Da topo…a topa!

Le giornate si, sono come le giornate no, si vedono fin da subito. E quella era di sicuro una giornata si.

Avevo lavato i capelli e i miei ribelli e scombinati riccioli avevano assunto una piega perfetta. Avevo messo il vestitino scollato e le tette gonfie preciclo venivano su bellissime. Le calze non si erano smagliate quando le avevo messe. La giacca mi cadeva da un lato sul braccio, fintamente casual.
Il tram era passato in tempo e avevo trovato posto, il sole splendeva sui bei colori autunnali. Ero carina e in forma e le occhiate di approvazione ricevute per strada me lo confermavano.
Scesa dal tram per recarmi al lavoro, quel giorno non sapevo che avrei riscattato la mia me di vent’anni fa.

Quel giorno, mentre già pensavo a cosa fare una volta raggiunto l’ufficio e aperto il pc, non sapevo che sarebbe successo ciò che tanti di noi non osano neanche immaginare, ma che tutti speriamo: Incontrare una delle vecchie cotte di gioventù mentre ci sentiamo le persone più belle e in gamba del mondo.
Tu eri un topolino di biblioteca timido e bruttino di cui lui non aveva neanche coscienza; ammutolivi, arrossivi e giravi gli occhi quando lo incrociavi nei corridoi. Lui era tra i più belli e i più carismatici del tuo liceo, non solo bravo, anche intelligente e spiritoso. E forse non si è mai accorto di te.

Ma gli dei, invece, quel giorno lo sanno benissimo dove sei. Nel giorno più fortunato della settimana, in cui non strappi i collant appena li guardi, hai pure le tette gonfie e i capelli che emanano ferormoni come se non ci fosse un domani…chi incontri?
Lui. Non altri. Lui.
Incroci il suo sguardo velocemente ma lo riconosci, anche se sono passati 20 anni e siete entrambi 1200km più in su. E ti stupisci dell’espressione di sorpresa sul suo volto quando ti riconosce.

Allora, almeno non ero trasparente! – penso.
Mi guarda. Mi sorride e fa…ma noi andavamo a scuola insieme, vero?
A rispondergli non ci penso neanche.
Perché l’adolescente brufolosa che era in me, è già beata e riconoscente. E sta cuocendosi in un brodo di giuggiole.

Finalmente sento sorridere quella ragazza timida, silenziosa, troppo impegnata a prendere sul serio studio e voti per degnarsi di pensare a cosa indossare e a come apparire.
Vent’anni dopo, fortunatamente, non mi prendo ancora troppo sul serio, esteriormente. Ma mi piace guardarmi allo specchio e piacermi un minimo, ecco.
Sono finalmente in equilibrio, penso.

Gli sorrido, mentre lui mi dice:
– Eri un topolino da biblioteca, ma oggi sei in formissima ragazza! Quando ci si vede per cena? Voglio sapere tutto di te!
Il sipario si apre, gli angeli intonano Hallelujah, gli applausi s’alzano a scena aperta.
Il topo da biblioteca è diventato una topa e  ha avuto la sua rivincita!!!

Ci scambiamo i numeri con la promessa della cena, mi chiama per la prima volta per nome…dice che non vede l’ora di rivedermi.

Arrivo in ufficio veleggiando su una tavoletta rosa. Racconta tutto alle mie colleghe che mi sorridono, ridacchiano con me e poi mi dicono:
Comunque, dietro, hai tutte le calze smagliate.

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