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Ho imparato che…

Da quando ho iniziato a scrivere per questo blog, ho scoperto che il vero esercizio della scrittura non è trovare per forza qualcosa di interessante di cui scrivere ogni settimana, il che è impossibile.
Il vero lavoro è sedermi qui ogni venerdì. Punto.
A voi, comuni mortali esseri metodici e stabili di mente, fare la stessa cosa ogni sette giorni potrà risultare facile e banale. Io, che non riesco ad essere la stessa persona da quando mi alzo a quando vado a letto, lo trovo un grande grande lavoro.
Come succede spesso, arrivo il venerdì senza molto da dire. O senza voler dire le cose di cui magari sarebbe carino parlare, ma magari vi annoio.
Perciò, in mancanza di argomenti, anche questa settimana vi racconto cosa ho imparato in questi sette giorni.
Cominciamo?

– Credo di non aver mai capito bene, come in questa fase della mia vita, tutte le frasi e gli aforismi sul cuore che ha le sue ragioni che la ragione non conosce. Ma si, sostanzialmente ci sono queste due parti di noi che agiscono in maniera completamente slegata e divergente tra loro.
E il cuore è più bravo a far valere le sue ragioni. Perché è più bravo a prenderci.
Ci convince lentamente e inesorabilmente. E noi, animi indomiti e spiriti romantici, ci convinciamo che con cotanto dolce sentire non può essere sbagliata la strada che ci sta indicando.
Ecco, ho imparato che è bello rosolarsi nell’idea che il cuore ci stia indicando la retta via. Ma dopo essersi rosolati e crogiolati amabilmente…è utile stare a sentire il parere del cervello. Sebbene, la maggior parte delle volte, sia un tantinello scomodo, un po’ più spigoloso e sicuramente in contrasto con quello che proviamo de profundis.
A volte è più la pigrizia. Ci sembra quasi un miracolo che qualcosa nel nostro essere ci stia facendo fare la cosa giusta senza neanche dover starci troppo a pensare.
Ed è proprio lì che si nasconde la vera fregatura.
Buttarsi nelle cose a capofitto è bello e talvolta doveroso. Purché nella consapevolezza che al risveglio non dobbiamo essere i primi a pagarne le conseguenze.
Non vale la pena vivere tre quarti d’ora di inferno, per un quarto d’ora di paradiso, ecco.

Mii che serietà.

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