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Crociera sul Nilo

Quell’anno il natale era stato generoso. La neve copiosa aveva ammantato Genova in una bolla di cristallo silenziosa e carica di aspettative pagane. Sembrava di stare in una di quelle palla di vetro che shakeri per vedere i fiocchi volteggiare nel nulla.

Tutti erano rintanati nelle loro tane come animali in letargo e le strade erano ricoperte di bianco latte. Grossi fiocchi capitombolavano soffici e i bambini indisturbati giocavano gioiosi a palle di neve.

Mattia e Priscilla stavano sbrindellando voraci la carta dei loro pacchetti natalizi. Erano soliti ricevere almeno un dono in quel giorno speciale e quell’anno oltre al pensiero li attendeva una crociera. Non una qualsiasi. Una di quelle In un luogo lontano, che fino a quel momento avevano rimirato unicamente sui libri di scuola. Immagini suggestive stampate su carta satinata al fondo delle pagine.

Priscilla aveva squarciato i fogli a cachi portando alla luce la confezione di “Gira la moda”. Un gioco da tavolo che desiderava da tempo e che attraverso degli stencil e un carboncino permette di creare degli splendidi Concept design.

Mattia, appassionato del macabro, aveva spacchettato il suo curioso teschietto d’osso con cinturino in pelle. Facendo scattare una molla, il teschio – guscio si apriva, rivelando il quadrante di un orologio che al posto delle lancette sfoggiava due grosse tibie scintillanti.

Si erano trasformati in piccole trottole chiassose. Turbinavano per la casa emettendo strilli di gioia.

“Lo sai che il Nilo è il fiume più lungo del mondo? Sono lui e il Rio delle Amazzoni!”. “E’ una storia di affluenti ma se non li conti il Nilo è sicuramente il più lungo e il più antico!”. Espose tutto compito rimirando al polso il suo nuovo gingillo luccicante.

“Chi mi aiuta a fare la valigia? Posso portarmi il gioco?” sbraitò Priscilla sbattendo per terra un piede con fare caporalesco. “No tesoro, quello ti aspetta al ritorno. Puoi portare Malinda se proprio devi”. La felicità si poteva annusare e i bimbi erano incontenibili. Era così strano fare delle valigie cariche di magliette e pantaloncini corti in quel periodo così freddo dell’anno.

All’aeroporto ebbero l’occasione di sfoggiare il loro passaporto nuovo di pacca.

Il volo trascorse senza intoppi e dopo un lungo viaggio su un pulmino singhiozzante, si trovarono a bordo del battello.

Dalla neve erano passati ad un caldo appiccicoso che ti privava degli stimoli vitali succhiando avido come una zanzara ogni liquido dal corpo. Vampiro delle distese tropicali.

Si trattava di un vecchio barcone malconcio aggrappato alle rigogliose sponde verdeggianti di quel misterioso e imponente corso d’acqua. Una linea azzurra disegnata dagli Dei e sfruttata dalle popolazioni del luogo per generare vita in quegli spazi inospitali. Il contrasto era netto e il terreno circostante era coltivato principalmente con papiro e canne da zucchero. Campi verdeggianti e appena più in là, a perdita d’occhio, il deserto con i suoi segreti millenari ricoperti sotto una coltre di sabbia rovente. Proprio come la “Città d’oro” che sarebbe emersa da quella distesa una ventina di anni dopo, in un triste periodo di pandemia mondiale ma questa è un’altra storia…

Il fiume appariva come una grossa vena che pulsava linfa vitale in tutto il territorio circostante.

Un ponticello traballante ricordava quello di una nave pirata e permetteva l’abbordaggio delle due pesti scalpitanti. Non vedevano l’ora di mettere piede sulla “crociera”.

L’esterno era addobbato con file di luci natalizie e ricordava qualche film dell’orrore di serie B ma l’interno non rispecchiava assolutamente lo stato malconcio dell’involucro. Le cuccette erano spaziose e belle comode. Erano state assegnate loro due cuccette. Mattia dormiva con il padre e Priscilla con la madre. Le stanze confortevoli comunicavano tra loro e profumavano di legno e spezie. I letti erano morbidi e avevano persino comodini e scrivania.

La prima cosa che fece Mattia una volta in stanza fu mettere il suo prezioso orologio al sicuro dentro al cassetto del comò. Sul fondo, in maniera che nessuno lo avrebbe notato. Lì sarebbe stato protetto dalla sabbia e dal caldo. Lo avrebbe tirato fuori solo se ne fosse valsa veramente la pena.

Il giorno seguente le visite incominciavano all’alba. Il programma era fitto e il gruppo folto di turisti colorati e curiosi.

Visitarono l’imponente Diga di Assuan. Ammirarono in lontananza la valle dei Re e delle Regine.

Rimasero colpiti dalle piramidi in cui si poteva percepire l’essenza mistica di quegli spazi. Lunghi cunicoli protetti dalle sfingi si proiettavano verso il centro della madre terra. Mentre scendevi l’aria si faceva rara e l’odore acre e secolare impregnava quei luoghi che il sole poteva solo immaginare.

Una fiumana di gente, giunta da ogni dove per rimirare quei miracoli di architettura a cui ancora oggi è difficile attribuirne una tecnica costruttiva.

Anche il grande tempio di Abu Simbel li lasciò senza parole. Cosa che capitava in rare occasioni.

Sulla facciata svettavano le quattro immense statue di Ramses II. La peculiarità di quel tempio, che lasciava intendere quanto gli Egizi conoscessero il cielo era che due volte l’anno, e solo in quei giorni, il sole che nasce penetra nel cuore della montagna e illumina le statue del santuario gradualmente, allagandole di luce. Ci vogliono circa venti minuti perché la luce faccia capolino. In quel periodo dell’anno non avrebbero potuto rimirare quello spettacolo ma bastò la storia a stimolare la loro fantasia galoppante.

L’unica statua a non essere mai colpita dai raggi del sole è quella del dio Anubi. Il Dio cane delle tenebre e dei morti.

Non si privarono del giro in cammello. Buffo, con la lingua rasposa e ritorta si era preso una cotta per Priscilla e a lei toccarono le due gobbe. Fu issata da due uomini. Uno per gamba.

Fù davvero uno spasso. Mattia invece cavalcò il famigerato lama che ogni due o tre passi effettivamente sputava sul terreno circostante. Era curioso vedere quanta saliva potesse emettere un animale.

L’impresa solo alla parvenza risultava pericolosa. Infatti le due bestie erano stordite dagli estenuanti passeggeri che si susseguivano interminabili. Sembravano non finire mai un po’ come il deserto all’orizzonte. Il povero cammello adocchiò una cicciona nella fila ed emise un verso di sconforto. Presto avrebbe trasportato il suo culone compresso a forza dentro dei leggins a strisce gialle e blu. Sudava come una spugna.

Nella fabbrica del papiro ogni bimbo ricevette un Papiro. Quello di Priscilla rappresentava la Dea della notte che dorata ricopriva ad arco il cielo stellato. A Mattia tocco Anubi e la pesatura dell’anima. Stava incominciando ad appassionarsi a quella divinità e alle sue storie. I loro nomi vennero trascritti con i geroglifici dentro ad un cartiglio proprio come facevano per gli antichi Faraoni.

I giorni volarono e presto alla famigliola toccò tornare al grigiore Genovese.

Con tante nuove storie e un’ abbronzatura invidiabile da sfoggiare davanti ai compagni di Scuola.

Solo in aereo Mattia si ricordò dell’orologio e scoppiò in un pianto straziante tanto che gli fù promesso all’arrivo un orologio uguale a quello smarrito. Era unico nel suo genere. I suoi genitori lo sapevano bene, ma per farlo tacere funzionò a meraviglia.

Lo avevano acquistato da un piccolo rigattiere che aveva improvvisato un banchetto nel cuore dei caruggi.

Sul Nilo le crociere non si fermavano e il barcone che li aveva ospitati avrebbe accolto numerosi altri gruppi per diverse settimane a venire. Fin quando la stagione avrebbe permesso il business.

Il gruppo di Marica era numeroso ed era certa che finalmente avrebbe incontrato l’amore della sua vita. Aveva appena adocchiato un paio di bell’imbusti che sembravano sapere il fatto loro. Valigia di pelle e Rolex al polso. Erano dei piccoli particolari che le facevano perdere la testa per un uomo.

Lei cercava la sicurezza e la tranquillità. Forse le avrebbe finalmente scovate. La crociera era stata un’idea di sua cugina ma superati i primi ostacoli stava incominciando a godersi l’atmosfera tropicale.

Nel gruppo c’era anche una coppia di anziani signori che avevano scelto quell’occasione per festeggiare i loro 70 anni. Nozze di diamante.

Tocco proprio a loro la cuccetta di Mattia. L’anziano sistemò le sue cose nel comodino e in fondo al cassetto trovò uno strano orologio a forma di teschio. Facendo scattare la molla si accorse del quadrante che segnava la mezzanotte in punto. Si trattava sicuramente dell’ora italiana. Qualche sbadato lo aveva dimenticato lì e non aveva neanche regolato il fuso. Che gentaglia pensò.

Il giorno seguente lo avrebbe portato agli inservienti o magari senza pensarci troppo lo avrebbe gettato nel Fiume in pasto agli alligatori. In segno di buon auspico.

Il mattino seguente la donna si svegliò e si accorse che il cuore del marito aveva smesso di battere. Una lacrima le rigò il volto.

Gabriele Oneghì

Gabriel Oneghì nasce nel 1984 all’ombra della Mole Antonelliana. Fin da bambino apprezza la lettura e la scrittura creativa in ogni sua forma e sfaccettatura. Deve molto alle sue insegnanti di italiano che gli hanno trasmesso questa passione con fantasia, dedizione e amore. In particolare si ricorda con grande affetto di Anna, Vinci e Bonello. Ha un debole per il fantasy e la fantascienza che lo accompagnano fin dai peluches. I suoi racconti spesso ermetici a volte rappresentano un tributo di alcune opere del passato, altre volte invece riflettono la sua personalità e i tempi bui in cui pascoliamo. Oggi scrive racconti e coltiva diversi interessi nel campo artistico che spaziano dalla musica al disegno. Ama la natura e la montagna da cui trae ispirazione per i suoi scritti. Infine ma non per questo meno importante un ringraziamento particolare va a Elena, fonte d’ispirazione. Ha fornito un incentivo e uno stimolo non indifferenti e con molta pazienza legge e corregge gli scritti con una particolare attenzione per l’abuso delle virgole. Grazie anche a tutti i pazienti lettori e ai miei genitori che mi compravano i libri, mi portavano al cinema e che ancora mi sopportano. Ogni riferimento a personaggi e situazioni di vita reale è puramente casuale e fantasia del sottoscritto. Per insulti vari, critiche, consigli e tutto quello che vi può venire in mente, potete scrivere a: “stile6969@libero.it” Grazie col cuore :)

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