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I venerdì notte da fotografa

Da qualche settimana, ho ripreso a fare le foto con reflex e cavalletto.
Le foto che faccio io con la reflex sono quelle che può fare una persona come me che non avrebbe mai l’attenzione per leggere un libretto di istruzioni, men che meno un corso intero di fotografia.
Con la fotografia mi interfaccio esattamente come mi interfaccio con tutte quelle cose che bisognerebbe studiare ma che io non avrò mai voglia, coraggio, pazienza e attenzione per imparare: ad istinto (letteralmente…accazzo).
Così, dunque, prendo il cavalletto, ci monto su la macchinetta e inizio a giocare con le varie impostazioni fino a quando (dopo un paio d’ore) non viene fuori la foto che voglio io.

Agli inizi della mia esistenza ci ho provato, ad imparare.
Istintivamente ho sempre abbandonato subito.
Dopo una ventina d’anni, stanca di abbandonare, ho deciso di fare le cose lo stesso.
Male. Ma di farle ugualmente.

Le cose che ho amato visceralmente e che ho non ho mai imparato a fare bene sono state tante, nel corso del tempo: le lingue straniere, la pallavolo, gli studi di medicina, la fotografia, la scrittura.
In retrospettiva so che da giovane non avrei mai avuto gli strumenti per affrontare il percorso di apprendimento che mi richiedevano queste attività: la pazienza, la costanza, la continuità, la capacità di tenere un obiettivo nel tempo per raggiungere dei miglioramenti adeguati. Soprattutto, la consapevolezza di esserne deficitaria e di dover trovare tutti i modi possibili per compensare.

Adesso, dopo 37 anni che io sono io, ho più o meno imparato a disciplinarmi, a raggiungere piccoli risultati per volta, a non paragonarmi agli altri e ad essere contenta del poco che riesco a fare, senza darla vinta al meccanismo ormai automatico di abbandono.

Dunque, la fotografia e la reflex rientrano tra queste cose.
Il venerdì sera, per premiarmi dalla settimana di grandi sforzi o piccole fatiche, vado in centro a Torino e inizio a pacioccare con le impostazioni della fotocamera, nell’intento di immortalare angoli più o meno insoliti.

Avere un cane orsacchiotto che pascola ed essere impegnata a inquadrare cose ha più o meno lo stesso risultato di andare in giro nuda con un cartello con su scritto: PER FAVORE DISTURBATEMI!

Il numero di persone che alle 3.30 del mattino viene a chiedermi una foto è inimmaginabile.
Gente ubriaca, gente straniera, coppie di fidanzatini, gruppi di ragazzi…vengono lì e mi chiedono: CI FAI UNA FOTO???

Io magari sono lì da un’ora a cercare le impostazioni giuste per quell’angolino, con quella luce, con quell’inquadratura…che, probabilmente, ho persino trovato.
Ma oh, non c’è verso, io a questa gente DEVO fare la foto.
E chi glielo spiega a sta gente: vi prego, io sono una stupida ADHD, manco so quello che sto facendo! Non fatemi cancellare tutto! Non fatemi ricominciare tutto da capo.

NIENTE.

DAIIII! FACCI STA FOTOOOOO!!!
Pose varie. Battute. Macchine che si fermano a guardare te, il tuo cane e i gruppi di ragazzi intorno.

Bestemmioni interiori.

Come ti chiami? chi sei? come si chiama il tuo cane? è bellissimo. Che razza è? perché fai foto?
All’improvviso a Torino nessuno si fa i cazzi suoi.

La serata di oggi si è conclusa alle 4.
Nella mia fotocamera ho tipo una quindicina di foto di gente sconosciuta.
Ho ricevuto due inviti in due pizzerie, tre numeri di telefono, diversi contatti Instagram.

Tuttavia, la parte più bella di tutto questo è perdere Romolo e trovarlo, ogni volta, nelle cucine di pizzerie e ristoranti, a spazzolare i resti della serata.

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