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Il mio dolore cronico

Oggi lo studio medico MENS CPZ affronta un argomento molto delicato, la percezione del dolore.
Il nostro poli-ambulatorio è molto sensibile alla tematica del dolore cronico e della fibromialgia e ci rendiamo conto di quanto l’esperienza con il dolore cronico da parte dei nostri pazienti non sia solo faticosa dal punto di vista biologico, ma anche dal punto di vista psico-sociale.
Per questo riteniamo opportuno dedicare approfondire l’argomento oggi.

L’esperienza del dolore è sempre “reale” per colui che ne soffre, eppure, in ambito biomedico, esistono due concetti: il concetto di dolore fisico (somatico o viscerale) e quello di origine psichica.

Il concetto di dolore “fisico” è intuitivo, anche piuttosto facile da capire, perché il “dolore” è il sintomo di qualcosa di osservabile, che coinvolge una certa parte del corpo e quindi può essere osteo-muscolare, può essere un mal di pancia, mal di stomaco, bruciore urinario, bruciore alla bocca o mal di testa. Nella maggior parte dei casi si riferisce a un disturbo visibile, diagnosticabile con una tac, una risonanza magnetica, un’ecografia. Ci sono una causa e un effetto, tutti lo possono vedere, tutti lo possono capire. Basta guardare il referto.
Per il medico sarà più semplice (ma non è detto che sia facile!) capire il dolore del paziente, da dove proviene e come curarlo.
Talvolta ci sono dei dolori fisici non ben definiti, ovvero non riferibili ad uno specifico segmento corporeo, che sono più difficili da inquadrare.
Quando il dolore non è riferibile ad un disturbo organico e non è indagabile con strumenti di diagnosi oggettiva, è finito con il diventare di origine “psichica”, con un’accezione spesso purtroppo arbitrariamente deduttiva e negativa.
Quando ci si imbatte in un dolore che non è correlato ad un fattore organico o quando c’è una discrepanza tra quello che fisiologicamente il paziente manifesta e il sintomo che dichiara, allora la questione “irrisolta” diventa “psicogena”, cioè di origine psichica.
Esiste poi una forma di dolore di origine psicologica, riconosciuta.
Può essere un dolore legato ad una sofferenza personale, un lutto, una perdita, un disagio o un conflitto, molto spesso non percepiti o riconosciuti dal paziente. Spesso capita che il nostro corpo “esprima attraverso il dolore” un disagio o una sofferenza che non viene espressa in altro modo e che spesso rimane a livello “subconscio”. Inoltre bisogna ricordare che il paziente che convive da anni con un dolore cronico può “naturalmente“ sviluppare stati di ansia o una forma di depressione reattiva.

Spesso la dicotomia “dolore fisico” e “dolore psichico” nasce più per una questione di pregiudizi e convinzioni personali; non esiste una reale distinzione tra le due forme di dolore, spesso coesistono e non sono facilmente distinguibili all’interno dello stesso paziente. La valutazione del dolore cronico dovrebbe essere un’osservazione critica, multidimensionale e che richiede sicuramente più tempo di riflessione.

Nel 1994 il dolore vien definito come “esperienza sensoriale ed emotiva spiacevole associata ad un danno tissutale reale o potenziale, o descritta con riferimento a questa”.
E questa definizione è molto molto importante, perché congiunge la dimensione psicologica a quella sensoriale, conferendo piena dignità alla sofferenza e al vissuto soggettivo.
Ognuno di noi percepisce il dolore in maniera personale, anche in base ad una serie di fattori come il vissuto e la propria storia personale.
E benché le forme di dolore siano diverse tra loro, di difficile classificazione, studio e analisi, ogni soggetto dell’esperienza deve essere trattato con rispetto e non con sospetto e pregiudizio.

A conferma ulteriore dell’unitarietà dell’esperienza del dolore, gli studi di neuroscienze e di neuroimaging ci dicono che il dolore fisico e quello emotivo condividono anche l’attivazione di aree della corteccia somato-sensoriale. In altre parole, le aree del cervello attivate dalla sofferenza di un lutto sono le stesse che per il dolore ad un arto.
Non c’è, dunque, nulla di immaginario o inesistente.

Certamente è più semplice curare il dolore al braccio o al dente con un antidolorifico, dato che ne conosciamo la provenienza, molto più difficile sarà sicuramente trovare le cure per il dolore la cui origine non è stata accertata ma che rivendica comunque la sua fastidiosa presenza.
In aiuto della terapia farmacologica, viene sicuramente la terapia fisica (opportunamente adeguata e studiata ad hoc per ciascun paziente), una dieta alimentare attenta alle proprie caratteristiche e la psicoterapia.
La psicoterapia è fondamentale per metabolizzare la propria condizione, ad esprimerla, a condividerla, a migliorare il vissuto psicologico e, di conseguenza, anche la modulazione del dolore percepito.

Vi invitiamo a rivolgervi al nostro gruppo di neurologi per chiarirsi su quest’argomento complesso, multidimensionale, spesso sottovalutato.

Vi lasciamo, come d’abitudine, con una frase molto molto attinente:
“nihil est in intellectu quod prius non fuerit in sensu” (non esiste nell’intelletto nulla che non sia stato provato con i sensi).

Un pensiero riguardo “Il mio dolore cronico

  • 7 Gennaio 2021 in 9:42
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    Articolo molto chiarificatore per chi ha sperimentato nella propria storia personale sia il dolore fisico che numerose diffcoltà psichiche, perennemente incrociate con quelle fisiche.
    Solo la tenacia nel ricercane l’origine può permettere un tenore di vita dignitosa.

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