Mio fratello rincorre i dinosauri

Ci sono periodi in cui il tempo è una tartaruga sulla sabbia. Altri in cui è un ghepardo nella savana, sempre a divorarti la vita. I primi due anni delle medie mi passarono accanto in quest’ultimo modo; feci appena in tempo a riconoscerne il manto beige e maculato che mi ritrovai sbattuto in terza. Della prima e della seconda media ricordo quella volta in cui beccammo la Defelice con un colpo di cerbottana; quella in cui Andrea Marongiu s’attaccò al termosifone con lo scotch e ci restò finché non convinse la Stasi a fargli ripetere la verifica; e quando io mi chiusi dentro l’armadio e dopo cinque minuti saltai fuori davanti alla Pidello, di Arte, gridando: «Prof, Narnia è bellissima!» Oltre a questo, poco altro.

Sempre che non considerate significativo il fatto di aver nascosto ai miei compagni di avere un fratello; un fratello di nome Giovanni.

E non una di quelle cose tipo: tu non me lo chiedi, io non te lo dico. No, no. Proprio del tipo: «In quanti siete in famiglia, Giacomo?» «In cinque»; «Hai dei fratelli o delle sorelle?» Sì, certo. Ho due sorelle»; «Beato tra le donne…» «Eh già!»

Ecco. Una cosa cosí.

In quei due anni il rapporto tra me e Gio era completamente cambiato. O meglio, non è che fosse cambiato il rapporto tra me e lui, era cambiato il rapporto tra me, lui e il mondo. Alle elementari non avevo mai avuto problemi a lasciare che Gio invadesse il territorio della mia vita occupata dai compagni, dalle amicizie e da tutto ciò che in generale arriva dall’esterno della famiglia. Alle medie, invece, era diventato un problema. Gio non era piú il mio fratellino con i poteri speciali, tutto d’un tratto era diventato un alieno, qualcuno il cui comportamento era fonte d’imbarazzo, qualcuno di incomprensibile e di cui giustificarsi.

In quel momento della mia vita, l’unico tra i coetanei che frequentavo a sapere della sua esistenza era rimasto Vitto, il mio migliore amico, un compagno delle elementari che avevo continuato a vedere anche se alla medie ci eravamo iscritti in scuole diverse. Tra quelli della nuova classe nemmeno ad Arianna ero riuscito a dirlo. Arianna. Arianna che dal primo giorno della prima media esercitava nei miei confronti la stessa forza gravitazionale di un pianeta verso i propri satelliti: lei Terra, io Luna. Lo avevo tenuto nascosto anche a lei, nonostante gli occhi, nonostante il sorriso, nonostante avessimo gli stessi gusti musicali.

Perché non lo dicevo a nessuno?

Razionalmente non avrei saputo spiegarlo.

Istintivamente sapevo che poteva essere… pericoloso.

 

da

Mio fratello rincorre i dinosauri

di Giacomo Mazzariol

Edizioni Einaudi

 

“ Mio fratello rincorre i dinosauri” racconta la storia di Giacomo, un bambino di cinque anni, che ha due sorelle e un forte desiderio di avere un fratellino per fare con lui giochi da maschio. Una sera i suoi genitori gli annunciano che lo avrà, e che sarà speciale. Gli sceglie pure il nome: Giovanni. Poi lui nasce, e a poco a poco capisce che sì, è diverso dagli altri, ma i superpoteri non li ha. Alla fine scopre la parola Down, e il suo entusiasmo si trasforma in rifiuto, addirittura in vergogna.

La sindrome di Down – trisomia 21 – è una condizione di anomalia genetica causata da una totale o parziale ripetizione del cromosoma 21, durante la divisione cellulare.

Questo materiale genetico extra è all’origine delle caratteristiche fisiche e delle modifiche dello sviluppo che si osservano in chi sia portatore di questa sindrome. Proprio per le implicazioni che l’alterazione cromosomica comporta e che differiscono da soggetto a soggetto, le persone con sindrome di Down manifestano tratti individuali, e i deficit possono avere gradi di severità assai variabile. In generale, purtroppo, l’errore genetico causa disabilità intellettive permanenti e ritardi nella crescita. Alcuni godono a lungo di ottima salute, mentre per altri possono insorgere gravi disturbi al cuore o altre complicanze. Molto importante è l’accompagnamento della crescita di questi bimbi speciali stimolando in loro la capacità di intessere relazioni sociali, di inserirsi, eventualmente, in un contesto lavorativo, e di sviluppare appieno i propri talenti. Percorsi terapeutici utili a favorire l’acquisizione di queste abilità sono la pet therapy, la musicoterapia, la teatro terapia, e lo sport.

La lettura permette al lettore di vedere tale sindrome, dal punto di vista di un bambino, con la quale si imbatte quotidianamente all’interno della cerchia della sua famiglia. Si intravede in Giacomo un’importante crescita: dal rifiuto, imbarazzo di avere un fratello down, alla piena consapevolezza della sindrome del fratello Giovanni, di entrare nel suo mondo, e di permettere lui di cambiare la sua vita.

Tale libro è consigliato a tutte le fasce d’età, in particolare ai bambini per imparare cosa voglia dire accogliere la diversità, capendo che è proprio il loro modo d’essere a renderli così speciali.

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