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La figura del sessuologo: chi è e di che cosa si occupa?

Con molto piacere oggi intervistiamo la Dott.ssa Alessandra Milighetti, Consulente sessuale ed Esperta in educazione sessuale.

Attraverso la sua esperienza,in questa prima parte di intervista, scopriremo di più sulla figura del sessuologo e capiremo come orientarci nella scelta, spesso delicata, di rivolgersi a questo specialista.

Una domanda basilare sul sessuologo. Chi è e di cosa si occupa?

Il sessuologo è una figura che si occupa della salute sessuale, ossia della persona in senso olistico perché la sessualità non è disgiunta da tutte le altre caratteristiche che contraddistinguono la persona. E questo tenendo in considerazione che ognuno ha una propria sessualità, ha una propria concezione della sessualità che lo porta a dirigersi verso un atteggiamento sessuale che può essere più o meno inibito o più o meno disinibito, e, soprattutto, a ritenere l’aspetto sessuale come importante per quanto riguarda sia la propria quotidianità che la propria esistenza, intesa come progettualità.

Quali sono i motivi che portano più frequentemente uomini e donne a rivolgersi al sessuologo?

Dipende un pò dalle epoche storiche perché è anche un fattore sociale, ha molto a che fare con la cultura di appartenenza , la cornice sociale, con quello che si respira in un determinato momento storico, soprattutto per quanto riguarda i giovani.
Oggi notiamo che si sta riducendo sempre di più l’età in cui i ragazzi, soprattutto di sesso maschile, si avvicinano alla figura del sessuologo, del consulente sessuale, mentre, in precedenza, si rivolgevano a questa figura soprattutto individui di mezza età, ovvero soggetti dai 40/45 anni in avanti.

I ragazzi si rivolgono alla figura del sessuologo non necessariamente perché abbiano necessità di una terapia nel vero senso della parola, ma più per avere rimandi di tipo psico-educazionale, per conoscenza di se stessi.Il problema è un pò la logica della “performance”, dell’essere sempre adeguato, dell’essere sempre pronto, sessualmente attivo, anche dal punto di vista del desiderio: non ci si può permettere di non desiderare, di non avere la necessità o sempre il desiderio di avere un rapporto.

In questo momento storico poi, sui social, c’è molto l’aspetto sessualizzato, erotico, a volte anche pornografico di quelli che sono anche semplicemente i contatti tra ragazzi e ragazze. E questo da una parte banalizza molto la sessualità in generale e dall’altra mette il soggetto in un atteggiamento di dover sempre misurare le proprie abilità, generando uno stato di ansia, che non è amica della sessualità soprattutto nei soggetti maschi. L’ansia, infatti, può ridurre quella che è la funzione erotica, la “resa”, se vogliamo banalizzare un po’, quelli che sono tutti i processi necessari che poi per avere una sessualità adeguata. Quindi, si rivolgono al sessuologo per problemi di ansia, problemi di eiaculazione precoce, a volte disfunzione erettile legata molto a questa ansia prestazionale.

Per quanto riguarda le donne, invece, spesso i problemi sono relativi alla mancanza di desiderio, una sorta di desiderio ipo-attivo (con dei bassi livelli di desiderio), a volte ci sono difficoltà a raggiungere l’orgasmo, in sostanza alla possibilità di vivere una sessualità quanto meno soddisfacente, e poi altri problemi per i quali entriamo in un ambito più specificamente medico.

La scelta di rivolgersi al sessuologo è individuale o è necessario essere indirizzati da un medico?

Tendenzialmente le persone che si rivolgono al sessuologo lo fanno, per la maggior parte dei casi, come scelta individuale.
Spesso sono coppie con problematiche di tipo sessuale o relazionale: a volte un problema sessuale nasconde un problema relazionale, o viceversa.
Oppure individui singoli, soprattutto maschi, a volte inviati dall’andrologo o dal medico di base perché soffrono di ansia prestazionale o per un problema a livello relazionale che ricade sulla sessualità.

Come funziona in genere la terapia? Cosa ci si deve aspettare?

A volte sono sufficienti 5-6 colloqui, al massimo 10, non parliamo di terapia ma di percorso di consulenza. Oltre i 10 colloqui, invece, probabilmente si vanno a scoprire altri problemi che vanno trattati attraverso una terapia. In questo caso possiamo avere vari approcci, ad esempio una terapia di coppia, che possiamo chiamare terapia mansionale, oppure una terapia sul soggetto.
E’ importante però che il terapeuta o il consulente tengano presente che, anche quando la terapia è sul soggetto, vicino alla persona che si ha di fronte ce n’è sempre un’altra, quindi è sempre come se la persona venisse in coppia.

La scelta di rivolgersi al sessuologo viene ad oggi vissuta come un imbarazzo?

Rispetto a qualche anno fa, l’imbarazzo era più evidente,in questi ultimi anni trovo che ci sia più leggerezza, più tranquillità nel rivolgersi al sessuologo o al consulente sessuale.
Trovo però ancora un maggiore imbarazzo nel genere femminile, rispetto a quello maschile, è più raro che una donna si rivolga alla figura del sessuologo da sola, per un suo problema. E’ più facile che lo faccia in coppia, per un problema all’interno della coppia. Sarà poi il percorso di consulenza a chiarire la causa di quel problema, che potrebbe essere a carico di uno dei due partner o di entrambi. Chiaro che la causa non è mai solo una, in genere sono più concause.

Chi decide di ricevere una consulenza sessuologica in genere è molto motivato a risolvere e quindi, salvo un primo momento, l’imbarazzo poi scompare.
All’interno delle scuole si è poi incominciato a divulgare, anche se, purtroppo non vengono proposti veri e propri percorsi di educazione all’affettività , una serie di informazioni per cui il ragazzo o la ragazza, in uno spazio dedicato, cominciano a parlare di sessualità, andando oltre l’imbarazzo.
I ragazzi giovani hanno poi ad oggi anche la possibilità, fortunatamente, di rivolgersi ai consultori, presenti nelle varie Asl dislocate a livello territoriale, in cui vi è sempre uno spazio giovani che accoglie, dai 14 anni in poi, sia i maschi che le femmine senza necessariamente avere l’autorizzazione dei genitori. E’ già un bell’approccio per avere anche solo delle informazioni sugli anticoncezionali, sui metodi contraccettivi e di protezione per le malattie sessualmente trasmissibili.

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