VIOLENZA SULLE DONNE … E L’ARRIVO DEL CORONAVIRUS

Siamo tutti concentrati sul “nuovo” virus, sugli effetti medici dello stesso, sull’influenza che ha sul nostro quotidiano e le limitazioni alla nostra libertà ma spesso non si pensa alle conseguenze collaterali che non toccano l’intera popolazione. Lo stravolgimento del quotidiano di persone più deboli già provate da una condizione di vita difficile, donne che subiscono violenze …malati oncologici …

All’inizio del periodo di confinamento si è registrato una diminuzione delle chiamate ai centri antiviolenza, questo probabilmente dovuto alla convivenza forzata e stretta tra vittima e carnefice quindi al controllo di quest’ultimo sulle azioni della donna.

Molto spesso le donne non osano denunciare o non sanno di poterlo fare. Ma vi sono campanelli d’allarme che si possono indagare, come disturbi cronici, quali colon irritabile, vertigini; quando non c’è una causa evidente, potrebbe essere sottostante una violenza domestica, e sarebbe utile approfondire un po’, anche se purtroppo non è facile se la vittima non collabora.

Altro campanello d’allarme è quello ginecologico. Quando ci sono lesioni fisiche durante la gravidanza o la presenza di ripetute infezioni sessuali trasmissibili, il tutto spesso legato ad una sofferenza psicologica senza motivo apparente, associati ad ansia o depressione, è necessario indagare. Ulteriore spia sono i comportamenti autolesivi, quali abusi di alcool di droghe o di farmaci, e i pensieri negativi.

L’isolamento dai propri cari ha reso ancora più difficile individuare casi di violenza non denunciata, inoltre l’impossibilità di accedere a strutture di supporto non ha aiutato. A causa del lock-down della scorsa primavera, non abbiamo potuto usufruire di diversi servizi come i consultori femminile, ai quali le donne spesso si rivolgono per chiedere aiuto.

Successivamente alla fase di chiusura del mese di marzo sono emersi dati allarmarti … la situazione che abbiamo vissuto a causa della pandemia ha aumentato i casi di maltrattamento le cause possiamo tentare di riassumerle di seguito:

  • Come abbiamo già analizzato si è modificata la rete di protezione sociale, con significativa riduzione dell’accesso ai servizi. Il lockdown ed il conseguente isolamento nelle quattro mura domestiche aumenta il rischio della violenza da parte del convivente, poiché i membri della famiglia rimangono molto tempo a casa in contatto fra di loro.
  • Lo stress economico e il potenziale rischio di perdere il lavoro aumenta il nervosismo e l’irritabilità.
  • Si sono ridotti, se non azzerati, i contatti con i membri della famiglia e gli amici che potrebbero aiutare le donne nei casi di violenza domestica.
  • Il peso dell’aumento del lavoro in casa durante la pandemia e la riduzione delle entrate economiche può aumentare lo stress in famiglia, con conseguente aumento delle possibilità di conflitti e violenze.
  • Colui che compie abusi e violenze può usare le restrizioni dovute al Covid-19 per esercitare un maggiore potere di controllo sul partner e sui figli riducendo l’accesso ai servizi, agli aiuti, ai supporti psicosociali da parte delle reti sociali formai e informali in taluni casi impedendo l’utilizzo di oggetti necessari come il sapone e il disinfettante.
  • Gli aggressori esercitano il controllo diffondendo informazioni sbagliate relativamente ai problemi fisici della vittima.

In condizioni di vita “normali” aiutare le donne oggetto di maltrattamento è complesso, le vittime raramente denunciano perché sono state condizionate a ritenere che la violenza sia una forma d’amore e perché la loro autostima è talmente bassa da convincerle che non potranno farcela senza il loro partner. Spesso esiste il timore delle conseguenze, come le ripercussioni sulla vita dei figli e delle persone che le aiutano che le spingono a gridare BASTA. Le donne che vivono questa condizione sono sopraffatte più dalla paura del dopo che del presente accanto al proprio aguzzino.

La via d’uscita c’è ma esiste solo un modo per trovarla…cercarla in se stesse tenendo la mano a chi ci ama veramente, rivolgendosi ai servizi sociali predisposti (consultori territoriali, il proprio medico di base o al Centro Relazioni e Famiglie http://www.comune.torino.it/relazioniefamiglie/)

Se ci rendiamo conto che un’amica, una conoscente o la nostra vicina di casa sta subendo abusi psicologici e/o violenze fisiche …non chiudiamo gli occhi …non passiamo oltre, è necessario mantenere una rete solidale e di aiuto partendo dalle reti amicali e sociali. Trasferire un senso di protezione vero e sincero può essere il primo passo per spingerle a guardarsi dentro e far emergere la forza e il coraggio necessari!!!

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