Ciao Carmelina!

A volte sopraggiunge placida come la marea di una tranquilla giornata di inizio estate; a volte, è come il vento profumato di fiori di primavera, ti accarezza dolcemente; a volte è una tempesta che non ti lascia respiro; altre, invece, non ti lascia via di fuga, come un rapido incendio.
Passiamo il tempo a temerla, a evitarla, a ignorarla o a negarla.
La morte.
Veniamo al mondo con l’unica certezza che, prima o poi, chissà come e chissà quando, non ci saremo più. E farà male, fisicamente o emotivamente, a qualcuno.
Farà male il silenzio, il vuoto, l’assenza, l’inafferrabilità che lasceremo o che ci verrà lasciata.
Farà male il fatto che, per quanto possiamo saperlo, non saremo mai davvero pronti né a comprenderla né ad accettarla.
E, per quanto possiamo cercale di immaginare, il giorno che ci toccherà da vicino, il dolore non sarà mai quello che ci aspettavamo.
Il dolore della perdita di una persona cara attraversa come una lama nel burro la nostra esistenza, riecheggia in ogni parte di noi, rimbomba nella nostra anima. Percorre i nostri ricordi, si annida in una canzone, in un odore, in un colore, in un sapore.
L’imponente lavoro su sé stessi a cui costringe il passaggio della morte è una cosa che mi commuove sempre quando questa interessa le persone a me care.
E oggi devo salutare una persona speciale, tanto cara a delle persone importanti nella mia vita.
Lo faccio così, dedicando questa poesia che mi è stata cara per tanto tempo quando ho avuto a che fare io, per la prima volta, con la morte.
La vita, ah la vita,
che grande illusione,
d’amore e di vento,
come una canzone…
La vita fuggita,
la vita sognata,
la vita di nulla,
eppure adorata.

La morte, ah la morte,
non guarda nessuno,
di sangue o di linfa,
le basta qualcuno …
… da portare con sé,
lontano da dove,
tanto che importa,
sarà sempre un altrove.

E un bacio fin lassù.

Ciao, Carmelina.

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