L’importanza delle Terapie Alternative nel trattamento della Fibromialgia: intervista alla Dott.sa Maria Clemente

Oggi vorrei presentarvi la Dott.sa Maria Clemente, Anestesista, specializzata in Fibromialgia e Terapia del Dolore.

Dottoressa ci può spiegare che cos’è esattamente la Fibromialgia?

La Fibromialgia non è una malattia semplice, è una sindrome che comprende l’insorgere di diverse sintomatologie. La più eclatante è il dolore, che può essere scatenato anche da movimenti semplici, come ad esempio essere presi a braccetto. Un’altra è la stanchezza infinita che i fibromialgici sentono nell’affrontare la giornata. Ci possono essere poi correlazioni con altre patologie reumatologiche o non reumatologiche. In genere la Sindrome Fibromialgica ha diverse sfaccettature e comprende un po’ tutto.

Quindi, il dolore che i fibromialgici sentono è abbastanza diffuso in tutto il corpo oppure è concentrato solo in alcune parti?

È un dolore generalizzato, scatenato da stimoli lievi, come ad esempio appoggiare la mano su un braccio o su una gamba, perché è un dolore che proviene dai muscoli e quindi basta toccare l’arto o una parte del corpo per provare dolore. I fibromialgici inoltre sentono una stanchezza infinita. Possono poi esserci correlazioni più o meno importanti con altre patologie, ma possono anche non esserci del tutto.

 Oltre alla stanchezza ed il dolore, quali sono gli altri sintomi principali?

Il dolore e la stanchezza sono i sintomi preponderanti, ma può essere presente anche una sindrome depressiva, primaria o reattiva alla situazione dolorosa. Inoltre ci possono essere delle correlazioni con malattie reumatologiche associate alla sindrome fibromialgica.

La maggior parte delle persone che soffrono di Fibromialgia sono donne, le vorrei chiedere Dott.sa, come mai le donne sono le più colpite, c’è una risposta a questa domanda?

No, al momento attuale non c’è una risposta, probabilmente ci sarà quando ne conosceremo le cause. È un po’ come la sclerosi multipla, che è anche una malattia prevalentemente femminile, ma il perché ancora precisamente non si sa, anche se ci sono tante ipotesi.

Che problemi crea il fatto che spesso sia una sindrome di difficile diagnosi e che possa essere confusa con tante altre patologie?

Il problema più frequente è che spesso le fibromialgiche non si sentano credute. Loro provano un dolore giornaliero perenne, soprattutto al mattino, che rende loro difficile la vita quotidiana. Tuttavia all’apparenza sembrano in perfetta salute, non presentando altre sintomatologie, se non il dolore e la stanchezza. Per questo la prima loro preoccupazione è quella di far credere al loro dolore e quindi la prima cosa che dobbiamo fargli capire e che noi, una volta fatta la diagnosi, crediamo alla loro sofferenza.

Di solito qual è il primo medico a cui si rivolgono? Qual è la trafila che fanno per arrivare alla diagnosi vera?

In genere quando arrivano a Terapia del Dolore hanno già fatto tutta una serie di tentativi terapeutici, anche i più bizzarri trovati su internet. Quindi bisogna riiniziare dalla diagnosi e proseguire con il percorso terapeutico.

Il medico di base le manda velocemente a fare controlli, specialmente dal reumatologo; ma i reumatologi, che sono indispensabili per la diagnosi, hanno tempi di attesa molto lunghi e non sempre hanno tempo e voglia di prendersi carico di queste pazienti. 

A fare la diagnosi di Fibromialgia deve essere un neurologo, specializzato in Terapia del Dolore?

No, i terapisti del dolore possono non essere neurologi, io ad esempio sono un’anestesista. Tradizionalmente però la diagnosi è di pertinenza reumatologica perché si devono escludere le altre patologie reumatologiche che possono essere associate. Dopodiché esistono dei criteri diagnostici che possono essere messi in atto anche dall’algologo, che fa già l’ipotesi diagnostica di Fibromialgia e se lo ritiene opportuno manda il paziente dal reumatologo. Se come unica e singola malattia invece il paziente ha solo il dolore tendenzialmente viene trattata nella Terapia del Dolore. Ci sono dei criteri diagnostici ben specifici che sono standardizzati essenzialmente per stimolare il dolore in più parti.

Si tratta di un esame clinico?

Si è un esame clinico, non esistono esami strumentali al momento. Sicuramente il dolore è un dato di fatto ed è un determinato tipo di dolore, molto diffuso, che viene evocato clinicamente in determinati punti. Si fa poi un punteggio della rilevanza di questi punti e quindi più sono positivi ai punti più ci si avvicina alla diagnosi di Fibromialgia.

In che modo distinguete il dolore da Fibromialgia da un altro tipo di dolore o dalla stanchezza dovuta ad esempio da altri tipi di patologie? In base per esempio alla durata o alla frequenza?

Lo capiamo dall’anamnesi, da quando e come è insorto il dolore, dalla storia clinica, dall’esame clinico, ma soprattutto dalla visita clinica, in cui ascoltiamo il paziente. Ovviamente nell’analisi del paziente vanno escluse altre cause e vanno valutati eventuali altri fattori di possibile stanchezza. L’astenia può derivare da tantissimi motivi, ma quella fibromialgica è particolare. Dalla descrizione che i pazienti danno della sintomatologia e del picco del dolore prettamente muscolare, diffusissimo a tutti i muscoli.

A quali altre patologie si accompagna la Fibromialgia?

Come avevo già accennato si associano a quelle reumatologiche, ad esempio all’artrite reumatoide o all’artrite psoriaca, che dà un dolore importante a tutte le articolazioni, perché al dolore articolare si associa un dolore muscolare.

In alcuni casi ci può essere solo la parte reumatologica e non la fibromialgica?

Sì, assolutamente non vanno sempre insieme.

 

Alla base della Fibromialgia ci può essere una componente psicologica, più come causa che come effetto?

Ci addentriamo in un campo un po’ spinoso perché ci sono donne giovani fibromialgiche che hanno solo la Fibromialgia e hanno una depressione reattiva chiara, altre invece che hanno un’importante componente psichiatrica e quindi hanno anche la Fibromialgia. Capire quale sia l’inizio del tutto diventa quindi difficile. Sicuramente per tanti anni esisteva un Centro per la Fibromialgia dove la Fibromialgia veniva trattata dagli psichiatri, questa cosa tende a sminuirle! Tant’è che loro dicono: “Eh ma non sono mica matta, ho male davvero”. E hanno ragione! 

Un fattore che può creare confusione è che alcuni dei farmaci che si utilizzano, sono gli antidepressivi; questi farmaci infatti vengono dati alle pazienti, non per il disturbo dell’umore (che comunque, se c’è, può averne un beneficio) ma perché hanno una dimostrata efficacia sul dolore neuropatico (ovvero il dolore che deriva da un danno del sistema nervoso).

Che differenza c’è tra il dolore neuropatico e il dolore dovuto alla Fibromialgia?

Il dolore neuropatico è un dolore che deriva da un danno su uno o più nervi presso il sistema nervoso centrale o più periferico. Il dolore dovuto alla Fibromialgia può essere inquadrato anche come dolore neuropatico perché è un dolore periferico da danno presso le piccole fibre, quelle periferiche. Uno dei mezzi farmacologici per trattare il dolore neuropatico è quello di usare gli antidepressivi, che creano un compenso sia della componente depressiva sia un miglioramento del dolore diffuso. Questo però non può bastare quindi bisogna mettere in campo tutte le altre strategie. Per molto tempo le fibromialgiche sono state etichettate come psichiatriche adesso finalmente si stanno aprendo nuovi orizzonti.

Quali cure oltre agli antidepressivi abbiamo oggi a disposizione, farmacologiche e non?

È una domanda a cui tengo molto perché queste pazienti sono state trattate per anni e vengono tuttora trattate con i farmaci oppiacei per cercare di tamponare questo dolore, che in realtà non risponde all’oppiaceo. Negli anni abbiamo capito ciò che non si deve fare e quello che invece sicuramente giova. Non si deve intraprendere una terapia con oppiacei, innanzitutto perché non procurano alcun beneficio e poi perché questi danno tutta una serie di effetti collaterali e creano la tendenza a mantenere questa terapia perché il dolore continua sempre ad esserci. Da evitare tra questi anche la Cannabis, della quale ultimamente c’è una forte richiesta. Si deve sapere che il potere analgesico della cannabis è molto meno del Tachidol, quindi è molto blando, in più non ha nessun beneficio sul dolore; può essere usato come potenziante degli antidepressivi e antipsicotici o come miorilassante nella spasticità. Quindi bisogna sfatare anche il mito della Cannabis.

Cosa significa antipsicotico? Se non tolgono il dolore, che funzione hanno?

Agiscono prevalentemente sulla componente psichiatrica, psicologica del dolore. Possono migliorare il sonno con tutto il resto della terapia, ma è un sistema complesso che ha i suoi effetti collaterali e per me anche questa è una terapia da usare con le pinze. 

Cosa fare allora?

Quello che sicuramente serve è un approccio multimodale, prima di tutto un colloquio in cui si dedica il giusto tempo per spiegare alla persona che sarà ascoltata, compresa e capita e che deve iniziare un percorso terapeutico. Bisogna spiegarglielo perché deve instaurarsi una reciproca fiducia visto che la strada da intraprendere sarà lunga e complessa e quindi sarà necessario fidarsi di chi ci accompagnerà in questo percorso.

Il primo discorso importantissimo da fare alle pazienti è quello della dieta, non devono prendere peso e, se sono in sovrappeso, devono perdere peso. Questo perché gli adipociti danneggiano ulteriormente le piccole fibre, creando un peggioramento del dolore. Poi è necessario parlare loro del movimento. Possono rispondere:” Non posso farlo perché sto male”. Questo discorso sembra una contraddizione, ma se stiamo fermi avremo sempre più male. Nel caso della Fibromialgia può essere molto utile l’esercizio in acqua, perché in acqua non c’è contatto fisico che può provocare dolore, non c’è gravità, ci si sente più leggeri. Quindi l’attività in acqua dev’essere spinta, anche perché il movimento fa aumentare le endorfine, il senso di benessere che crea anche un effetto antidepressivo. Bisogna proprio spiegare che è una terapia. 

Dopodiché come farmaci ci si può indirizzare sugli antidepressivi, ma non ci sono dei farmaci specifici per la Fibromialgia, si studia in base alla persona quale potrebbe essere l’approccio farmacologico. Non è detto che debba essere sempre instaurato, ma questo è molto soggettivo. Vorrei sottolineare che gli antidepressivi servono non solo per l’aspetto depressivo ma anche proprio per quello curativo del dolore.

E poi vorrei aprire un altro capitolo terapeutico, quello delle terapie complementari, che prevede le Terapie di Autorilassamento, in modo da facilitare il sonno, il rilassamento muscolare e detendere tutte le tensioni che si sono accumulate in tutta la giornata. E poi l’Agopuntura e l’Auricoloterapia, che creano molto beneficio.

In che cosa consiste l’Auricoloterapia?

L’ Auricoloterapia è una pratica di medicina alternativa che prevede la stimolazione di punti specifici dell’orecchio esterno, tramite aghi di agopuntura o altre forme, al fine di apportare benefici all’organismo. È nata come arte della medicina tradizionale cinese, come l’Agopuntura, poi si è specializzata e adesso è una pratica della medicina occidentale ed è riconosciuta dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità). Per sapere in che punti dell’’orecchio mettere gli aghi bisogna fare diagnosi medica per capire qual è il tipo di dolore. In genere si mettono tre volte gli aghi a distanza di un mese uno dall’altro. 

L’agopuntura invece è medicina tradizionale cinese e può avere il suo beneficio sul dolore diffuso. L’agopuntura si fa a cicli di una settimana, prevede cinque o sei sedute, poi però bisogna fare una seduta al mese di richiamo. 

Le altre terapie complementari sono le tecniche di autorilassamento. Quelle che noi utilizziamo derivano dall’autoipnosi e dal tocco armonico. In un caso o nell’altro ci sono delle tecniche di rilassamento abbastanza diverse. Nell’autoipnosi si insegna al paziente qual è la tecnica che lui deve attuare per rilassarsi, autorilassarsi e bisogna poi dare un rimando, perché non basta una seduta sola, bisogna rimandare e rinforzare il comando. Nel tocco armonico si prevedono varie sedute, in cui c’è un tocco, non c’è un massaggio che fa male alle pazienti fibromialgiche. È un tocco lento in determinati punti in cui l’infermiera può chiacchierare con la paziente e anche questo è un aiuto al rilassamento.

Quindi deve essere effettuato da un operatore?

Mentre l’autoipnosi viene effettuata in autonomia dal paziente dopo un addestramento, il tocco armonico viene effettuato da un operatore che può anche insegnare a qualcuno di famiglia a farlo ma non può essere fatto in autonomia. Cosa va meglio o peggio dipende dalla persona, sicuramente bisogna mettere insieme tutti i tasselli, se no non se ne esce. L’attenzione al peso, al movimento, le tecniche di rilassamento e poi anche la parte farmacologica e le tecniche complementari.

Da quanto ho capito è un percorso lungo, richiede molta volontà, molto impegno e forse i risultati non si vedono neanche subito, vero?

Si vedono abbastanza nell’immediato, però devono essere mantenuti. Ci vuole costanza. Gli antidepressivi hanno bisogno di almeno un mese per iniziare a fare effetto. Nel frattempo ho bisogno di far sentire la persona accolta, ascoltata, prima che anche i farmaci inizino a fare effetto.

La Fibromialgia è una sindrome cronica? Ha una componente genetica?

Sì, è una sindrome cronica. E No, non c’è una componente genetica, non che si sappia.

Esiste ad oggi un riconoscimento di invalidità per le pazienti che soffrono di Fibromialgia?

Non esiste un riconoscimento di invalidità, anche se è invalidante, quindi io spingo tutte le mie pazienti a guarire e a stare bene. In futuro ci saranno tanti congressi dedicati solo alla Fibromialgia, mentre in passato non si sentiva affatto parlare di questa sindrome, quindi ci sarà anche in futuro una terapia mirata.

Stiamo tutti lavorando molto affinché questa patologia riceva le attenzioni che merita anche da parte delle istituzioni sanitarie.

 

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