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Prendersi con..leggerezza!

“Una voce interiore mi diceva di andare a controllarmi.

Nessun caso in famiglia di tumore al seno ed io, spensierata non mi controllo mai. Ma quei giorni una vocina dentro di me continuava a dirmi di andare a fare un controllo”.

Di solito faccio la ghostwriter, ma questa volta vi voglio raccontare l’esperienza oncologica di Raffaella per mano mia che una sera di febbraio l’ho chiamata al telefono.

Ero nello studiolo di mio padre, con gli auricolari alle orecchie, mentre conoscevo al telefono questa donna stra-ordinaria.

Raffaella è una donna piemontese, di 51 anni.

A 49 anni la vocina interiore le sussurrava di andare a fare un controllo.

E lei ci va. Fa una mammografia a maggio, ma non sa nulla fino a fine agosto, quando la chiamano e le fanno un prelievo con ago aspirato.

Il suo capo, con la quale ha ottimi rapporti, la costringe a informarsi di più, ad accelerare i tempi.

La diagnosi arriva impietosa. Ha un tumore maligno al seno e a settembre dovrà essere operata.

Ma quello che più mi rimane impresso, mentre mi racconta questa cosa, è il candore con la quale mi dice una cosa, a mezzo sorriso:

“Non si può rimandare? – ho chiesto al medico. – Io devo fare un viaggio nell’India Centrale”.

Raffaella è così, scopro nella nostra telefonata. Affronta le cose serie della vita col sorriso, con ironia e con un po’ di sana incoscienza.

E’ generosa, ha uno slancio umano disinteressato che trovo davvero in poche persone.

“Sono andata ad operarmi e non ho detto niente a mia madre. Ho detto che passavo il week end in montagna e che il cellulare non prendeva. Mi sono operata e solo quando sono tornata a casa le ho detto la verità. Non mi sono sentita poi tanto sola. Ho fatto amicizia con due signore sulla settantina!”

Raffaella mi racconta del difficile rapporto con la madre, con il compagno della madre che non la accetta in casa per la convalescenza, che dovrà affrontare da sola in casa.

Affronta la chemioterapia, la terapia biologica, gli effetti collaterali nelle turbolenze del rapporto con la madre e il suo compagno, al quale, il caso vuole, nel pieno del periodo di litigi salverà la vita.

Un anno e poco più intensissimi, per il suo corpo e la sua mente.

Mi sembra l’inferno, se solo ci penso. Cerco di impersonarmi.

Ho una malattia complicata e difficile; le cure sono pesantissime; ho problemi con la mia famiglia.

Io mi sento una pesantezza addosso che la metà basta.

Ma lei mi racconta delle ciaspolate in montagna anche durante la chemio e del suo rammarico “eh, mi sentivo abbattuta e non ero più la stessa sulla neve”, mi dice.

E mi colpisce sempre il suo tono spensierato, come se non stesse parlando della sua lotta alla vita.

Del suo ghigno allegro e spiritoso quando mi racconta di litigi, operazione, effetti collaterali e nel frattempo mi racconta della sua voglia di viaggiare per il mondo.

“Senti” – le chiedo. “Ma non hai mai avuto paura?”

Un po’ si impensierisce e mi dice “Sai, sono abituata a viaggiare intorno al mondo da sola. Eppure, in quel momento si, sono venute fuori le mie insicurezze. Il mio bisogno di essere protetta”.

Mi racconta dei suoi viaggi, delle sue avventure, di tutte le cose che ha ripreso a fare.

Di questa parentesi importante vissuta un po’ come un imprevisto, una noia.

Perché lei aveva e ha tanto da fare ancora. E non ha tempo per prendere troppo sul serio familiari litigiosi; non ha tempo per avere rancore.

C’è il mondo da visitare; ci sono sorrisi da offrire; c’è il volontariato da fare. Ci sono i vecchietti da accompagnare in giro.

Raffaella è così straordinaria che le dico: “vediamoci appena il COVID-19 lo consentirà!

E ci salutiamo, con la promessa di conoscerci e con la speranza che la sua storia doni leggerezza e speranza a tutti!

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