La sindrome di Alice nel Paese delle Meraviglie:

La sindrome di Alice nel Paese delle Meraviglie (AIWS: Alice in Wonderland Syndrome) o sindrome di Todd, consiste in una neuropatologia che interessa non solo la sfera neurologica, ma anche quella sensoriale e percettiva visuo-spaziale.
Il nome della sindrome è stato introdotto da un noto psichiatra inglese John Todd (1949-2007), per rappresentare una categoria di sintomi strettamente legati all’emicrania e all’epilessia che concernono le distorsioni senso-percettive visive, mutando notevolmente la morfologia degli oggetti circostanti.
L’attenzione verso questa malattia è sorta da Todd dopo aver scoperto che alcuni suoi pazienti affetti da attacchi emicranici “con aura” e da crisi epilettiche, presentavano anche dei deficit psicotici e alterazioni percettive (allucinazioni) riferite alla grandezza degli oggetti, alla localizzazione spaziale ed alla propriocezione tattile, che si manifestavano durante le crisi emicraniche ed epilettiche.
Potremmo leggere un breve estratto dall’omonimo libro di Lewis Carroll, “leggimi” – così come “mangiami, o bevimi”: Alice ha appena cambiato dimensione…

Questo è il suo dialogo interiore:

“…Alice raccolse i guanti e il ventaglio, col quale, siccome nel salone faceva un gran caldo, prese a farsi vento per tutto il tempo che continuò la sua chiacchierata. «Mamma mia! Che cose strambe mi son capitate oggi! E pensare che ieri sera era tutto normale. Magari sono stata scambiata durante la notte! Ragioniamo: ero la stessa quando mi sono svegliata stamattina? Mi pare quasi di ricordare che mi sentivo un tantino diversa. Ma se non sono più la stessa, prima di tutto occorre rispondere alla domanda: “Chi sono io?” Questo è il problema!» E cominciò a passare in rassegna tutte le altre bambine che conosceva, della sua età, per vedere se era stata scambiata per una di loro.
«Sono più che certa di non essere Ada» ragionava, «perché lei ha i capelli lunghi e ricciolini, e i miei non sono affatto ricci; e sono più che certa di non essere Mabel, perché io so un sacco di cose e lei, oh, ne sa proprio poche! Inoltre, lei è lei, e io sono io, e – oh, povera me, c’è da perderci la testa! Voglio vedere se so ancora tutte le cose che sapevo. Vediamo: quattro per cinque fa dodici, e quattro per sei fa tredici, e quattro per sette fa – oh, povera me, non arriverò mai a venti di questo passo! Comunque, la Tabellina del Per non conta: proviamo con la Geografia. Londra è la capitale di Parigi, e Parigi è la capitale di Roma, e Roma – no, no, è tutto sbagliato! Devono avermi davvero scambiata con Mabel, dopo tutto! Voglio provare a dire T’amo, o pio coccodrillo -». E tenendo le mani raccolte in grembo, come quando ripeteva la lezione, cominciò a recitare, ma le venne fuori una voce roca e strana, e le parole che uscirono non erano le stesse che aveva sempre saputo:

T’amo, o pio coccodrillo: e un sentimento
D’innocenza e di pace al cor m’infondi,
O che al fiume sciacquandoti contento
L’agil lucore alla coda secondi;

«No, no! Non è così che dice la poesia!» esclamò la povera Alice, mentre con gli occhi gonfi di lacrime ripigliava, «Devo essere proprio Mabel alla fin fine, e mi toccherà andare a vivere in quella sua casuccia strettina, senza quasi nessun giocattolo per giocare, e, ahimè, con chissà quante lezioni da studiare! No, ho già preso una risoluzione in tal caso: se sono Mabel, me ne starò quaggiù! È inutile che si sporgano con la testa e mi gridino: “Carina, vieni su!” io mi limiterò ad alzare gli occhi e a chiedere, “E allora, chi sono io? Prima rispondete a questa domanda, e poi, se mi andrà a genio di essere quella persona, tornerò su; altrimenti me ne sto quaggiù finché non sarò qualcun altro” – però ahimè!» proruppe Alice, in un improvviso scoppio di pianto, «come vorrei che si affacciassero da quel buco! Non ne posso più di starmene qui tutta sola!»

Nel tempo che diceva così, abbassò gli occhi e guardandosi le mani, con sua grande meraviglia, si accorse di essersi infilata uno dei guantini bianchi di capretto del Coniglio. «Come ho fatto?» pensò. «Forse mi sto impicciolendo un’altra volta.» Si alzò e si avvicinò al tavolino per misurarsi; doveva essere alta poco più di mezzo metro, ma andava man mano accorciandosi sempre più: si rese subito conto che il ventaglio che stringeva fra le mani ne era la causa, e lo lasciò cadere di colpo, giusto in tempo per evitare di svanire via del tutto.

Perché Lewis Carroll ha scritto di follia?

Nel 1873 Skeffington Lutwidge, un ispettore della Lunacy Commission per i manicomi in Inghilterra, fu ucciso da un paziente in manicomio. Lutwidge era zio e amico intimo di Charles Lutwidge Dodgson, noto anche come Lewis Carroll. Un anno dopo, Carroll ha iniziato a scrivere “The Hunting of the Snark”, una poesia il cui significato ha scioccato gli appassionati di Carroll. In realtà, la poesia è una descrizione del gruppo di ispezione della Lunacy Commission e riflette la comprensione personale di Carroll e la reazione all’uccisione di suo zio da parte di un individuo con una grave malattia mentale. La stretta relazione di Carroll con suo zio spiega anche l’importanza del pensiero psicotico nel lavoro di Carroll, tra cui la festa del tè del Cappellaio Matto, o anche la più crudele, Regina dei Cuori, che è di fatto, un’assassina.
Commentando i “continui ordini di decapitazione” della Regina Rossa, Gardner suggerisce che “la violenza con toni freudiani” è abbastanza innocua per i bambini, ma che “non dovrebbe essere permesso al libro di circolare indiscriminatamente tra gli adulti che sono in fase di psicoanalisi”.«Ho capito!» esclamò la Regina, che nel frattempo aveva esaminato le rose, «tagliate loro la testa!» e il corteo si rimise in movimento, mentre tre soldati restavano indietro per giustiziare gli sfortunati giardinieri, i quali si precipitarono da Alice in cerca di protezione.
«Nessuno vi taglierà niente!» dichiarò Alice, e li nascose dentro un enorme vaso di fiori che era lì vicino. I tre soldati li cercarono qua e là per un paio di minuti e poi se ne andarono via tranquillamente, marciando in coda agli altri.
«Avete tagliato loro la testa?» urlò la Regina.
«Delle loro teste non rimane traccia, se così piace alla Maestà vostra!» urlarono i soldati in risposta.

 

Più grande e più piccolo alla vista

Nella storia, Alice, sperimenta numerose situazioni simili a quelle di micropsia e macropsia, allucinazioni per cui il paziente vede oggetti o parti del proprio corpo più piccoli o più grandi del reale. Sono emerse speculazioni sul fatto che Carroll potrebbe aver scritto la storia utilizzando la propria esperienza diretta con episodi di micropsia derivanti dalle numerose emicranie di cui era noto aver sofferto. È stato anche suggerito che Carroll può aver sofferto di epilessia del lobo temporale.

È stato suggerito da alcuni che Lewis Carroll possa essere stato ispirato a scrivere Alice nel Paese delle Meraviglie successivamente all’insorgenza di una condizione neurologica atipica. Preda di “mal di testa biliari”, Carroll ha registrato nel suo diario la sua esperienza di “curiosi effetti ottici … vedendo ‘fortificazioni’ disordinate”. Sebbene la diagnosi storica sia ardua, gli studiosi concordano sul fatto che queste “fortificazioni disordinate” sono state il probabile prodotto della sindrome di Todd’s, una condizione che distorce la percezione delle dimensioni e induce la sensazione di contrazione che Alice prova nel libro. Riconosciuta formalmente solo 60 anni fa, questa sindrome riguarda solo un numero esiguo di persone all’anno.

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