fbpx

Congratulazioni, cognatino!

Il post di oggi è dedicato alla tenacia, alla gentilezza e all’Amore.

Io ho una sorella bellissima, intelligentissima, spiritosissima. Che ha anche dei difetti, fortunatamente.
La sua presenza è impossibile da non notare, in tutti i sensi.
Lei vorrebbe moltissimo che questo post fosse dedicato a lei e invece lo dedico a Silvio, il suo fidanzatino, che oggi si è laureato.

Silvio è quel tipo di persona che porta solo valore aggiunto.
Silvio è un’anima leggera e gentile come un pomeriggio profumato di Aprile; ti accarezza con lo sguardo tenero, ti aiuta sempre discreto ed è impossibile beccarlo a fare e dire la cosa sbagliata.
Lui è sempre lì a porgerti un sorriso, un aiuto, la parola giusta al momento giusto.

Lui e mia sorella hanno avuto la fortuna di incontrarsi e riconoscersi e il coraggio di seguirsi ed inseguirsi.

La cosa molto bella di questa storia è che la laurea di oggi è un po’ la prima parte del loro “e vissero per sempre felici e contenti”.
L’università li ha fatti incontrare; tanti esami li hanno uniti; la pandemia li ha intrecciati.
E adesso non si capisce bene dove finisce uno e inizi l’altro.

Mia sorella ha vissuto la laurea di Silvio come se fosse la sua e Silvio attende la laurea di mia sorella come se fosse ancora lui a dover finire gli esami; lui si è laureato ma è felice per metà perché manca un pezzo a mia sorella…e mia sorella, anche se le manca un pezzo, è felice per l’altra metà; mentre uno studiava ansioso, l’altra attendeva ansiosa; mentre uno preparava la tesi, l’altra preparava con cura e pazienza regali, sorprese, lettere, foto, video per regalarle un giorno bellissimo.

L’essenza del loro sentimento è fatto della tenacia che li ha tenuti uniti tra loro e all’Università, negli anni e in ruoli diversi; è fatto di estrema gentilezza e generosità; è fatto di tenerezza e di confondersi nell’altro senza vedere più i propri confini; è fatto di stringere i pugni, crescere insieme, chiudere gli occhi e saltare gli ostacoli, l’uno per e con la forza dell’altro.

Ecco, oggi consideriamolo come il Lieto Fine numero uno, di un percorso costruito sanpietrino dopo sanpietrino, lacrimuccia dopo lacrimuccia, arcobaleno dopo arcobaleno, mano nella mano.

Ho sempre pensato al lieto fine come ad una cosa che non avviene mai nel presente, ma sempre nel futuro.
Forse per via dell’accezione che si dà alla parola fine, come di chiusura. Come se non ci si trovasse mai, al lieto fine. Ma che, piuttosto, sia qualcosa lasciato da dire a chi viene dopo di noi. O a chi è esterno a noi.

Forse, invece, si dovrebbe avere il coraggio di chiamarlo Lieto Fine, il nostro presente, quando si può.
Il Lieto Fine fino a quel momento.
Il Lieto Fine perché siamo stati bravi; il Lieto Fine perché abbiamo fatto del nostro meglio.
Magari non nel modo in cui ce lo siamo immaginato, ma alla Fine,  siamo arrivati dove sempre abbiamo sperato.
E ci sentiamo felici. Speranzosi. Guardiamo al futuro gioiosi.
Ci sentiamo a nostro agio, per un attimo, persino con noi stessi.

Quindi, buon primo Lieto Fine, ragazzi!
Quando non sai bene con chi dei due ti stai congratulando e a chi dei due stai augurando il meglio…allora sai per certo che è il Lieto Fine che hai sempre sperato per qualcuno che ami.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *