Gli atleti di “Insuperabili Onlus e Reset Academy” si raccontano: l’esperienza di Omar Hanafi

Con molto piacere oggi vorrei presentarvi Omar Hanafi, trequartista della Prima Squadra Fs Agonistica di “Insuperabili”. L’esperienza nell’accademia calcistica gli ha permesso di inseguire il suo sogno, nonostante una diagnosi di Distrofia Muscolare, e di cambiare la sua vita, dentro e fuori dal campo.

So che sei entrato a far parte della squadra di “Insuperabili” nel 2015, come hai scoperto questo progetto?

Ho scoperto “Insuperabili” tramite i social network, non facendo io parte di nessuna organizzazione. Quindi l’unico contatto diretto è stato quello via social.

Come è stato il tuo primo allenamento?

Dal punto di vista mentale è stato bellissimo, per me è stato come entrare a far parte di un sogno. Dal punto di vista fisico invece è stato più difficile, inizialmente cadevo. È un po’ come quando impari ad andare in bicicletta. Sono passati cinque anni dal primo allenamento e fortunatamente è andata sempre meglio.

So che ad oggi giochi nella Prima Squadra Fs Agonistica di “Insuperabili”, in che ruolo?

Noi giochiamo calcio a 5 e calcio a 7. Io prevalentemente gioco in attacco, il ruolo esatto è trequartista, seconda punta.

Oltre che giocatore so che rivesti anche un altro ruolo nel Team di Lavoro di “Insuperabili”, quale?

Esattamente. Dal 2018 ho iniziato a lavorare all’Insuperabili Shop di Via Montevideo 6, a Torino, che però purtroppo ora è chiuso a causa delle restrizioni dovute alla pandemia. Da poco invece lavoro nell’ufficio di “Insuperabili” (l’ufficio è anche in Via Montevideo, 6).

Ti ha cambiato entrare a fare parte di “Insuperabili”?

Assolutamente sì. Mi ha proprio cambiato la vita, sia dal punto di vista morale che fisico. Mi ha cambiato anche per quanto riguarda gli aspetti fuori dal campo, ne può essere un esempio il miglioramento del rendimento scolastico, anche ora che frequento l’università.

Che rapporto hai con i tuoi compagni? So che ti chiedono consigli, che sei diventato un punto di riferimento per loro.

Sì, fortunatamente. L’interazione sia con i miei compagni che con gli allenatori è un aspetto che mi riesce bene.

Cosa rappresenta per te “Insuperabili”? Perché altri ragazzi dovrebbero iniziare a farne parte?

Perché un progetto valido, apre molte porte. Soprattutto fa stare bene. È un progetto su cui secondo me bisogna puntare, perché è molto completo.

Vuoi raccontarci qualcosa di particolare o di significativo della tua storia personale e della tua esperienza?

All’età di 4 anni mi è stata diagnosticata una Distrofia Muscolare. Purtroppo il mio tipo disabilità e lo sport sono due cose praticamente lontane tant’è che i medici non tenevano neanche in considerazione l’idea che io potessi giocare a calcio.

Ho dovuto rimboccarmi le maniche, ma quando per fortuna ho scoperto il progetto di “Insuperabili” sui social non ci ho pensato due volte a farne parte, nonostante la mia malattia.

Come cambia “Insuperabili” i rapporti dentro e fuori dal campo?

Nella squadra di “Insuperabili”, come punto di incontro abbiamo tutti il rispetto l’uno dell’altro, cosa che magari in altre amicizie può mancare. Partiamo dall’idea che ognuno ha una propria difficoltà, magari non se ne parla della propria (o se ne parla poco), però sappiamo tutti il motivo per cui siamo in questa squadra. Quella è la fase di partenza che però unisce.

Per quanto riguarda invece le amicizie fuori dal campo mi è capitato di fare delle partite al campetto con i miei amici della scuola contro la nostra squadra di “Insuperabili”. È stato davvero bello.

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