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Il bello della distrazione

– È che tu hai un ego smisurato! Pensi davvero di essere più speciale degli altri? –
Quando parlo con un mio amico della mia voglia di scrivere sulla vita ADHD, lui recita questo mantra, in automatico.
E inizia a dire che tutti siamo uguali, che tutti abbiamo problemi di distrazione, che bla bla bla.

Io, ogni volta, casco nella trappola dei: “siii? Perché a te è mai successo questo?”.

-Ma io prendo una media di sei multe all’anno, perché non sto attenta ai segnali! – gli dico, con sfida. “Ti è mai successo?”
Ehh, capita a tutti!!!
– Guarda che io sono rimasta fuori casa, in pigiama, così tante volte, che alla fine ho dovuto lasciare una copia delle chiavi pure ai pakistani sotto casa! – rincarro io. – Ti è mai successo?
Lui, minimizza. Ehh, sai quante volte le persone dimenticano le chiavi!
– Tu non hai mai firmato un documento con il nome di un’altra persona! – insisto.
– Hai mai risposto al telefono in un negozio in cui non lavori perché hai dimenticato di essere uscita dal lavoro e che sei in un altro negozio?
Ti è mai successo?

Niente.
Lui uccide tutti i miei tentativi di emergere nella gara del disagio.

Ho raggiunto apici di distrazione e disadattamento, negli anni, difficili da raggiungere.
Cerco di compensare: Psicoterapia. Autoironia. Movimenti più lenti o più ripetitivi. Autoriflessioni.

Ma il disagio, amici, resta intrinseco.

A pomeriggio vado a trovare degli amici e decido, dopo tantissimo tempo, di fare un po’ di prove e lasciare Romolo solo in casa. Con un paio d’ore di mia assenza.

Scrivo al gruppo dei miei fantastici condòmini: “Romolo è rimasto solo in casa. Non restava solo da tantissimo tempo. Per favore, mi fate sapere se sentite guaire o ululare? Per capire come reagisce.
E se insiste, gli fate un cenno di presenza?”.

I miei vicini sono meravigliosi e attenti. Tutti mi rispondono che si, mi avrebbero avvisata e che sarebbero saliti da lui se avesse insistito.

Io vado dai miei amici, sto un paio d’ore effettive fuori di casa. Rientro.
Romolo mi accoglie come se non avesse passato 3 ore in giro al parco, prima.
Come se fosse stato rinchiuso in carcere per 40 anni, come Morgan Freeman nel film.
Salta, mi guarda arrabbiato e fa il suo abbaio di quando è arrabbiato con me e vuol farmelo pesare:
“Brutta-stronza-come-ti-sei-permessa-a-lasciarmi-da-solo-in-questo-tugurio-con letti-divani-termosifoni-e-un osso con cui passare il tempo?” mi dice.
Abbaia incazzato.
Poi, prepotente, si pianta sul ballatoio per essere portato in passeggiata come per dire”e-non-provare-a-contraddirmi-sai-signorina?”.

Io lascio la porta di ingresso aperta, le luci accese per dargli un senso di “ok, andiamo subito” e mi siedo velocemente in bagno a fare la pipì.
Dimentica completamente di avere dei vicini gentilissimi e ipersolleciti che, sentendo agitazione, sono venuti a tranquillizzare Romolo.

Non ci vuole molta immaginazione per sapere quello che è successo. Il bagno è subito dopo la porta di ingresso.
I miei vicini mi hanno trovata così, seduta sul cesso, con i pantaloni abbassati e l’indice della mano sinistra che toccava l’acqua corrente del bidet perché sennò la pipì non mi esce subito.
– Sono arrivataaaa!-esclamo sorridendo al loro imbarazzo.

La mia preoccupazione principale dopo il fattaccio è stata, ovviamente, chiamare il mio amico e raccontargli tutto.

-Hai visto?? A te è mai successo???

Poi ho mandato un messaggio sul gruppo: grazie vicini, sono rientrata.

Poi, finalmente, Romolo è potuto correre al suo parchetto di spacciatori preferito.

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