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In continua evoluzione

Questa settimana, ho raccolto arance, mandarini, legna e rami.
E’ curioso e singolare guardare a tutto ciò che è sempre appartenuto alla tua vita con uno sguardo diverso.
Lo sguardo del secondo tempo.
Durante il primo tempo hai visto le cose con un ritmo più veloce e non hai avuto il tempo di capire bene.
Nel girone che ti sembra di ritorno, hai più tempo, più voglia e più consapevolezza (forse).
E altri pezzettini del puzzle infinito si mettono a posto.
Non mi ero mai resa conto di quanto mi appartenessero certe cose, certi gesti, certi modi di pensare, anche se ho praticamente passato tutta la vita a cercare di distaccarmene o di evolverli in qualcosa di meno automatico e più funzionale.
Quando sono cresciuta, un sacco di cose le ho imparate, acquisite, cercate per compensazione.
Da altre cose sono scappata. Da altre ancora, mi sono ribellata.
E invece è rimasto tutto qui.
E la cosa buffa è che le ho ritrovate in gesti che non avevo ancora mai fatto: quante volte, in 36 anni, avevo passato pomeriggi a raccogliere le arance dagli alberi? tagliato la legna per il camino? preso i finocchi direttamente dalla terra? Quante volte mi sono preoccupata, nella mia vita, di scegliere il frutto o la pianta giusta? o di lasciare maturare e crescere un’altra?
Quanto queste cose appartenevano già a me e mi avevano resa quello che sono senza neanche averci mai avuto direttamente a che fare?
Eppure le ho ritrovate dentro di me intatte eppure sepolte lì da chissà quanto tempo come la tomba di Tutankhamon.

E’ una cosa su cui torno spesso, in questo blog e nella mia vita, ma chissà perché pensiamo di essere una cosa sola.
Di essere amanti del mare, della città o della montagna; di essere testardi o ragionevoli; di essere più adatti alla vita di città o di campagna; di essere stanziali o di essere dei viaggiatori.
E mi ritrovo sempre a pensare…che, alla fine, siamo tutto.
Il passato che si mischia al presente all’improvviso, ti scombina le carte in tavola. E il futilissimo gioco di mettere in ordine dentro di te diventa ancora più futile.
Non siamo una tavolozza con i colori ben separati tra loro. Più passa il tempo, più la tavolozza diventa un miscuglio di colori che non avevi e non avresti manco mai visto.

E la bellezza dell’esistenza sta proprio nel godersi le cose, anche diverse tra loro.

Siamo momenti diversi, pensieri diversi, posti diversi. In continua evoluzione.
E la sfida vera è essere ciò che sentiamo di essere quando sentiamo di esserlo.

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