Fine Agosto…

Lo scaccia pensieri sul letto tintinnava piano, muovendo delicatamente le farfalle rosa intorno.
Il vento entrava dalle fessure della persiana verde lasciate semichiuse abbastanza da far filtrare un po’di luce e un po’di aria.
Romolo si era acciambellato accanto a me e potevo sentirne il respiro profondo e addormentato.
Mi godevo l’atmosfera stesa sul letto con gli occhi semichiusi, perché volevo godermi tutto il contorno e dormicchiare allo stesso tempo.
Agosto era finito e nonostante avessi superato abbondantemente i 30 anni e non andassi più a scuola da metà della mia vita, la fine delle vacanze e di Agosto portava dentro di me l’aria di bilancio, la sottile e onnipresente insoddisfazione per qualcosa non raggiunta e la promessa, dietro l’angolo, di impegnarmi a raggiungere ciò che non avevo perseguito.
Da qualche anno sentivo di voler diventare grande. Di voler essere capace di fare il passo in più che sapevo di voler fare ma che per mancanza di disciplina e fiducia non avevo fatto. Tante volte avevo rimandato, per mancanza di voglia di risorse, ma in quel momento sentivo che il giorno della capriola si faceva sempre più vicino.
Mi sembrava, ogni anno, di girare sempre intorno alle stesse cose. E questa cosa mi frustrava. Stesa sul letto, come ogni fine Agosto, a pensare alle cose che da molti (troppi) anni dicevo che avrei voluto fare senza mai realizzarle davvero.
Mi rigirai sul letto stizzita di fronte a quello che percepivo come immobilità e incapacità. Romolo alzò la testa, mi scrutò velocemente mezzo arruffato e addormentato, per rimettersi a ronfare beato.
Era ciò attorno a cui ruotavano i miei pensieri, ultimamente. La capacità di mettere in pratica un’idea e non solo di pensarla. Sembrava banale. Ma avevo dovuto scriverlo un po’ ovunque, su lavagne, diari e post it: il valore di un’idea sta nel metterla in pratica.
Mi alzai dal letto risoluta. Come se quel gesto compiuto con tanta fermezza e velocità volesse sottolineare le mie intenzioni.
Il primo passo per fare una cosa partiva dal mandare un messaggio e un’idea chiara: datemi di un calcio in culo!
Quindi presi il telefono. E scrissi.

 

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