Il significato della vita

Un professore concluse la sua lezione con le parole di rito: “Ci sono domande?”.
Uno studente gli chiese: “Professore, qual è il significato della vita?”.
Qualcuno, tra i presenti che si apprestavano a uscire, rise. Il professore guardò a lungo lo studente, chiedendo con lo sguardo se era una domanda seria. Comprese che lo era. “Le risponderò” gli disse. Estrasse il portafoglio dalla tasca dei pantaloni, ne tirò fuori uno specchietto rotondo, non più grande di una moneta. Poi disse: “Ero bambino durante la guerra. Un giorno, sulla strada, vidi uno specchio andato in frantumi. Ne conservai il frammento più grande. Eccolo. Cominciai a giocarci e mi lasciai incantare dalla possibilità di dirigere la luce riflessa negli angoli bui dove il sole non brillava mai: buche profonde, crepacci, ripostigli. Conservai il piccolo specchio. Diventando uomo finii per capire che non era soltanto il gioco di un bambino, ma la metafora di quello che avrei potuto fare nella vita. Anch’io sono il frammento di uno specchio che non conosco nella sua interezza. Con quello che ho, però, posso mandare la luce, la verità, la comprensione, la conoscenza, la bontà, la tenerezza nei bui recessi del cuore degli uomini e cambiare qualcosa in qualcuno. Forse altre persone vedranno e faranno altrettanto. In questo per me sta il significato della vita”.

Se è vero che la poesia non è di chi la scrive ma di chi la usa…ecco! questa citazione con cui vi lascio questa settimana è proprio mia.
E’ quella che mi descrive maggiormente e che appendo vicino alla testiera del letto in ogni stanza in cui dormo da quando ho iniziato a vagare per l’Italia.
Non so neanche bene come e perché mi è venuto in mente di scrivere questa cosa, oggi.
Forse perché è stata la settimana della maturità e mi sono ricordata delle 36 ore passate a piangere prima e dopo l’esame orale; forse perché, dopo aver dato l’in bocca al lupo a mia cugina, mi sono addormentata e ho sognato la mia insegnante di italiano delle medie che ha sempre cercato di colmare un po’ il mio senso di inquietudine, quando anche a 12 anni mi spaccavo di pippe mentali.
Non riuscirei mai a scrivere qualcosa di simile, sul significato della mia vita, ma è esattamente quello che penso da quando ho iniziato a leggere e scrivere.
Sta tutto lì, per me; nelle mie mille elucubrazioni mentali sul senso della vita o sul significato che voglio dare alla mia vita, quando penso di meno a me stessa e molto di più agli altri, tutto assume una forma diversa, più definita e meno sfocata.
Non c’è molto altro da dire: sono sempre stata un pezzo di specchietto e sto bene davvero solo quando cerco di orientare bene la mia superficie per dirigere i raggi del sole verso i recessi bui di chi mi capita di incontrare per strada.
Ed è davvero strano che dopo una vita passata a guardarmi dentro, a cercare di capire, studiare e recepire ogni minima percezione del mio profondo e intimo essere…l’inquietudine diventa calma e la burrasca diventa una placida marea solo quando smetto di preoccuparmi troppo di me e di occuparmi di più di cosa posso fare per la serenità di chi mi sta intorno.
Come ogni volta che inizio a scrivere qualcosa di interessante, mi blocco. Ma mi accontento del poco ma buono, per stavolta.

A venerdì!

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