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LASCIATEMI CANTARE…CON IL CERVELLO IN MANO!

Riabilitare il linguaggio con la musica

 

 

 

 

Bentornati! Oggi vogliamo regalarvi un pizzico di melodia: la musica come utile strumento riabilitativo nei pazienti affetti da disturbo del linguaggio. Il cervello è un organo molto complesso e affascinante; non è un organo statico ma è in grado di mutare ed evolversi in maniera straordinaria, di fronte anche ad insulti esterni, grazie a nuovi stimoli ed esperienze. Anteriormente è diviso in due emisferi, destro e sinistro, ognuno dei quali è deputato a determinate funzioni: un danno in una specifica sede causerà particolari deficit. Il linguaggio è aspetto caratterizzante dell’emisfero sinistro, insieme alla concatenazione logica del pensiero; l’emisfero destro invece è specializzato nella percezione e nell’elaborazione delle immagini e nell’interpretazione emotiva. Il cervello  non va comunque inteso come scisso in due parti distinte, gli emisferi sono strettamente connessi tra loro e caratterizzati da un continuo flusso di informazioni.

Un’ alterazione o un danno (causati dalla presenza di un tumore o da sequele post-chirurgiche) nell’area deputata al linguaggio si può manifestare con diverse tipologie di disturbi della parola (afasia). Quest’ultima la possiamo definire come la condizione per cui viene alterata o persa la capacità di comunicare; può riguardare sia la capacità di esprimersi verbalmente sia quella di comprendere il linguaggio, scritto o parlato. La gravità dell’afasia varia a seconda dell’entità della lesione, non esiste un’unica forma di questo disturbo, ma le possiamo dividere in due grandi categorie:

  • AFASIA NON FLUENTE: Nei casi più gravi si può avere una totale soppressione del linguaggio; nei casi più lievi il paziente parla poco, con difficoltà, usando frasi brevi e semplificate e talvolta disarticolate.
  • AFASIA FLUENTE: il flusso verbale è quantitativamente normale o anche aumentato; le parole vengono articolate in maniera corretta ma il significato delle parole e delle frasi è alterato: il malato parla molto ma in modo incomprensibile.

Esistono varie tipologie di terapie per riabilitare i pazienti afasici; una tra queste utilizza il canto come azione facilitatrice dell’espressione, in quanto alcuni pazienti affetti da gravi disturbi di produzione del linguaggio si sono dimostrati in grado di intonare parole o addirittura frasi intere (Van de Sandt-Koenderman et al.2016).

Per anni canto e disturbi del linguaggio sono stati indagati a fondo tramite molteplici studi clinici e ricerche tutt’ora in corso; il primo trattamento di canto formalizzato per l’afasia è la MIT (Melodic Intonation Therapy), introdotta nel 1973 da Albert, Sparks e Helm[1] e pensata nello specifico per pazienti con afasia non fluente, buona comprensione uditiva, ripetizione povera, linguaggio poco articolato, buona capacità di autocorrezione e stabilità emotiva (Sparks et. al, 1974). Applicata prima in America, è stata poi tradotta in diverse lingue fino all’Italiano (Cortese et.al, 2015). Consiste in un articolato percorso, strutturato in differenti livelli di complessità, ideato per andare a migliorare il linguaggio spontaneo utilizzando inizialmente frasi stereotipate o quotidiane intonate su diverse frequenze del suono (prima basse e poi alte), seguite contemporaneamente da movimenti della mano  sinistra del paziente al ritmo di un battito ad ogni sillaba (tapping); il fine è quello di andare a stimolare alcune delle aree sensomotorie dell’emisfero destro che controllerebbero i movimenti della mano e della bocca, congiuntamente (Schlaug et al. 2008). La versione originale fu pensata per il coinvolgimento dell’emisfero destro, conservato nei pazienti con afasia, in questo modo, quindi, vi potrebbe essere un passaggio delle capacità linguistiche dall’emisfero danneggiato alle sue aree omologhe dell’emisfero sano (Sparks et al. 1974).

Il percorso è seguito da un terapista del linguaggio adeguatamente formato. Non tutti i pazienti possono essere candidati ad eseguire questa tipologia di percorso ma sono previsti dei criteri di inclusione specifici del soggetto e necessari per poter garantire un risultato riabilitativo adeguato.

Per ogni livello della MIT (4 totali) sono previste 12/20 frasi che aumentano di complessità nel tempo; si parte da un primo livello nel quale non sono presenti componenti verbali ma il terapista intona solamente il pattern melodico a bocca chiusa e aiuta il paziente a muovere a tempo la mano. Solo quando il soggetto ha preso confidenza con la tecnica allora si potrà passare al livello successivo dove le frasi sono composte da un massimo di 4 parole; il terzo livello parte da una difficoltà bassa ad una media, il quarto livello è il più complesso in quanto culmina con il ritorno alla normale prosodia della parola. Ogni livello è suddiviso in vari step al suo interno. Il percorso terapico ha una durata di circa 45 minuti per ogni seduta, ma necessita di elevata frequenza settimanale per un periodo che può andare dalle 3 alle 6 settimane. Vi è a disposizione anche del materiale cartaceo per facilitare il paziente nella produzione.

In tutti questi anni anche la musicoterapia ha cercato di contribuire allo sviluppo di tecniche per la riabilitazione del paziente con disturbo del linguaggio ed i benefici sono ormai appurati; ciò che si rende ancora necessario approfondire sono i meccanismi sottostanti a questi miglioramenti.

La musica, il canto e le emozioni che da essi scaturiscono, generano nella persona uno stato di benessere psico fisico comunemente noto; poter avere la possibilità di utilizzare questo strumento alla portata di tutti rappresenta un’imperdibile opportunità al fine di promuovere quotidianamente il raggiungimento, anche nel lungo periodo, di uno stato di “salute” anche in un momento di malattia.

Cortese M.D., Riganello F., Arcuri F., Pignataro L.M., Buglione I.

Rehabilitation of aphasia: application of melodic-rhythmic therapy to Italian language, in “Frontiers in Human Neuroscience”, 9, 520, 2015.

Sparks R., Helm N., Albert M. Aphasia rehabilitation resulting from Melodic Intonation Therapy, Cortex, 10, 303–316, 1974.

Piccardo D. Melodic Intonation Therapy – Stato dell’arte e prospettive future Musica&terapia n. 37, Gennaio 2018

 

[1] Martin L. Albert, MDRobert W. Sparks, MScNancy A. Helm, MEd, Melodic Intonation Therapy for Aphasia August 1973

 

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