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L’endocrinologo (prima parte)

Non ho un grandissimo rapporto con i medici, a meno che non siano miei amici.
La prima parte della mia vita l’ho trascorsa a spiegare ai medici sintomi invisibili di un disturbo di cui, allora, nessuno sapeva l’esistenza.
Per una decina di anni, il mio rapporto con i dottori è stato difficile, ostico, complicato.
Io pretendevo che loro vedessero e diagnosticassero per forza qualcosa che non conoscevano.
Loro, invece, non vedendo e non capendo, piuttosto che dire “non lo so” mi hanno sempre detto che “era impossibile”.
Perciò, per molto tempo, io sono stata una malata immaginaria e loro dei cretini.

Il mio corpo, devo dire, non mi ha mai aiutata granché.
Sviluppa sempre sintomi e sindromi di cui si sa poco, per le quali non ci sono mezzi diagnostici e cure mirate.
Rimane sempre tutto nell’ambito della soggettività.
Mai che venga fuori qualcosa di evidente a tutti o in posti visibili a tutti.
Il livello massimo di sintomo evidente che mi sono potuta permettere sono state le emorroidi.
Non sono mai andata così a cuor leggero ad una visita come quando sono andata dal proctologo.
E non per quello che si possa pensare.
Ma perché, finalmente, avevo qualcosa di visibile da mostrare e da diagnosticare.
Lo sapevo che erano emorroidi. Ma mai mi sarei persa la soddisfazione di andare da un medico e non dover lottare per farmi capire.

Negli anni ho dovuto imparare anche a comunicare in maniera efficiente.
Sembrare intelligente, razionale e credibile.
Farmi ascoltare seriamente non è stato sempre facilissimo.
Soprattutto perché, spesso, in anamnesi raccontavo dei miei disturbi dell’umore e dell’attenzione.
Ed è stato un certosino lavoro di fino imparare a farsi prendere sul serio.
Ma col tempo sono quasi riuscita a far capire che, anche se anche se, tra i miei problemi, ne risulta pure uno psichiatrico, questo non equivale al fatto che io sia pazza.
E che i sintomi, anche se strani e misconosciuti, non sono immaginari perché in anamnesi risulta che io prenda uno stabilizzatore dell’umore.

[continua…]

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