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STANCHEZZA CRONICA: come può essere d’aiuto l’alimentazione?

La stanchezza cronica, meglio conosciuta come encefalomielite mialgica (ME), è una patologia cronica caratterizzata da un’inspiegabile, persistente e debilitante senso di stanchezza, ma non solo, si possono presentare sintomi come difficoltà di concentrazione e problemi di memoria, difficoltà a prendere sonno, dolore muscolare, emicrania. Possiamo definirla una patologia multi sistemica che vede il coinvolgimento del sistema immunitario, nervoso ma anche quello gastrointestinale. Infatti alcuni pazienti manifestano sintomi come dolori addominali, nausea, vomito, inappetenza, sindrome del colon irritabile, intolleranza al glutine e al lattosio. Molti studi hanno evidenziato che la maggior parte dei soggetti che ne sono affetti traggono beneficio da una dieta bilanciata e personalizzata ed è proprio per questo che l’obiettivo di questo breve articolo è quello di mettere in evidenza alcune indicazioni nutrizionali da cui i pazienti possono trarre beneficio.

L’IMPORTANZA DEL CORRETTO TIMING DEI PASTI

Frequentemente i soggetti che soffrono di ME si alimentano senza rispettare la corretta frequenza dei pasti, mangiano di notte e dormono frequentemente di giorno, il risultato di queste abitudini è l’aumento del peso fino a raggiungere condizioni di obesità. Si raccomanda pertanto di consumare gli alimenti rispettando i tre pasti della giornata (colazione, pranzo e cena) evitando pasti notturni ricchi in alimenti ad elevata densità energetica. Inoltre alcuni alimenti possono essere utili in alcune circostanze: l’assunzione di yogurt è consigliata in presenza di infezioni e/o disturbi intestinali (disbiosi), bevande a base di ginger possono essere assunte per combattere la nausea, l’aglio potrebbe invece aiutare a sostenere il sistema immunitario evitando insorgenza di infezioni, la menta piperita dovrebbe essere invece evitata in caso di reflusso gastroesofageo ma utile invece in causa di nausea. Importante l’idratazione, la bevanda che più si consiglia di assumere è l’acqua mentre si raccomanda la riduzione di bevande zuccherate. Limitare il più possibile l’assunzione di caffè, bevande tipo cola ed energy drinks ricche in caffeina.

RADICALI LIBERI E STRESS OSSIDATIVO

In molti pazienti affetti è stato osservato un elevato stress ossidativo e una ridotta capacità antiossidante, tale condizione è stata spesso associata a bassi livelli di alcuni micronutrienti come vitamine e minerali. Differenti studi scientifici affermano che lo stress ossidativo potrebbe essere implicato nella fisiopatologia di questa condizione, tuttavia non è ancora noto se ne è la causa o la conseguenza. Ciò che però sappiamo, è che i soggetti che ne sono affetti hanno bisogno di aumentare l’intake di sostanze antiossidanti per far fronte all’attività dei radicali liberi, agenti causali dello stress ossidativo. Ma cosa sono esattamente questi radicali liberi? Si tratta di molecole “instabili” la cui produzione è un evento fisiologico che si verifica normalmente nelle reazioni biochimiche all’interno delle cellule, in particolare in quelle che utilizzano l’ossigeno per produrre energia. E quali sono gli effetti di queste molecole nel nostro organismo? Sicuramente accelerano i processi di invecchiamento cellulare e deprimono il sistema immunitario, condizione che può favorire l’insorgenza della patologia e/o aggravare la sintomatologia. Il nostro organismo ha però sviluppato la capacità di “neutralizzare” queste molecole, e lo fa grazie ad una serie di meccanismi che prevedono anche l’utilizzo di sostanze antiossidanti provenienti dalla dieta.

QUALI CARENZE? – SUPPLEMENTAZIONE Sì O NO?

Numerosi studi riportano alcune carenze nutrizionali nei soggetti affetti da ME che sembrerebbero implicate nella sua eziologia. Tali deficit vedono implicati: L-carnitina (aminoacido coinvolto nel trasporto degli acidi grassi nei mitocondri luogo in cui avviene la B-ossidazione, processo metabolico che porta alla produzione di energia di pronto utilizzo per muscoli e cervello), vitamina C, vitamina E, vitamine del gruppo B, sodio, magnesio, zinco, acido folico, triptofano, acidi grassi essenziali e il coenzima Q10.

Importante ricordare che se la dieta è bilanciata e varia difficilmente si ha necessità di integrazione, tuttavia in alcune situazioni potrebbe essere utile. Non dimentichiamoci però che un eccesso di supplementi può causare problemi, un esempio è la vitamina C che se assunta in eccesso può causare diarrea. Ciò però non toglie che la supplementazione di vitamine e minerali potrebbe essere un’utile soluzione per alleviare alcuni sintomi correlati e migliorare la qualità di vita.

In particolare l’ubichinolo Q10, conosciuto anche come coenzima Q10, è un importante nutriente per le cellule poiché è coinvolto nella produzione di energia, oltre a svolgere un’importante ruolo antiossidante. Nei pazienti affetti da encefalomielite mialgica si sono riscontrati bassi livelli di coenzima Q10 rispetto a soggetti sani, è pertanto utile considerare un’eventuale supplementazione.

Inoltre un corretto apporto di sostanze antiossidanti e di lipidi della serie omega 3 e omega 6 (nel corretto rapporto 1:4) è fondamentale per il controllo del danno ossidativo delle membrane cellulari e per il mantenimento della funzionalità mitocondriale. Importante ricordare anche il ruolo della Vitamina D la cui carenza è associata ad emicrania. Infine il magnesio è molto importante poiché se assunto prima di andare a letto potrebbe aiutare a combattere i crampi e i dolori muscolari.

DIETA FODMAP: POSSIBILE SOLUZIONE?

Recentemente si sta prestando molta attenzione alla dieta FODMAPs. Si tratta di una dieta che prevede l’esclusione per un periodo ben preciso di tutti gli alimenti ricchi in oligo-di-mono-saccaridi e polioli, in quanto possono essere fermentati a livello del colon e dare differenti disturbi gastrointestinali. Si tratta di una dieta studiata per attenuare la sintomatologia che contraddistingue la Sindrome del Colon Irritabile (IBS), condizione spesso associata a ME. Tale approccio determina un miglioramento dei sintomi associati alla patologia IBS e migliora la qualità di vita nel 75% dei casi.

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