giocavo allora, ho avuto l’occasione di sfidarli. Proprio dopo quella partita, grazie ad un mio ex compagno di calcio, ho scoperto questo mondo e me ne sono subito innamorato, essendo il calcio il mio sport preferito, tant’è che gioco in questa squadra dal 2018.

Com’è stato cambiare squadra? Hai trovato differenze rispetto alle tue esperienze precedenti?

Quando sono entrato a fare parte di questa realtà ho notato subito allenamenti specifici e di alto livello e allenatori molto competenti, e questo facendo il confronto con altre realtà, anche squadre nelle quali gli atleti non hanno disabilità. Posso dire quindi di aver trovato proprio un ambiente bello e in cui mi trovo molto bene e poi, essendo gli allenatori giovani, ci capita anche di uscire insieme, magari per andare a vedere le partite.

E con i tuoi compagni che rapporto hai?

Con i miei compagni ho un bel rapporto, come dicevo prima con alcuni in particolare esco anche al di fuori dal contesto di Insuperabili, ma, in generale, mi trovo molto bene con tutti.Ormai siamo diventati come una famiglia: ci aiutiamo a vicenda, sia in campo che fuori.

Per quanto riguarda l’aspetto più tecnico, invece, in che ruolo giochi?

Io sono un esterno destro, anche se gioco anche come esterno sinistro e come terzino, quando serve.

Com’è stato allenarsi nel periodo di pandemia?

E’ stato un periodo un pò duro perché a volte non potevamo fare gli allenamenti (o perché c’erano pochi partecipanti o perché non si potevano proprio fare per via delle restrizioni) oppure li potevamo fare, ma solo tramite videochiamata. Anche per quanto riguarda le partite è stato differente perché, o non le potevamo fare, o le potevamo fare, ma mantenendo le distanze.

Penso che questo periodo sia stato difficile soprattutto per i ragazzi più giovani, perché il calcio è contatto fisico e non poterlo avere, soprattutto con l’avversario, spiazza un pò, rende il gioco meno divertente: è un pò come non giocare veramente a calcio. Per fortuna piano piano abbiamo potuto riprendere ad allenarci normalmente e ora speriamo di non fermarci più.

Vuoi raccontarci qualcosa di particolare o significativo della tua esperienza?

Avrei due momenti da raccontare: il primo è meno bello perché é legato ad un infortunio che ho avuto con decorso un pò lungo. La cosa significativa è che, nonostante non riuscissi a correre bene, andavo lo stesso a vedere la mia squadra agli allenamenti, talmente ne sono legato. Mi dispiaceva perché avrei voluto essere anche io in campo con loro, ma, partecipare in questo modo, mi faceva sentire comunque parte della squadra, così come succede adesso ad altri compagni che stanno attraversando lo stesso momento. E questo secondo me non è scontato, non capita in tutte le squadre, significa sentirsi davvero parte di una famiglia.

Il secondo momento, invece, è legato davvero ad una bella esperienza che ho vissuto con Insuperabili, ovvero quando ho partecipato alla Gothia Cup, rappresentando con i miei compagni l’Italia in Svezia. Per l’occasione era stata creata appunto una squadra, con atleti della Selezione ma appartenenti ad academy diverse e, nonostante prima di questa esperienza non avessimo mai giocato né ci fossimo mai allenati insieme, siamo riusciti comunque ad arrivare ottavi su trentasei squadre partecipanti; e questo è stato possibile perché le diverse academy italiane seguono fondamentalmente programmi di allenamento simili.
La ricordo davvero come una bella settimana in cui abbiamo visto partite di quel campionato di serie A e manifestazioni, ci siamo allenati e abbiamo giocato divertendoci molto.

Parlando del futuro, cosa ti aspetti da questa esperienza? C’è un calciatore a cui ti ispiri particolarmente?

Il giocatore a cui mi ispiro maggiormente è sicuramente Sterling, perché abbiamo caratteristiche simili, anche se in realtà mi ispiro a molti giocatori: vorrei avere la tecnica di Pirlo, la velocità di Sterling appunto, e i piedi di Lewandowski.

Dal futuro con Insuperabili, invece, mi aspetto molte altre belle cose, sicuramente di crescere, anche perché per fortuna i nostri allenatori sono molto competenti e possono insegnarci tanto; e poi di continuare ad essere come se fossimo parte di una famiglia in cui è importante giocare per divertirsi, più che per i risultati in sé, che vengono in secondo piano. Se ci si impegna divertendosi poi, secondo me, i risultati arrivano, siccome abbiamo tutti le capacità per riuscirci.

Ho anche imparato a non arrabbiarmi quando vedo che qualche mio compagno, pur avendone le possibilità, non da il massimo nelle partite, come invece provo a fare io. Sto imparando ad essere più calmo e a pensare che può capitare a tutti una giornata no, l’importante è stare insieme ed essere uniti, proprio come succede in una famiglia, anche perché Insuperabili è gioco di squadra.

Quindi Insuperabili ti ha permesso di cambiare anche aspetti del tuo carattere?

Sì, come dicevo questo aspetto di nervosismo è migliorato con il tempo e lo sto ancora migliorando, più che altro perché noi atleti siamo seguiti da persone che sono lì per noi: per ascoltarci, consigliarci e starci vicino per qualsiasi problema; anche tra compagni siamo molto uniti, si è creato un clima di lealtà e amicizia, sia in campo che fuori. E questo è un aspetto che, come dicevo, ho visto in poche altre società.

Per concludere, consiglieresti questa esperienza ad altri ragazzi?

Lo consiglieri perché quello di Insuperabili é davvero un bell’ambiente, composto da persone che devo ringraziare perché che hanno voglia di ascoltarti e insegnarti molto, permettendoti di crescere sia a livello calcistico che personale. Rappresentano per me una famiglia che difficilmente lascerò, nonostante mi abbiano chiesto altre società di giocare da loro, e questa penso sia una motivazione valida per convincere molti altri ragazzi a partecipare.

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