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L’amore non è amore finché non viene dato.

“Ci hanno insegnato che gli amori non corrisposti non servono a niente.
E’ la cultura dell’efficienza che ci domina: se uno sforzo non produce un risultato immediato allora lascia perdere, ti fai solo del male, guardati attorno che il mare è pieno di pesci. Tutto il repertorio.
Ma se è chiaro che bisogna evitare l’accanimento patologico e che si deve stare in guardia dagli amori tossici, non bisognerebbe nemmeno dimenticare che l’innesco di ogni amore, la sua energia propulsiva, ciò che letteralmente “ci sposta da noi stessi” è amare, non essere riamati. Bisognerebbe rammentare che l’amore è un dono, e che se lo spendessimo solo quando certi di ricevere un tornaconto immediato allora sarebbe una compravendita.
Amare senza ritegno è un salto che ci restituisce ogni volta un posto fra gli astri, comunque vada.”
M. Bussola

Questa settimana un mio amico mi ha spedito questo testo di Matteo Bussola.
Una volta, non mi ricordo dove, qualcuno ha scritto “gli scrittori odiano le cose scritte male perché sono scritte male e le cose scritte bene perché sono scritte bene”.
Ecco.
Questa è una di quelle cose che odio perché avrei voluto scriverla io.

Più o meno ai tempi dell’università mi sono resa conto che molto spesso non mi serviva essere ricambiata.
E non solo perché non mi è mai piaciuto impegnarmi in una relazione; ma anche perché, il più delle volte, mi bastava la sensazione di trambusto, di trasloco che i sentimenti si portavano con sé.

Se gli amori corrisposti mi hanno sempre divorato di dubbi, quelli non corrisposti hanno cavato da me le energie migliori.
Ho cantato a squarciagola in macchina con le amiche; ho scritto lettere favolose; ho annusato ancora meglio tutto: l’odore del mare, l’odore delle belle giornate, la luce della luna piena.

La speranza intrinseca che si porta con sé l’amore non corrisposto amplifica il suono, il profumo e il colore delle cose belle del mondo. Ti fa sentire scomodo con te stesso, per un po’. E niente, più di questa cosa, ti fa sentire come non vuoi e come hai sempre voluto.
Niente va bene: la posizione nel letto, il sonno che non riesci a prendere, il telefonino guardato diecimila volte, il mal di pancia che ti fa sentire ancora una sedicenne.

Ad un certo punto, aspetti quello che non vuoi che arrivi: il momento in cui tutto si placa, come il vento al tramonto. Ma quanto ti dispiace perdere, dentro di te, quello che permetteva di sentirti così?

Poi passa il tempo, il tuo lavoro di fino tra razionalità e irrazionalità dà i suoi risultati.
Il tramonto dà spazio alla notte. I sentimenti si placano. Sei pronto a voltare pagina.
Sei fiero della tua capacità di emozionarti, di sognare, di sperare.
Poi arriva l’alba, il sole ti illumina in tutti i sensi e pensi: “tutto molto bello…ma, davvero proprio per quello?”

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