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L’apologo del farmaco nuovo

Quest’oggi avevo bisogno di andare in farmacia.

A pomeriggio, non avendo voglia di arrivare fino alla farmacia di mio cugino, mi sono fermata in quella più vicina a casa.
Sarà che sono pigra, sarà che tutto mi costa fatica, ci sono cose e momenti per cui non va mi provare la novità.
Questa cosa di me un po’ mi pesa. Cerco di smussare questo mio lato che io ritengo di chiusura attivando qua e là strategie di apertura mentale. Dicendomi che la scoperta sta proprio nell’andare oltre il terreno conosciuto. E che una nuova scoperta, anche se sgradevole, di per sé è sempre una cosa buona.
A pomeriggio mi sono, dunque, detta: ma si, dai, vediamo sta farmacia nuova.

Ho parcheggiato e sono entrata.
Mi sono avvicinata al banco e ho chiesto una cosa specifica, ovvero il solito clisterone di cui ultimamente mi faccio perché, come sapete, anche il mio intestino si è impigrito e ha bisogno della spintarella.
Mi è dispiaciuto non ridacchiare con mio cugino e fare qualche battuta sulla cacca. Ma mi sono adeguata.

La farmacista è arrivata con una confezione nuova.
L’allarme novità è immediatamente scattato: “scusi, non ce l’ha quello che le ho chiesto?”.
Lei ha risposto: “è uguale!”

In quel momento ho pensato a due cose.
La prima, che quando cambiano la confezione di un medicinale, i miei nonni rumoreggiano e protestano. E hai voglia a spiegare che è lo stesso farmaco.
Non ne parliamo delle storie se è quello generico.
In quel momento mi sono spronata a non essere la versione nonna Diana di me stessa.

La seconda è che volevo fare quella aperta di mente (e non solo!), quella che si fida dell’ignoto e mi sono detta:
“prova la cosa nuova! Il fatto che sia nuova, non significa che sia per forza un male”.

Con lo spirito della donna di mondo e anche piuttosto contenta sono arrivata a casa e mi sono chiusa in bagno.
Non vedevo l’ora di evacuare perché erano giorni che non ci riuscivo.

Non mi sono spazientita quando non riuscivo ad aprirlo; non ho ceduto alla parolaccia quando, nonostante le istruzioni, il liquido non veniva giù; ho traballato quando ho dovuto aprirlo per capire quale fosse il problema.
E’ stato quando ero a culo all’aria e tutto il liquido è colato ovunque tranne dove doveva andare che ho pensato che avevo ragione io e tutti i nonni del mondo a diffidare della confezione differente e delle cose diverse.

Quindi, mi sono asciugata dal liquido che ormai avevo dappertutto, mi sono rivestita e sono corsa nella solita farmacia dove ho trovato il solito clisterone nella sua confortante e solita confezione.

“Ma perché, se ci troviamo tanto bene con delle cose, dobbiamo provarne per forza di nuove?
Quanto mai dobbiamo essere disposti a trovarci scomodi per il tentativo di migliorare un’esperienza che già troviamo gradevole?
Quanto è importante la novità nella nostra vita?”

Sul gabinetto, ho tratto, dunque, questo insegnamento:
“chi lascia la strada vecchia per la nuova, sa quel che lascia e non sa quel che trova.
E più di una settimana senza fare la cacca non sono, di sicuro, il momento giusto per farsi scrupoli sulla propria flessibilità mentale”.

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