Il bosco e la foresta

Il linguaggio è un virus pensò Lucien guardandosi allo specchio del suo garage dotato di tutti i confort che la vita di oggi può offrire.

Aveva un grosso divano angolare e il frigo sempre stracolmo di birra gelata in previsione dell’estate afosa che faceva capolino dal lucernario, rivestendo tutte le superficie di una pasta luminosa e gradevole allo sguardo.                                                                                                                                    

Se fissavi in controluce potevi osservare migliaia di pulviscoli smarriti in balia dell’atmosfera un po’ come si sentiva lui certe giornate. 

Nonostante l’apparenza Lucien era un tipo molto affabile e riflessivo.                                                       

Amava i piccoli piaceri che la vita offriva e in particolare aveva una passione per le donne di tutti i colori e di tutte le forme. Nel poco tempo che gli restava dall’officina adorava porsi mille domande esistenziali.

Era consapevole, viste le sue umili origini, di non poter andare a fondo a certe questioni spinose  dell’esistenza,  ma gli piaceva curiosare e pensava che in fondo in fondo esistesse una sorta di giustizia nelle cose.  

Erano alcune settimane che si era perso in quel tipo di riflessioni. Molto probabilmente la prima volta che aveva sentito parlare del virus inteso come linguaggio era stato da un certo Eraclito, un tipo con cui si trovava in sintonia.

Lui come la maggior parte della gente che conosceva tendeva a cristallizzare il pensiero, che ormai aveva preso una connotazione prettamente materialistica e la cosa lo faceva  infuriare.                                                                                                 

La gente pensa attraverso le parole che gli vengono offerte al miglior prezzo e la parte legata ai sentimenti è davvero striminzita all’osso. 

Se voglio esprimere un concetto prima dovrò pensarlo e i termini in cui posso farlo sono davvero limitati e indirizzano immancabilmente il mio pensiero su un binario morto o comunque già battuto.

Le persone parlano e ragionano secondo schemi prestabiliti quasi non avessero un loro cervello.

Concetti inflazionati come amore o amicizia ormai hanno perso il loro significato originale e “trovare un amico è davvero come trovare un tesoro.”         

Non trovò altri luoghi comuni per definire una situazione che dovrebbe essere piuttosto comune. Un sorriso gli si disegnò sotto i baffi. Che curiosa sfortuna pensò.

La difficoltà di espressione dilaga a vari livelli e dà forma ai vari gradini del potere.

Oggi perlopiù la gente brama il potere.                                                                                                                

Purtroppo non saprebbe neanche descriverlo se non come moneta sonante e qualche sopruso che va a braccetto con il denaro.                                                                                                                                               

Magari associa la parola ad una serie di oggetti materiali che ormai fanno parte dell’immaginario collettivo. Auto di grossa cilindrata, belle donne che lui certo non disdegnava e ristoranti di lusso.                                                                                                                                                                    

“Ma sarà poi davvero quello che desidero?” si chiese. “Dopo un po’ non sopraggiunge immancabilmente la noia? guarda le persone ricche quanto sono tormentate. Si tratta del peso della conoscenza?” una serie di domande lo affliggevano. 

Sicuramente il denaro aiuta soprattutto con le donne pensò.

E quelle che aveva conosciuto, da lui principalmente avevano desiderato solo quello o le esperienze che poteva offrire.

Se uno sapeva darsi una regolata la “Giusta via di mezzo” sarebbe stata l’ideale per gran parte della popolazione ma a quel punto perché diamine avevano avvelenato il povero Socrate che viveva come uno straccione e non dava fastidio proprio a nessuno?                                                                                                                        

Le donne oggi prima di tutto sanno di avere il coltello dalla parte del manico. La società consumistica le vuole armate, ma non stanno neanche più di tanto a interessarsi di che tipo tu sia. L’importante e che ne abbia le tasche stracolme così da poter pagare vacanze, cene e quant’altro.

Giovane, vecchio, vanno bene tutti e fin che ci sono i piccioli è difficile che venga fuori qualche magagna all’interno della coppia. Lui l’aveva sperimentato in prima persona con Dorotea che lo aveva amato intensamente per poi dileguarsi alle prime avvisaglie di burrasca.

In televisione stavano trasmettendo “uomini e donne”, un noto programma trash molto in voga negli ultimi anni. Prima era diviso in due parti in cui corteggiatori di ogni genere davano spettacolo per accaparrarsi i “Tronisti” o belli del momento. C’era la sezione giovani e anziani.                                                                 

Poi si vede l’audience era scesa.                                                                                                                                                             

In quel momento un bel ragazzo arruolato in marina, ventiquattro anni appena compiuti faceva la corte a Gemma una tronista ultrasettantenne residente in Torino.     

Oggi è tutto un luogo comune.                                                                                                                                          

La gente è quello che pensa e i termini per sviluppare il pensiero non sono poi così tanti purtroppo. Vocabolario limitato uguale pensiero limitato uguale vita limitata o schiavitù.

Se poi s’intromettono semantica, semiotica e oratoria a controllare e confondere le menti già deboli, diventa davvero complesso comprendersi.                                                                                                             

Il tutto poi in prevalenza viene strumentalizzato a scopo di lucro che a oggi ha la priorità su ogni tipo di comunicazione. 

Aveva appena finito di pagare l’avvocato. Soldi ben spesi ma per cosa?                                                                    

Tutta una questione di chiacchiere e parole messe al punto giusto e udite dalle giuste orecchie.

La gente ragiona per opposti e si trova a seguire quelle linee guida scagliandosi con una furia inaudita in una direzione o nell’altra. Quasi come se accendessero una lampadina dentro la loro testa e non riuscissero più a scorgere altro.                                                                                             

Bianco, nero. Amore, odio. Razzismo, comunismo. E’ tutto semplice e alla portata di chiunque.                                                                                        

Anche un bambino potrebbe prendere parte a questo tipo di ragionamenti e alla fine molti bambini hanno più sale in zucca della massa d’ignoranti che circolano per le strade pensò.

Quando Dio distrusse la Torre di Babele, sicuramente fu meno duro nei confronti del popolo germanico da cui poi si sono evoluti tutti i più grandi pensatori che hanno permesso di originare idee differenti, e che ancora oggi condizionano la vita attuale. Parliamo di Hegel, Nietzche, Freud, Kierkegaard, Schopenauer e tanti altri.  

Aveva appena finito di leggere “Totem e Tabù” che trovava piuttosto attuale nonostante i suoi cento anni.                                                                                                                                                     

Sarà che il tedesco affonda le sue origini nel pensiero latino ma sicuramente si tratta della lingua ideale per filosofare visti i numerosi vocaboli che ha a disposizione per esprimere concetti che noi neanche potremmo immaginarci quasi fossimo un popolo di alieni. Un altro mesto sorriso gli inarcò gli angoli della bocca lasciando cadere uno stuolo di briciole sul tappeto sottostante. 

Lo stesso vale per “l’amore” e per quei sentimenti che travalicano il terreno. Da lì per esempio nacque sempre in Germania il movimento dello “Sturm und Drang” che andava ad approfondire proprio questo tipo di tematiche.

Fece partire un colpo ghiacciato facendo sgusciare il tappo della bottiglia di birra con abilità innata.                                                                                                                                                                                             

Poi si accasciò sul divano come un peso morto affogando nei cuscini e ancora più mestamente nelle sue divagazioni. 

La gente lo aveva sempre incuriosito in tutte le sue forme proprio come Bucowsky e ogni tanto gli piaceva fare qualche capatina nei salotti anche solo mettendosi in un angolo per ascoltare le differenti problematiche delle persone di quei luoghi.  

Si ricordò di quella volta che era stato alla fondazione Firpo per consultare il manuale di semiotica giuridica. Aveva dovuto intortarsi l’inserviente paffutello che incuriosito dalla situazione lo aveva tenuto d’occhio per tutto il tempo della consultazione.

Anche lì era sprofondato nei divanetti di radica. Il libro era molto interessante e offriva diversi spunti. Lasciava intendere che chi padroneggia la parola possiede un enorme potere. Aveva sentito qualcosa del genere anche nella Cabala che diceva che conoscendo tutti i 72 nomi di Dio era possibile modificare la realtà contingente proprio come aveva fatto Mosè quando aprì le acque.

A oggi la parte debole in genere si identificava con il ricevente ovvero con la persona che riceveva un qualsiasi tipo di messaggio e in base alla sua struttura mentale ne recepiva un contenuto differente.

C’era stato un periodo in cui lui era stato più suscettibile a questo tipo di prigionia e adesso a fatica, quelle poche volte che gli rivolgevano la parola cercava di analizzare tutte le possibilità che  la sua mente gli offriva. 

Il processo era laborioso e a volte dava l’impressione che si stesse discorrendo con un mezzo scemo. A Lucien non importava quello che la gente pensava di lui. 

Sempre nel libro faceva un curioso esempio e parlava di bosco e foresta. Entrambi avevano lo stesso significato ma nella mente di chi leggeva assumevano due connotazioni completamente differenti. 

La birra nello stomaco si era scaldata. La televisione blaterava in sottofondo di un’epidemia che si stava espandendo per la Cina. La chiamavano “Coronavirus”. Guardò inorridito la bottiglia di birra che si stava scolando. L’etichetta recitava proprio Corona beer.                                                                                          

Forse l’indomani sarebbe stato saggio sostituire la fornitura del suo refrigeratore.                                  

La testa ciondolava sul piumone e i pulviscoli avevano cessato la loro danza per lasciare il posto alla sera che silenziosa insieme al liquido ambrato si era impossessata della sua mente e delle sue membra. 

 

 

Gabriele Oneghì

Gabriele Oneghì, nasce nel 1984 a Torino “sotto la Mole” dice Lui. Sin da bambino manifesta passione per ogni forma di arte, dalla musica alla scrittura.   Gabriele non si definisce un paziente psichiatrico. Lui sta bene, non prende farmaci.  Ma guarda il mondo attraverso un caleidoscopio. La sua percezione delle cose e delle persone passa attraverso un filtro speciale in cui non esistono confini tra realtà, fantasia e sogno. L’arte è un veicolo, le parole sono simboli, riflessi dell’inconscio.

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