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Un adulto ADHD.

Ho iniziato questo blog, circa un anno fa, perché volevo parlare della mia esperienza con il disturbo dell’attenzione.
Poi, come da copione, mi sono distratta.

E questo deve darvi la misura di quanto tempo io ci metta a fare davvero una cosa dal momento in cui penso di volerla fare.
Ho cincischiato, girato a lungo e in largo, perso la motivazione, ceduto alla pigrizia, tantissime volte.

Da qualche giorno, però, ho deciso che in barba alla pigrizia, in qualsiasi modo avessi scritto, lo avrei fatto.

Tanta gente è in cerca di persone con la stessa esperienza.
Tantissime ma tantissime persone hanno avuto lo stesso problema per tutta la vita senza sapere cosa fosse.
Hanno lottato contro una presenza ingombrante e invisibile agli altri e ai loro stessi occhi, senza sapere se esistesse davvero, se avesse un nome e se qualcun altro ne fosse a conoscenza.

Proprio come io ho passato i miei primi 30 anni.

I primi tredici anni intravedendo qualcosa che non quadrava; dai 14 in su, cercando di esternarlo, senza molti risultati. “Leggo e non…ci riesco”, era l’unica cosa che mi veniva da dire.

Con il primo modem 56K e il primo motore di ricerca ho iniziato a cercare e ricercare. Sono seguiti anni di psicoterapie cognitivo comportamentale, psicoanalisi, ipnosi. Psichiatri, neurologi, psicologi interrogati a decine per tutta italia.

È stata la mia caccia al tesoro. “Leggo ma non ci riesco”. Non sapevo come altro spiegarlo. Più di dieci anni passati così, tra medici e medicine senza ottenere risposta.

È stata una specializzanda inconsapevole a darmi l’indizio giusto, senza neanche sapere che seguendo la sua traccia avrei avuto, qualche anno dopo la risposta: “signorina, lei non ha nulla, lei è solo troppo veloce. Se non dà il giusto tempo all’attenzione..non memorizzerà mai”.

La chiave era lì. Nella mia incapacità di dare il giusto tempo all’attenzione.

Quindi il problema era… l’attenzione!

Fu a quel punto che scrissi su Google “problemi all’attenzione”.

Il mio amore matto e disperatissimo verso i libri di letteratura non era corrisposto perché, forse, c’era davvero qualcosa. E non dipendeva da me. Forse si chiamava ADHD. Quando finalmente ebbe un nome avevo già 26 anni. Di cui la metà a cercare di capire di cosa si trattasse. Anzi, se esistesse.

A quel punto, non mi restava che convincere i medici che non fosse solo un disturbo infantile. E che volevo essere visitata e sottoposta anche io ai test.

Lo convinsi così il medico che poi accettò di seguirmi e diagnosticarmelo: “tutti gli adulti sono stati bambini una volta, ma molti medici non se lo ricordano”.

Ho ricevuto così la mia diagnosi formale.

Era il 15 luglio 2014. Undici giorni dopo il mio trentesimo compleanno!

 

 

3 pensieri riguardo “Un adulto ADHD.

  • 5 Dicembre 2020 in 11:41
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    Ho scoperto a 35 anni di essere un adhd con disturbo di att. Ne quando hanno diagnosticato lo stesso a mio figlio all età di 5 anni…… Ho capito li che ero una pentola piena inespresse, che nella vita avrei potuto fare molto se fossi stata aiutata, per me oggi forse è troppo tardi recuperare…. Ma per il mio piccolo no, mi impegno come fosse una missione, perché lui non viva il mio stesso disagio😌

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  • 5 Dicembre 2020 in 17:42
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    Ciao Nathalie, piacere di conoscerti.
    Mi chiamo Monica, sono una mamma che, credo, nell’infanzia ed adolescenza abbia avuto problemi di attenzione e concentrazione. Ho lasciato la scuola per quello. Senza mai capire veramente la causa, dando la colpa alla separazione dei genitori.
    Lo stesso il mio secondo figlio, ora quasi 17enne, scoperto in seconda media dopo la bocciatura.
    Lui non ha un metodo di studio e non accetta il suo disturbo, che lo rende diverso dai compagni, dei quali si sente inferiore.
    È difficile aiutarlo. Più che altro a capire e ad accettare il disturbo, cercando strade nuove per andare avanti, specialmente in campo scolastico, ora che è il suo tempo.

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  • 5 Dicembre 2020 in 18:51
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    Sono una mamma di un ragazzino ADHD di 13 anni diagnosticata a 6.
    Forse sono anche una mamma troppo ingombrante ma se non fossi stata così non avrei mai capito la difficoltà di mio figlio.
    Iperattivo con disturbi dell’attenzione e ti assicuro che la scuola è un osso duro da superare perché non capiscono questa “malattia invisibile” ma che crea un problema a tutta la famiglia se non si hanno i mezzi giusti per affrontarla.
    Brava che hai capito e ti sei fatta aiutare non mollare mai.
    Voi siete speciali.

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