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L’importanza di non arrendersi mai

Con molto piacere oggi vorrei presentarvi Giuseppe Failla, atleta dell’Academy siciliana, nonché della Selezione Insuperabili, di cui è stato capitano.

L’esperienza nell’accademia calcistica gli ha insegnato a non arrendersi mai di fronte alle difficoltà e a credere che i propri sogni si possano realizzare.

Come e quando hai scoperto il progetto di “Insuperabili”?

Ho scoperto questo progetto grazie ad un mio amico, che abita come me a Floridia, in provincia di Siracusa, e che fa parte della Selezione di “Insuperabili”.
Su Facebook erano state pubblicate delle sue foto al “Golden Foot Award di Monte Carlo” , in cui erano presenti anche allenatori e giocatori importanti. Quindi, mosso dalla curiosità, ho scoperto che aveva partecipato in quanto parte del progetto di “Insuperabili”.
Dopo qualche ricerca ho visto che anche a Floridia, nella zona in cui abito io, è presente un’ academy e ho deciso di iscrivermi subito dopo aver parlato con gli allenatori ed i responsabili.
Inizialmente avevo davvero molta paura poiché io sono nato sordo e sono portatore di un impianto cocleare e, nelle mie esperienze precedenti di calcio a 11, ho rischiato molte volte di romperlo in campo. Però, nonostante questo, ho affrontato la prova di allenamento con tanta voglia di scendere in campo e ad oggi sono quasi due anni che gioco nella squadra di “Insuperabili”.

Com’ è stato il tuo primo allenamento con la squadra di “Insuperabili”?

E’ stato molto bello perché mi sono allenato con dei ragazzi speciali, ognuno aveva la sua difficoltà però ce la mettevano tutta. Sono veramente delle persone eccezionali e quel giorno mi sono anche emozionato.

In che ruolo giochi?

Io faccio parte, oltre che dell’academy di Floridia anche della Selezione di “Insuperabili”. Inizialmente, quando sono stato convocato per la Selezione, ero all’esterno sinistro – destro e mi trovavo bene nel mio ruolo, poi ,siccome un giocatore non poteva partecipare per motivi lavorativi, ho preso il suo posto come centrocampista centrale mediano e anche questo ruolo mi piace.

Ti ha cambiato entrare a far parte di “Insuperabili”?

Sì, entrare a far parte di questo progetto mi ha cambiato la vita, non solo a livello calcistico.
Ho imparato ad essere uomo perché, grazie alle persone che ho incontrato, ho capito di non avere nessuna disabilità e di poter riuscire a fare tutto, cosa che non riuscivo a pensare quando ero adolescente.
Grazie ai mister sono migliorato sia mentalmente che calcisticamente, ma devo ringraziare anche i miei compagni di squadra che mi hanno sempre stimolato ad andare avanti. Sono unici e sono fortunato ad averli accanto. Abbiamo davvero creato una grande famiglia, ci sentiamo quasi tutti i giorni e so che non li posso deludere.

Vuoi raccontarci qualcosa di particolare o di significativo della tua esperienza?

L’emozione più bella che ho vissuto nella mia esperienza di “Insuperabili” è sicuramente legata alla data del 23 giugno 2019 quando, con la Selezione, di cui ero capitano, siamo diventati campioni d’Italia a Coverciano, vincendo 2 a 1 contro la Juve. Scendere in campo e sentire l’Inno di Mameli davanti a tutti gli spettatori è stata davvero un’emozione fortissima ed indescrivibile, come non mi era mai capitato di provare nella mia vita.
Io personalmente ero arrivato alla finale convinto che avremmo perso. Il giorno prima, infatti, ero molto dubbioso con i compagni ed il mister, anche perché, nella partita precedente la semifinale, mi ero infortunato e questo mi ha portato a scendere in campo zoppicando. Avevo dei dolori molto forti, ma ero motivato a provarci con tutto me stesso, così ho giocato cercando di non pensare più a nulla. Il mister della Selezione mi ha insegnato tante cose e soprattutto che nella vita tutto può succedere e che non bisogna mai arrendersi.
Un’altra bella emozione è stata arrivare primi al torneo della regione Piemonte e Liguria. Classificarci campioni lì ci ha permesso di partecipare al campionato nazionale e di disputare le 4 partite a Coverciano, un mese e mezzo dopo.
Queste esperienze sono del 2019, perché con l’arrivo della pandemia non è più stato possibile partecipare alle partite ed ai tornei.

Avete però continuato ad allenarvi da quando è iniziata l’emergenza Covid-19?

Sì, a seconda del colore della regione varia la durata e la modalità dell’allenamento. Chi è in zona gialla può fare un’ora e mezza di allenamento, chi è in zona arancione può fare 50 minuti a gruppo, mentre chi è in zona rossa può fare solo l’allenamento da casa.
Io sono siciliano e quindi, essendo in zona rossa, non posso tornare ad allenarmi in campo almeno fino al 31 gennaio.

Com’è allenarsi da casa?

Io mi sono allenato da casa solo una volta, durante il lockdown, poi ho preferito allenarmi da solo.
I disturbi di udito che ho dalla nascita, infatti, mi hanno comportato problemi di equilibrio, anche per questo mi sono infortunato molte volte giocando a calcio. Però non mi sono mai arreso, anche se soffrivo ce l’ho messa tutta e, ad oggi, posso dire di avercela fatta.
Comunque, nonostante questa pandemia ci abbia messi tutti in difficoltà, dobbiamo essere fiduciosi di ritornare presto alla normalità e di continuare ad inseguire i nostri sogni con il progetto di “Insuperabili”.

Consiglieresti quindi ad altri ragazzi di entrare a far parte di “insuperabili”?

Sì, assolutamente

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