Oncologia e disturbi del sonno.

Nel mese di febbraio, dedicato all’oncologia, affronteremo la lotta al cancro sotto diversi punti di vista.
Oggi la nostra attenzione è puntata agli effetti che può avere sulla qualità di vita del sonno affrontare una malattia come il cancro.
Il cancro è bruscamente ma immediatamente correlato all’idea di sofferenza e al pericolo di vita.
Interventi e cure per affrontare questa lotta sono invasivi e devastanti dal punto di vista fisico e psicologico.
Dormire sonni tranquilli sarà ancora più difficile e complicato, sia per una diretta conseguenza delle cure, sia per l’impatto dell’intera questione sull’umore.
Tutti noi viviamo giorno per giorno, ma chi soffre di cancro si confronta sempre col presente e con il pensiero costante dell’ombra della sofferenza e della morte, e spesso questo pensiero non lascia ristoro tra un mattino e l’altro.
L’insonnia è un disturbo di cui soffre il 30% della popolazione mondiale, dunque assai frequente.
Ma si stima che ben oltre la metà delle persone malate di tumore, dal 60 al 65%, dorma male o salti addirittura la notte.
Passare la notte in bianco, o non riposarsi a sufficienza, influisce sull’umore e le performance che ciascuno di noi ha nel corso della giornata.
Per chi ha una neoplasia, poi, è ancora più importante dormire bene: è dimostrato che un adeguato riposo aumenta la tolleranza dell’organismo alla sofferenza fisica e psichica.

I pazienti con un cancro sono a forte rischio di sviluppare insonnia e disordini del ciclo sonno-veglia.
E l’insonnia è spesso una conseguenza di problemi fisici e psicologici connessi alla diagnosi di un tumore e/o alle terapie oncologiche.
Possiamo immaginare quanta ansia possa portare l’incognita sul futuro o sulla riuscita delle cure; a questo si aggiungono gli effetti dei vari trattamenti terapeutici, dagli interventi chirurgici (ad esempio, dolore fisico, frequenti controlli, narcotici) alla chemioterapia (come i corticosteroidi esogeni).
Il dolore fisico, l’ospedalizzazione, i farmaci e le varie terapie, oltre all’impatto psicologico della malattia, disturbano la qualità e quantità del sonno.
Gli effetti collaterali dei trattamenti terapeutici non aiutano a dormire bene. Dolore, ansietà, sudori notturni e vampate di calore, disturbi gastrointestinali e dell’apparato urinario (come nausea, incontinenza, ritenzione, diarrea, stitichezza) e problemi respiratori.
Anche i farmaci usati nella cura del tumore possono causare insonnia: stimolanti del sistema nervoso centrale o agenti chemioterapici per il cancro.
E i pazienti ospedalizzati subiscono molte interruzioni del sonno, che alterano il ciclo sonno-veglia, dovute ai programmi terapeutici, alla routine dell’ospedale e del personale infermieristico, oltre ad altri elementi, come il dolore fisico e psicologico, il rumore, la temperatura e il comfort nella stanza.

A volte, un comprensibile abbattimento del tono dell’umore può portare oltre all’insonnia (intesa come difficoltà nell’addormentamento, frequenti risvegli notturni o risvegli mattutini precoci) anche l’eccessiva sonnolenza, che può essere dovuta sia ai farmaci, sia alla depressione e al cercare nel sonno un rifugio dalla realtà.
E anche dormire eccessivamente, soprattutto nelle ore giornaliere, può portare ad un’alterazione del ciclo circadiano  e quindi ad un riposo disturbato, nelle ore notturne. Con l’alimentarsi di un circolo vizioso di umore depresso.

Se ne parla spesso poco, ma anche la sindrome delle gambe senza riposo (RLS) è una diretta conseguenza delle terapie e delle cure correlate al cancro.
La sindrome delle gambe senza riposo (RLS) è un disturbo neurologico, nel quale il paziente affetto percepisce il desiderio irrefrenabile di muovere gli arti inferiori, unico apparente rimedio per trovare sollievo e conforto a dolore e fastidio alle gambe.
Gli studi più moderni ci indicano che la sindrome delle gambe senza riposo è prevalente in una popolazione di persone affetti da neoplasie in corso di trattamento chemioterapico.

Le conseguenze di un riposo disturbato incidono sull’esito delle misure terapeutiche adottate. Il paziente con problemi di sonno può avvertire irritabilità, ansia o depressione.
E la mancanza delle energie fisiche e mentali per affrontare le cure e la complessità della situazione.

La chiave per gestire questi disturbi dovrebbe partire dal trattamento dei sintomi legati sia al cancro che alle terapie oncologiche e dall’identificazione e cura dei fattori ambientali e psicologici connessi alla malattia.
La gestione non farmacologica include, anzitutto, una modifica dell’ambiente in cui il malato vive: minimizzare le fonti di rumore, abbassare o spegnere le luci, regolare la temperatura nella stanza, organizzare le cure prestate al paziente in modo da ridurre le interruzioni del sonno.
Ma molti altri accorgimenti fanno chiudere gli occhi: massaggiare le parti del corpo che possono favorire il rilassamento; tenere la biancheria del letto, così come poltrone e cuscini, puliti, asciutti e senza pieghe; coprirsi per mantenere una temperatura regolare; indossare pigiami di materiale naturale, ampi e morbidi.
Poi, regolare l’assunzione di liquidi per evitare frequenti risvegli; non assumere bevande con caffeina o altri stimolanti; scoraggiare qualsiasi attività fisica nelle due ore prima di coricarsi; rispettare l’ora d’andare a letto e quella del risveglio.
E gli interventi psicologici? Mirano a migliorare il modo in cui il paziente può affrontare lo stress della malattia, attraverso l’educazione, il supporto e la rassicurazione. Utili si rivelano le tecniche di rilassamento e d’autoipnosi, eseguite prima d’andare a letto, e la terapia cognitivo-comportamentale, che diminuisce l’angoscia causata dai disturbi del sonno, così come migliorare la comunicazione tra paziente, i familiari e i medici.

Questo mese, il nostro studio medico MENS CPZ si apre a tutti voi e a tutte le vostre domande, curiosità, preoccupazioni.
Vi aspettiamo per accogliervi e ascoltarvi e occuparci, come sempre, di migliorare come possiamo e al nostro meglio, la vostra qualità della vita e dei vostri cari.

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