Vincent Van Gogh

Vincent Van Gogh, Autoritratto con orecchio bendato, 1889, olio su tela, 60.5 x 50 cm.

Londra, The Courtauld Institute Of Art

 

Vincent Van Gogh fu un pittore, che nacque nel 1853 in una piccola cittadina olandese. Faceva uso di assenzio, una bevanda tossica, ma molto in voga in quegli anni, che amplificò i disturbi mentali di cui soffriva. Numerose sono le diagnosi che vennero formulate negli anni in cui l’artista era ancora in vita, ma anche dopo la sua morte, studiando la sua vita nei minimi particolari e facendo riferimenti alle sue opere; l’ipotesi più accreditata è che l’artista soffrisse di una forma di disturbo bipolare (in passato spesso indicato come “sindrome maniaco-depressiva”), probabilmente complicato da attacchi epilettici e, negli ultimi anni di vita, da episodi psicotici. Un’altra ipotesi è quella del neurologo ed epilettologo francese Henri Gastaut, che individuò nell’artista i sintomi caratteristici di un’epilessia del lobo temporale.

Spesso venne ricoverato in reparti psichiatrici, ma nei tempi di lucidità realizzò numerosi dipinti. Uno molto noto è certamente l’autoritratto con orecchio bendato, che mostra il pittore, poco dopo che si tagliasse un orecchio, dopo aver discusso violentemente con un suo amico, per poi darlo in dono ad una prostituta.

Il disturbo bipolare è un disturbo complesso, difficile da riconoscere, anche perché il quadro clinico è multiforme e frequentemente associato ad altri disturbi psichiatrici quali l’abuso di sostanze, i sintomi psicotici (come deliri ed allucinazioni), i disturbi di personalità, i disturbi d’ansia, i disturbi del controllo degli impulsi. Spesso il paziente non ha la consapevolezza di averlo, perché le fasi ipomaniacali e maniacali sono percepite come normali. Con l’umore variano i livelli di energia fisica, la sensazione di maggiore o minore efficienza mentale, la qualità e la forza dei pensieri, il sonno, l’appetito e il peso, la reattività agli eventi e alle provocazioni. Oltre all’umore, vengono coinvolte le emozioni, i pensieri, i comportamenti, il modo di prendere le decisioni e le priorità. È un disturbo che se non riconosciuto e curato correttamente può avere gravi conseguenze.

La terapia del disturbo bipolare non può prescindere da un trattamento farmacologico, somministrato dietro accurata e attenta supervisione da parte di uno psichiatra esperto. La maggior parte delle persone affette da tale disturbo, anche grave, può raggiungere un livello di stabilizzazione della malattia e condurre una vita normale. Associare una psicoterapia al trattamento farmacologico costituisce il miglior trattamento per il disturbo bipolare al momento, perché aumenta efficacia al trattamento della depressione, porta all’eliminazione di eventuali sintomi residui, migliora la gestione dello stile di vita personale del soggetto, l’aderenza alla terapia farmacologica, il monitoraggio dei sintomi, la gestione degli aspetti relazionali e le strategie mentali di controllo dei sintomi. Tutto ciò si traduce in una diminuzione del numero e della durata degli episodi, una diminuzione dei ricoveri ospedalieri e dei tentativi di suicidio, una migliore qualità di vita percepita.

L’epilessia del lobo temporale è una forma di epilessia focale (o parziale), che si manifesta con disturbi della personalità e con crisi epilettiche durante le quali i pazienti non hanno la percezione di ciò che avviene prima, durante e dopo. Esistono due tipi di crisi: le crisi parziali, caratterizzate da distacco dall’ambiente e movimenti involontari del viso o delle mani; se la crisi “generalizza” ovvero coinvolge progressivamente tutto il cervello, possono manifestarsi urla e movimenti ripetitivi della bocca. La causa può essere attribuita ad un trauma del cervello, oppure ad un’infezione, un tumore celebrale o da anomalie dello sviluppo. Molti pazienti possono controllare le crisi epilettiche con la terapia farmacologica, anche se talvolta non è sufficiente; l’epilessia del lobo temporale è una condizione che spesso è trattabile con un intervento chirurgico. Poiché le crisi sono localizzate e hanno una sede identificabile nel cervello, la rimozione di tutto o di parte del lobo temporale, talora può risolvere parzialmente o del tutto le convulsioni.

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