FIBROMIALGIA E ALIMENTAZIONE

FIBROMIALGIA E ALIMENTAZIONE

La FIBROMIALGIA, o sindrome fibromialgica, è una patologia CRONICA caratterizzata da DOLORE MUSCOLO-SCHELETRICO DIFFUSO, è conosciuta anche con il nome di “malattia invisibile” perché spesso le indagini cliniche risultano negative e il paziente appare sano. In Italia si stima che il numero di persone affette da fibromialgia sia tra 1.5 e 2 milioni, inoltre tale condizione patologica risulta essere più frequente nelle donne, con un picco attorno ai 40-50 anni. La causa esatta di questa sindrome non è ancora stata individuata, tuttavia è sempre più evidente come la PATOGENESI sia di tipo MULTIFATTORIALE, ovvero i fattori coinvolti nel suo esordio risultano essere molteplici (biochimici, genetici, ambientali, ormonali, psicologici) ma in ogni caso alla base di quasi tutti i casi esistono eventi traumatici, sia di natura fisica che psicologica.

Molti sono i trattamenti proposti per la presa in carico di pazienti che ne sono affetti ma l’approccio migliore rimane quello multidisciplinare, in cui l’ALIMENTAZIONE rappresenta uno strumento di fondamentale importanza per MIGLIORARE LA SINTOMATOLOGIA. 

Ma perché l’alimentazione è così rilevante? In letteratura si evidenzia come un’alterazione di alcuni PARAMETRI METABOLICI, quali COLESTEROLEMIA ed INSULINEMIA, possa impattare negativamente sul quadro clinico del paziente, per cui è indispensabile agire per garantire un corretto profilo lipidico e glucidico. Inoltre nei pazienti fibromialgici alcuni studi confermano la presenza di un ELEVATO STRESS OSSIDATIVO e di una RIDOTTA CAPACITÀ ANTIOSSIDANTE, tuttavia non è ancora chiaro se queste condizioni siano causa o conseguenza della fibromialgia e se dovute a carenze nutrizionali; è certo però che un’alimentazione sana ricca in ANTIOSSIDANTI e di alcuni fondamentali micronutrienti, quali VITAMINE e OLIGOELEMENTI, può PREVENIRE LA FORMAZIONE DI RADICALI LIBERI rallentando così la progressione della patologia stessa. Inoltre molti studi evidenziano come i pazienti con fibromialgia soffrano più frequentemente di disturbi alimentari, obesità, sindrome metabolica, e altri sintomi gastrointestinali; ciò mette in risalto la necessità e l’importanza di seguire un follow-up di tipo nutrizionale affidandosi a persone competenti e correttamente formate nell’ambito, evitando così di seguire indicazioni dietetiche e diete “fai da te” che spesso troviamo sul web e che potrebbero risultare dannose per la salute.

CARENZE NUTRIZIONALI

Molteplici studi hanno osservato nei pazienti fibromialgici carenze di alcuni minerali come FERRO, SELENIO, ZINCO E MAGNESIO, di vitamine in particolare VITAMINA D E B12, di ACIDI GRASSI POLINSATURI DELLA SERIE OMEGA 3 (presenti soprattutto in pesce azzurro e semi di chia, semi di girasole, semi di canapa, frutta secca) e carenza di COENZIMA Q10, forte antiossidante che rifornisce le cellule di energia. 

Ma quale impatto possono avere queste carenze? 

Ridotti livelli di vitamina B12 sono stati correlati ad un aumento del dolore muscolare mentre la carenza di vitamina D è stata associata ad un diminuito assorbimento del magnesio. E’ stato dimostrato inoltre che carenze di magnesio inducono un aumento di molecole pro-infiammatorie circolanti, accentuando la sintomatologia del paziente fibromialgico; tale mancanza comporterebbe anche insonnia, malumore e un aumentato senso di fatica. FONTI DI MAGNESIO: SEMI DI ZUCCA, LEGUMI, CEREALI INTEGRALI, CIOCCOLATO FONDENTE, BANANE, FRUTTA SECCA in particolare anacardi, arachidi e mandorle, VERDURE A FOGLIA VERDE. Concentrazioni plasmatiche insufficienti di selenio, risultano invece essere correlate ad una diminuita forza muscolare e a crampi muscolari. FONTI DI SELENIO: RISO, ORZO, MAIS e KAMUT, TUORLO DELL’UOVO, la frutta secca come le NOCI BRASILIANE e gli ANACARDI.

MALNUTRIZIONE PROTEICA 

Oltre alle carenze appena discusse, nei pazienti fibromialgici con severi dolori muscolari si sono rilevate significative riduzioni plasmatiche di FENILALANINA e AMMINOACIDI A CATENA RAMIFICATA (BCAAs: VALINA, LEUCINA E ISOLEUCINA), importanti perché forniscono energia ai muscoli e regolano la sintesi proteica. Alimenti ricchi in BCAAs sono: BRESAOLA, POLLO, PARMIGIANO, GRANA, PECORINO, PINOLI, ARACHIDI, LEGUMI, UOVA DI GALLINA, SGOMBRO. Molti pazienti fibromialgici sono risultati carenti anche in TRIPTOFANO e TIROSINA, aminoacidi aromatici importanti per l’adeguata sintesi dei neurotrasmettitori. In particolare, la carenza di triptofano può essere imputata ad una MALNUTRIZIONE PROTEICA (condizione spesso associata ai pazienti fibromialgici) ma può insorgere anche in conseguenza a CONDIZIONI INFIAMMATORIE CRONICHE, tipiche della patologia in oggetto. Risulta quindi fondamentale assicurare un corretto apporto proteico per garantire l’intake di tutti gli amminoacidi essenziali, fondamentali per il corretto funzionamento del sistema nervoso e per garantire la normale fisiologia del muscolo. 

DIETA RICCA IN ANTIOSSIDANTI

Lo stress ossidativo è una condizione che caratterizza la patologia in esame e i sintomi fisici di questa condizione sono la stanchezza, l’affaticamento, la difficoltà di concentrazione, la cefalea, i crampi, i dolori muscolari e problemi digestivi. Il nostro organismo è molto efficiente e possiede meccanismi complessi di difesa: gli ANTIOSSIDANTI che possono essere endogeni (alcuni enzimi) oppure provenire dagli alimenti (VITAMINA A, C, E, VITAMINE DEL GRUPPO B, CAROTENOIDI, FLAVONOIDI). La produzione fisiologica di antiossidanti potrebbe essere però insufficiente in alcune condizioni fisiopatologiche tra cui la fibromialgia, tuttavia aumentandone l’assunzione con l’alimentazione, possiamo aiutare l’organismo a difendersi dall’eccesso di produzione dei radicali liberi. A tal proposito è consigliato consumare almeno 5 porzioni di FRUTTA E VERDURA al giorno, in quanto questi alimenti di origine vegetale presentano un elevato contenuto di composti antiossidanti, principalmente polifenoli.

DIETA A RIDOTTO CONTENUTO DI GLUTAMMATO ED ASPARTAME

Tra i consigli alimentari più importanti da fornire ai pazienti fibromialgici possiamo includere una dieta a ridotto contenuto di sostanze in grado di “eccitare” eccessivamente i neuroni, in particolare il GLUTAMMATO, uno dei neurotrasmettitori più abbondanti del nostro sistema nervoso centrale con ruolo eccitatorio. Molti sono gli studi in cui si mette in evidenza come la riduzione dell’assunzione di alimenti contenenti questo amminoacido ha portato ad una regressione della sintomatologia fibromialgica. I cibi “disturbanti” sono principalmente rappresentati dai DADI DA CUCINA, ALIMENTI IN SCATOLA, PRODOTTI CONGELATI E LIOFILIZZATI, SALUMI, pasti pronti contenenti additivi E620 ed E625, e alimenti caratterizzati da dolcificanti come l’ASPARTAME, ne sono un esempio alcune BEVANDE “LIGHT”, GOMME DA MASTICARE, CARAMELLE E BUSTINE DOLCIFICANTI. A conferma di quanto detto, un recente lavoro di revisione della letteratura scientifica ha identificato 4 sostanze in grado di aumentare il dolore nel paziente fibromialgico: CAFFEINA, aspartame, glutammato monosodico e ACIDO ARACHIDONICO (ne sono ricchi i PRODOTTI DA FORNO CONFEZIONATI).

RUOLO DEL MICROBIOTA INTESTINALE

Uno studio del 2008 ha evidenziato una relazione tra alterazioni del microbiota intestinale e la fibromialgia; in particolare ha rilevato in tutti i soggetti fibromialgici inclusi nello studio una situazione di sovra crescita batterica intestinale (SIBO) con conseguente aumentata permeabilità intestinale, condizione risultante spesso dall’uso eccessivo e/o prolungato di FARMACI (antibiotici, antinfiammatori, inibitori della pompa protonica, ecc.) e ABITUDINI ALIMENTARI SCORRETTE, il tutto combinato con lo STRESS PSICO-FISICO. La causa della SIBO è stata attribuita anche ad alcune problematiche gastroenteriche che si presentano frequentemente nel paziente fibromialgico: DISPEPSIA, RIDOTTA MOTILITÀ INTESTINALE, ACLORIDRIA. Tra gli alimenti che in qualche modo potrebbero migliorare tale disbiosi intestinale aiutando il ripristino dell’EUBIOSI troviamo la PAPAYA, ricca in PAPAINA E CHIMOPAPAINA, enzimi proteolitici che aiutano il processo digestivo ed evitano che si accumulino nell’intestino tenue proteine non digerite, substrato per la proliferazione di batteri patogeni. La papaya è ricca anche in PECTINE che aiutano la peristalsi e ripristinano la funzionalità dei microvilli spesso compromessa dall’utilizzo eccessivo e prolungato di farmaci. Non dimentichiamoci il ruolo fondamentale di probiotici quali LATTOBACILLI e BIFIDOBATTERI.

 

Dott.ssa Giulia Massini

Ha collaborato con l'Ospedale infantile Regina Margherita presso l'ambulatorio dislipidemie e prevenzione cardiovascolare e segue progetti di intervento diagnostico terapeutico nella diagnosi precoce di iperlipemia aterogena in età pediatrica nel territorio piemontese.

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