Lo spettro delle Disabilità

Nel mese dedicato alla Disabilità, lo studio medico MENS CPZ continua  a dedicare la sua attenzione alle persone diversamente abili e alle patologie che le coinvolgono.

Nel post precedente abbiamo parlato di quanto sia un concetto complesso e comprenda non solo il fattore fisiologico ma anche psico-sociale. Oggi cercheremo di classificare le principali patologie che possono portare a disabilità.

Classificare la disabilità è molto importante, sia dal punto di vista eziologico (cioè delle cause), sia dal punto di vista funzionale, al fine di capire quali sono le difficoltà di una persona, come poterla facilitare nell’integrarsi in un contesto e come renderlo “abile”.

Ci sono degli strumenti, trasversali a comunità scientifiche, Paesi e professioni socio-sanitarie, che parlano un linguaggio universale? Si.

Nel 2001 l’OMS ha pubblicato l’ICF, cioè la nuova Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute.
E’ uno strumento internazionale che pone le basi scientifiche per la comprensione e lo studio della salute come interazione tra individuo e contesto; e descrive il funzionamento umano legato alle condizioni di salute delle persone in relazione ai loro ambiti esistenziali al fine di cogliere le difficoltà che possono trovare nel contesto socio-culturale di riferimento e che quindi crea disabilità.
Tramite l’ICF si vuole non descrivere la persona ma la situazione di vita quotidiana in relazione al contesto ambientale e sottolineare l’individuo non solo come avente disabilità o malattia, ma sottolinearne l’unicità e comprenderne la globalità.

A complemento dell’ICF, esiste la Classificazione internazionale delle sindromi e dei disturbi psichici e comportamentali chiamata ICD-10, che invece serve a descrivere le malattie, i disturbi e le lesioni. In sintesi, l’ICD-10 fornisce una classificazione delle malattie, dei disturbi e di altri stati della salute.

E’ importante tenere in considerazione quali sono le principali cause eziopatogenetiche di disabilità; così come è importante distinguere il tipo di disabilità, al fine di comprendere come meglio inserire il paziente al suo contesto.

Le categorie patologiche più note sono:

  • Malattie genetiche rare (distrofie muscolari, atassie, atrofie muscolo spinali, leucodistrofie e altre patologie che coinvolgono lo sviluppo del sistema nervoso centrale e periferico)
  • Malattie cromosomiche e difetti di embriogenesi (trisomia 21 e trisomia 18, duplicazioni o mosaicismi dei cromosomi sessuali)
  • Malattie da sofferenza perinatale (encefalopatia ipossico-ischemica)
  • Disturbi del Neurosviluppo e disturbi dello spettro autistico.

Queste patologie possono portare a diversi tipi di disabilità:

  • sensoriale: sono disabilità che riguardano i sensi (vista, udito, ma anche tatto, gusto, olfatto);
  • motorie: riguardano la motricità e l’efficienza degli organi delle parti del corpo deputati al movimento;
  • intellettive:
    • riguardano le abilità intellettive che possono essere verificate attraverso il quoziente intellettivo (Q.I.: rapporto tra età cronologica ed età mentale del soggetto);
    • le insufficienze mentali (I.M.);
    • alle disabilità intellettive si possono assimilare anche i disturbi specifici dell’apprendimento (es: dislessia, disgrafia, discalculia, ecc.);
  • psichica: riguardano i problemi psichici e relazionali (psicosi) e i problemi psicologici (solo le nevrosi gravi e invalidanti).
  • Cardio-respiratoria: molte patologie congenite coinvolgono anche il sistema cardiaco e respiratorio, come ad esempio le distrofie muscolari, limitando in modo significativo le abilità funzionali dell’individuo e esponendolo al rischio di sviluppare insufficienza cardiaca e respiratoria severa e, in alcuni casi, morte prematura.

Spesso le disabilità sono compresenti e si può parlare in questo caso di pluridisabilità.

Le risorse che possiamo impiegare per inserire nel mondo del lavoro, nel mondo dello sport, e nel palinsesto sociale gli individui affetti da disabilità sono molteplici. Il supporto nasce innanzitutto da specifici programmi riabilitativi, per le disabilità motorie e sensoriali, ma è possibile agire anche sul piano relazionale e psicosociale, mediante supporto nelle attività scolastiche e sportive, attraverso l’inserimento nel lavoro, e anche e soprattutto, attraverso il gioco di squadra.

Crediamo sia importante che il confronto con il mondo della disabilità non debba essere soltanto un momento eccezionale, ma quotidiano, tanto da considerare la disabilità non qualcosa di nuovo o diverso, ma normale parte della nostra vita quotidiana.
Indipendentemente dalla sua specificità e dalla sua particolarità, ogni essere umano possiede delle capacità e delle abilità che lo rendono unico, speciale e, di conseguenza, diverso.
Ognuno di noi è una risorsa per la società, in termine di arricchimento personale e non solo.

Quello che lo studio MENS CPZ vuole davvero è contribuire nel suo piccolo al passare dalla cultura dell’handicap alla cultura della “normalità”, in cui la diversità di ognuno di noi è vista come risorsa positiva, patrimonio di cultura, di vitalità e insieme di potenzialità.

Vogliamo trovare sotto l’albero l’accettazione e la comprensione di chi è altro da noi.
“Arriverà un giorno in cui ogni diversità non sarà tollerata, ma celebrata. Quel giorno sarai orgoglioso di essere stato nel giusto” (R. Sidoli).

 

 

 

 

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