Il disagio in fase 2.

Breve storia triste del disagio in fase 2.

Call conference con la collega dell’amministrazione per una convenzione per l’azienda. 
Dall’altra parte c’è l’uomo dei miei sogni, carino, simpatico e intelligente. Che ha inventato un’azienda figa. 
Ringrazio la mascherina che copre l’espressione da pesce lessa che ho stampata in faccia, anche se non posso nascondere gli occhi a cuoricino. 
Ad un certo punto, fa: “Ragazze, devo prendere questa chiamata”.
E ci mette in muto.
E io, dico alla mia collega: “Lo vedi quanto è carino? lo vedi? Perché non mi dice: fuggiamo insieme!”
E lei fa: “Volevo solo dirti che quello in muto è lui. Non tu.” 

La mia gloriosa settimana lavorativa è iniziata così.
Con un lunedì piovoso in cui mi sono presentata sulla porta dell’azienda con borsa con le cianfrusaglie, borsa con il cibo da portare in ufficio, auricolari e cellulare, laccio delle chiavi al collo, mascherina, guanti e ombrello. Non sapevo da dove cominciare per smontare tutto.  
E se prima rientravo una seconda volta in casa per aver dimenticato qualcosa, questa settimana il tasso di rientro per dimenticanza si è triplicato. Come quello delle bestemmie. 

Per i pigri, depressi e asociali la fine della quarantena ha segnato quel tragico momento in cui si deve per forza guardare fuori, far finta di interessarsi al meteo e prendere in considerazione il fatto di uscire o, peggio, fare attività fisica per il benessere psico-fisico.
Quanto era bello sentirsi legittimata da una pandemia globale. 
Tutti erano costretti in casa, come me. Che bel tempo fuori. Cheppppecccato non poter uscire!!! Cheppeccato essere costretti a casa. In pigiama. 
Per l’occasione, ho anche fatto delle mie lenzuola la versione 2.0 della Sindone. 
Ma ritrovare la mia splendida colleganza è stato comunque il lato bello dell’inizio fase due. 

Gestire il corpicino iperstanco e la mente iperattiva è sempre un’esperienza emozionante. 
E a dimostrazione del fatto che comunque voglio lasciare un segno nel mondo, oggi uscendo dal bagno ho sbattuto la testa contro la porta a vetro dell’ufficio. 
Non ricordo niente. So solo che i colleghi mi hanno vista marciar convinta fuori dal bagno verso la porta chiusa.
E hanno commentato così: “Aò, parevi n’Boeing 767 contro la torre gemella”.

Buon week end amici!

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