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Il valore del gioco di squadra

Con molto piacere oggi vorrei presentarvi Federico Canale, atleta dell’Academy romana nonché della Selezione Insuperabili.

L’esperienza nell’accademia calcistica gli ha permesso di riscoprire il valore del gioco di squadra.

Come e quando hai scoperto il progetto di “Insuperabili”?

L’ho scoperto per caso.

Ero andato a fare una visita e, siccome non era la prima volta che ai livelli calcistici in cui giocavo avevo problemi con un certificato medico, mi hanno proposto di unirmi al progetto di “Insuperabili”.

I livelli, infatti, non erano alti come quelli in cui giocavo.

Quindi ho scoperto in questo modo il loro mondo, ho provato e di conseguenza mi sono affiancato a loro.

Com’ è stato il primo allenamento con la squadra di “Insuperabili”?

Io faccio parte sia della Prima Squadra dell’Academy di Roma che della Selezione Insuperabili, la rappresentativa nazionale, quindi faccio due tipi di allenamento differenti, anche per quanto riguarda il livello.

Sicuramente quando mi alleno a Torino con la Selezione il livello è più alto.

In che ruolo giochi?

Diciamo che mi “adatto” un po’ a tutti i ruoli: difensore, centrocampista, attaccante, …

Che rapporto hai con i tuoi compagni?

Inizialmente diciamo che a Roma è stato un po’ più difficile ambientarmi, anche come dicevo per la differenza di livello.

Poi però conoscendo la mentalità, i compagni di Torino mi sono proprio più affiancato a loro, mi sono trovato bene in tutto.

Vuoi raccontarci qualcosa di particolare o di significativo della tua esperienza?

Sicuramente l’esperienza a Coverciano perché mi ha permesso di conoscere meglio i miei compagni di Torino della Selezione. Loro non giocavano, ma comunque hanno affrontato il viaggio con noi solo per guardarci e farci da supporto, è stato un gesto che non tutti avrebbero fatto.

Di lì è nata un’amicizia che poi si è consolidata molto.

In quell’occasione a Fabio Barile è anche stata assegnata la fascia di capitano per i tornei e le partite successive.

Ti ha cambiato entrare a fare parte di “Insuperabili”, anche fuori dal campo calcistico?

Sì, sicuramente.

Ho iniziato a vedere le cose in maniera differente. In altre esperienze calcistiche pensi più che altro a te stesso, invece ,quando fai parte di questo gruppo, inizi a pensare un pò a tutti. E questa è una cosa positiva che mi ha cambiato.

In campo mi ha insegnato a collaborare con i compagni e a dar loro supporto, a non lasciare mai un mio compagno indietro.

Questa esperienza mi ha portato a mettere questo in pratica anche al di fuori del campo di “Insuperabili”.

Perché altri ragazzi dovrebbero iniziare a fare parte di “Insuperabili”?

Perché è un progetto che non si trova facilmente.

Si entra a far parte di un gruppo in cui ci si sente accettati, in cui non c’è invidia e nessun tipo di sentimento negativo. Ci vogliamo bene e ci supportiamo sempre.

Questo non è un concetto da sottovalutare perché oggi questi valori non si trovano più facilmente.

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