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Diario del disagio. Il ritorno.

Il monitor del binario uno mi dice che il treno arriverà con dieci minuti di ritardo.
Avevo 5 minuti per il primo cambio.
E ammesso che fossi riuscita ad arrivare in tempo, ne avevo appena 8 per il secondo.
Lampo. Tuono. Pioggia.
Ho mille km da percorrere. Praticamente ho perso già due treni.
E sono solo le 6.52.
Ok. È una giornata delle mie.
Good morning, Vietnam!

L’obiettivo della giornata è l’Intercity Bologna- Lecce alle 9.48 e arrivare a Lecce prima del coprifuoco. Che ridere.

Scopro che in una stazione mai sentita passa un regionale che non avevo ancora considerato. Cazzarola. È la prossima. Salto in piedi. Ma in quel momento, il controllore decide di fermarmi.

Gli spiego, calma, che devo assolutamente scendere a quella stazione. Perché ho perso la coincidenza.
Lui però è rincoglionito e mi trattiene polemico.
Gli sventolo il biglietto in faccia, lo pianto in asso e scendo lo stesso. Sciao bello.

Prendo il secondo treno che nel frattempo parte dal binario 6 anziché al 4. Corro. Vorrei tanto vedermi dall’esterno, con il capellino, la mantellina svolazzante e il trolley dietro. Disagio puro.
Questo dovrebbe arrivare a Bologna dieci minuti prima la partenza. Così dicono.
Salgo. Vado dal capotreno a dirgli che devo pagare una differenza di 2.70. Ma non lo trovo. Ovviamente.
Mi siedo.
Il treno fa solo una stazione e si ferma nelle campagne gelate.
Rimane fermo. Fermo. Fermo.
5 minuti. 10 minuti. 20 minuti.
Dlin dlon. “Vi informiamo che il treno è fermo per un guasto tecnico”. Bla bla bla.

Tacci vostri.

La prossima volta voglio andare dal Messico agli Stati Uniti. Le terme a confronto.

Nel frattempo il capotreno, col piglio di un dipendente delle ferrovie svizzere, mi rimprovera per i due euro e settanta.
Ho perso coincidenze, due treni in ritardo, uno che ciuf ciuf, spara aria da mezz’ora e nse move. Non ho percorso manco 50km con tre minchia di regionali. E questo mi fa le pulci per 2.70.

Arrivo a Bari tardi. E il regionale per Lecce è, stranamente, in ritardo.
Sono stremata.
La polizia mi ha fatto l’interrogatorio, durante il viaggio mi sono buttata la coca cola addosso, ho il poncho sporco, voglio fare la pipì ma il bagno è chiuso, e il servizio di car sharing mi ha detto, proprio oggi, che ho ricevuto due multe per essere passata da una ZTL,a Ottobre. E che le multe sono sparse per l’Italia nse sa dove.

Oltre il coprifuoco arrivo a casa, devo scrivere ancora l’articolo, mi è venuto il ciclo. Romolo non mi ha salutata per essere stato abbandonato in casa con giardino, ossa a volontà, dentastix e passeggiate in campagna per una settimana.

Accendo il caldobagno, mi spoglio, mi butto nella doccia per dimenticare l’emblema della tipica giornata alla Nati. E quando sono insaponata da punta a punta non esce l’acqua calda.

“Si è bloccata la caldaia. Domani papà guarda bene”.

Fine.

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