Terapia Manuale: è utile nel trattamento delle disabilità correlate alla cefalea?

Con molto piacere oggi vorrei presentarvi la Dott.ssa Daniela De Angeli, fisioterapista che collabora con il Centro Medico Mens CPZ. Attraverso la sua esperienza capiremo cosa si intende per Terapia Manuale e come questa tecnica possa essere utile nella gestione delle cefalee.

Dottoressa, che cosa si intende per Terapia Manuale?

Per Terapia Manuale s’intende quell’insieme di tecniche di osservazione, palpazione, mobilizzazione e manipolazione, che fisioterapisti e osteopati utilizzano per trattare dolore e disabilità funzionale neuro-mio-fasciali, in abbinamento a pratiche di educazione/rieducazione posturale e respiratorie (Osteopatia, release miofasciale, trattamento dei Trigger Points, Rieducazione Posturale, ecc.).

Quindi la Terapia Manuale può essere un importante aiuto nella gestione delle cefalee, anche laddove si sia instaurato un quadro di cronicità?

Questa è una domanda che ci viene fatta spesso come fisioterapisti.

È intanto indispensabile aver inquadrato il tipo di cefalea. Infatti alcune forme (in particolare la miotensiva) rispondono molto bene al nostro intervento, sia per quanto riguarda la gestione del dolore sia per quanto riguarda la frequenza degli episodi. Al contrario, in altre forme di cefalea come la cefalea a grappolo o la nevralgia trigeminale, risulta al più, quasi indifferente.

Dunque è consigliato rivolgersi a voi solo dopo aver consultato uno specialista che abbia diagnosticato il tipo di cefalea?

Si, è bene rivolgersi a un centro specializzato e/o a uno specialista medico di fiducia, che proceda alla definizione di caso e al piano diagnostico e terapeutico.

Detto ciò, vale però la pena sottolineare come il sintomo miotensivo sia quasi sempre presente se non altro come conseguenza di una risposta della sfera emotivo-emozionale ad una causa primaria diversa. Per spiegarmi meglio, spesso nelle cefalee possiamo riscontrare più cause in contemporanea (eziopatogenesi multifattoriale): ciò significa che in un paziente con emicrania, spesso coesiste una componente muscolo-tensiva, legata alla postura errata indotta dal dolore, o all’ansia associata al disturbo e cos’ via. Per cui anche altre forme di cefalea possono in parte trarre giovamento da questa tecnica.

Perché la Terapia Manuale è utile nel trattamento delle disabilità correlate alla cefalea?

Ad oggi numerosi studi clinici hanno dimostrato che la Terapia Manuale è valida nel piano di trattamento delle disabilità correlate alla cefalea, come dolore, impotenza funzionale, fotofobia (fastidio alla luce). Questo perché la T.M.: riduce o elimina i sintomi miofasciali e di eccitabilità nervosa periferica in numerosi distretti (cervico- dorsale, temporo-mandibolare, cranico, ecc.); migliora la capacità/qualità del movimento ed abbatte il ricorso al farmaco o ne migliora l’efficacia (sinergia).

Quanto dura una seduta abitualmente? E in che cosa consiste?

Mediamente una seduta dura 50-60 min. Si articola in una fase di valutazione con la somministrazione di semplici domande e/o test per inquadrare il modificarsi del decorso, e poi nel trattamento vero e proprio che sarà una combinazione di tecniche miorilassanti (massaggio, pompages, lavoro sui diaframmi, ecc.), di trattamento dei trigger points e posturali (RPG, Meziérès, strtching globale decompensato) calibrate individualmente sul paziente.

Quante sedute sono consigliate per ottenere una buona efficacia?

È difficile a priori stabilire un n° preciso di sedute. In genere se ne propongono 3, entro le quali il sintomo deve necessariamente modificarsi. A quel punto si programma l’eventuale impostazione di un piano di trattamento, magari a più lunga scadenza. Nella cronicità, spesso si valuta un intervento ciclico di revisione dopo aver assegnato un lavoro in autotrattamento e comunque la definizione va sempre stabilita in accordo alle esigenze del singolo.

Ci sono controindicazioni? O effetti collaterali possibili?

Le controindicazioni, sono quelle proprie della T.M. in genere, dunque, stati febbrili, infettivi e infiammatori acuti, vascolari con insufficiente copertura farmacologica (ad es. trombosi), lesioni muscolari acute.

Per quanto riguarda la patologia oncologica invece, mentre in tempi passati si preferiva non intervenire comunque, ad oggi non ci sono evidenze scientifiche di relazione fra intervento manuale e avanzamento di malattia, neppure per le tecniche massoterapiche e di drenaggio linfatico, ad esclusione di un’azione diretta portata su una lesione attiva (!!!) loco-regionale.

È poi in tutti i casi compito del medico valutare opportunità e indicazione, e del terapista, tipo di trattamento, nonché modalità e tempi di esecuzione.

Possiamo quindi concludere dicendo che la Terapia Manuale è un’importante strumento a sostegno della terapia medica?

Sì, nell’ottica di un approccio multimodale, la T.M. può sicuramente essere considerata come un’importante strumento a sostegno della terapia medica.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *