Depressione e ansia da e per Coronavirus. Come stiamo davvero dentro?

L’epidemia che il mondo intero sta vivendo in queste settimane a causa del Coronavirus sta avendo più risvolti negativi sotto molteplici aspetti, uno di questi è sicuramente l’insorgenza di sentimenti negativi nelle persone più colpite dall’evento o più soggette a sviluppare stati emotivi quali ansia, angoscia, fino alla depressione. Cerchiamo di capire con l’aiuto della Dott.sa Elena Peila, cosa può succedere nella mente di un adulto in questo periodo particolarmente difficile.

 

Quali sono i sentimenti che prevalgono nelle persone adulte a livello psicologico in queste settimane di quarantena?
Dai dati che abbiamo a disposizione e quindi dati presi da indagini effettuate durante il periodo della precedente epidemia di Sars (2001-2002) unitamente ai dati raccolti dalla comunità scientifica cinese negli ultimi mesi, emerge che stati d’ansia , senso di solitudine e rabbia sono tra i sentimenti più comuni che è normale provare in una situazione di questo genere. In generale a soffrire di questi disturbi in maniera più accentuata sono le persone che già possiedono un quadro ansioso o depressivo e che la situazione Covid-19 amplifica, sicuramente il fatto di restare chiusi in casa, con pochi rapporti sociali e circondati da mezzi di comunicazione che trasmettono brutte notizie non aiuta.

Che cos’è l’ansia esattamente? E’ sempre patologica?
L’ansia è una reazione fisiologica propria degli esseri viventi, anche degli animali, che risponde al principio di “attacca o fuggi” (fight or flight), ossia si manifesta in situazioni di reale pericolo ed è in qualche modo positiva perché serve a farci prendere una rapida decisione in caso di pericolo e a difenderci al meglio da esso (pensiamo agli animali e alle prede quando si sentono attaccate, in pochi secondi riescono a capire se possono difendersi attaccando a loro volta o se è meglio fuggire). In sostanza fino ad una certa soglia l’ansia è non solo tollerabile ma addirittura benevola, nel caso dell’emergenza attuale l’ansia è quella che ci fa ricordare di lavarci spesso le mani, di uscire con una mascherina, di stare distanti dalle persone ecc. perché intravediamo il reale pericolo di contagio. Oltre quella soglia, però, l’ansia diventa patologica, quando una persona si focalizza solo sulle brutte notizie, alimenta solo pensieri negativi e perde interesse per le attività quotidiane, non riesce più a dormire o a dormire bene e avverte sintomi fisici quali attacchi di panico, palpitazioni, crisi di pianto ecc allora in questo caso l’ansia diventa incontrollabile e compromettente per le funzioni quotidiane e vitali, soprattutto perde la sua funzione protettiva e di supporto alla performance che invece che essere brillante diventa scadente.
Un’ansia eccessiva e polarizzata può quindi portare a comportamenti alterati quali non uscire più di casa (nemmeno per la spesa) o a comportamenti ossessivo-compulsivi quando l’ansia non è più sotto controllo ma che espongono le persone a reali rischi; per fare solo un esempio: temere di avere una malattia anche in assenza di sintomi e precipitarsi al pronto soccorso in questo periodo può esporre seriamente al contagio.

Chi è più a rischio di sviluppare ansia, angoscia e depressione?
Ci sono persone che hanno più probabilità di sviluppare ansia in generale in base ad un substrato genetico esistente e di imprinting, ossia di quelle emozioni e sentimenti da cui siamo circondati nei primi anni di vita e che determinano poi gli stati d’animo più frequenti dell’adulto che diventiamo. Detto questo parlando più specificatamente dell’ansia da Coronavirus certamente la popolazione anziana è normalmente più ansiosa di quella giovane, in quanto più a rischio in questo momento (sappiamo che il virus colpisce in modo grave prevalentemente persone anziane e con comorbidità), ma anche perché spesso si tratta di persone che vivono in solitudine, non vedono i figli e i nipoti a cui abitualmente badano e non potendo uscire hanno perso la loro piccola rete sociale che è fondamentale nella loro quotidianità.
Infine gli anziani sono quelli con meno accesso alla tecnologia e quindi ai social e al web; questo comporta che le notizie a cui hanno accesso sono molto più limitate e molto più filtrate dai media, contribuendo così ad aumentare il senso di paura e insicurezza del soggetto anziano.

Quali sono le maggiori preoccupazioni legate alla pandemia? La paura di ammalarsi in sé, lo stare isolati e a stretto contatto con sé, con le proprie emozioni, il cambio repentino della dello stile di vita? O altro?
La paura principale rimane quella del contagio; infatti, nonostante le molte (troppe) informazioni disponibili, il cittadino ha ancora tanta confusione riguardo le regole che deve seguire; inoltre anche le informazioni sullo stesso virus (quanto sopravvive, come lo elimino, ecc) generano maggiore ansia.

Diversa è invece l’ansia di chi la malattia la vive in prima persona, sono situazioni in cui il malato non sa come risponderà il suo sistema immunitario ma soprattutto, anche in caso risponda in maniera positiva, vivrà per settimane completamente isolato dai suoi cari, circondato solo dai medici che si dividono tra lui e gli altri numerosi pazienti che necessitano di altrettante cure. L’isolamento pertanto è l’aspetto più terribile, perché aumenta il senso di solitudine e di paura, associati all’incertezza. Pensiamo poi anche ai familiari dei pazienti che non sanno come comportarsi, che non sanno se rivedranno il loro caro e che hanno pochissimi contatti con i medici.
Infine non dobbiamo dimenticare l’aspetto socio economico del post pandemia, le aziende, i lavoratori autonomi, le attività commerciali stanno vivendo un periodo di incertezza riguardo al proprio futuro lavorativo e anche questo aspetto può generare forte ansia.

Che conseguenze ha sui soggetti depressi o con tendenze depressive il fatto di sapere di avere pochissimo controllo su questa malattia e che gli stessi medici ne sanno ancora poco?
La pandemia da Covid-19 è una patologia nuova, lo sappiamo, è nuova per i pazienti ma purtroppo è nuova anche per i medici che si trovano a non avere risposte in mano, sempre esaustive e rassicuranti da fornire agli ammalati e alla popolazione, il personale medico si trova lui stesso, suo malgrado, in uno stato d’incertezza che può provocare ansia. Per il paziente depresso o con tendenza a stati ansiosi viene meno la figura rassicurante del medico e in un circolo vizioso si genera ulteriore angoscia. Il rapporto medico-paziente è da sempre una relazione delicata e che si basa su un equilibrio più o meno stabile, non è mai semplice per un medico dare delle brutte notizie ad un paziente, ancor meno lo è dare delle brutte notizie ad un paziente ansioso o depresso, in questo caso sappiamo che l’approccio del medico può influenzare non solo lo stato d’animo del paziente ma anche l’esito stesso della patologia, in quanto il sistema immunitario è strettamente influenzato dall’umore.

Che differenza c’è tra una normale depressione e una depressione causata o accentuata da un evento come questo?
La Depressione è una patologia vera e propria, i cui criteri diagnostici sono ben specificati dal DSM 5, il Manuale diagnostico dei Disturbi Mentali a cui tutto il mondo fa riferimento: Umore depresso (es. sentirsi triste, vuoto, senza speranza), perdita di interesse e piacere nel fare qualsiasi cosa, significativa perdita o aumento di peso, agitazione o rallentamento psicomotorio, stanchezza cronica e perdita delle energie, sentimenti di indegnità o sensi di colpa eccessivi o inappropriati, maggior difficoltà nel pensare e restare concentrati, patologica indecisione, pensieri di morte ricorrenti.

Tuttavia, come dicevamo prima, la causa di una depressione non può essere solo ed esclusivamente la pandemia. Fermo restando che siamo tutti più o meno preoccupati per la situazione, chi sviluppa depressione è perché aveva già un quadro psicologico predisposto a sviluppare depressione, o ne era affetto in forma lieve e non lo sapeva. Inoltre è importante sottolineare che ansia e depressione non sono sinonimi, l’ansia può sfociare in una depressione ma non necessariamente chi è ansioso è di conseguenza anche depresso. Esiste poi un disturbo d’ansia che si chiama Disturbo post traumatico da stress che è caratterizzato da un quadro depressivo e ansioso severo e che compare dopo un trauma psicologico di una certa importanza (come un lutto o una violenza). Questo disturbo non può essere scatenato solo dalla “paura del coronavirus”, ci va un evento scatenate più grave. Attualmente non abbiamo ancora dati disponibili relativi a questa specifica pandemia, è troppo presto, ma è possibile che quadri del genere emergano dopo la perdita improvvisa e inaspettata di un familiare, magari giovane.

Cosa possiamo fare per sentirci meno soli ? E In che modo i medici possono aiutare i pazienti in questo?
In questo periodo stanno aprendo diversi servizi di telemedicina o supporto a distanza, che si avvalgono di piattaforme online, o skype o semplicemente di una casella di posta elettronica. La telemedicina in realtà dovrebbe essere una pratica medica regolarizzata e controllata, cosa che oggi in Italia non è ancora; tuttavia cerchiamo di cogliere il meglio di quello che ci viene offerto. In questo momento il Servizio Sanitario Nazionale è sotto pressione perché deve rispondere all’emergenza “infettivo-respiratoria” e non ha nemmeno lontanamente le risorse per rispondere alla “emergenza psicologica”. In Cina nei mesi precedenti è stato aperto uno sportello psicologico aperto 24 ore su 24. Noi non possiamo fare questo, ma possiamo affidarci ai professionisti di buona volontà che sul territorio si stanno mettendo a disposizione con varie modalità.

Anche il nostro Centro Medico si sta organizzando per aprire uno sportello psicologico per poter parlare, avere consigli o supporto.
Un altro strumento importante che grazie alla tecnologia oggi possiamo realizzare, è la creazione di gruppi di ascolto, organizzati attraverso piattaforme online in cui ci si può confrontare e condividere la propria esperienza. La condivisione è sempre uno strumento molto importante per superare le proprie paure, e in questo contesto i gruppi sono “mezzi” attraverso i quali questo può avvenire.

Infine è importante vivere la quarantena nella maniera più serena possibile, mantenendo una certa regolarità nella propria vita quotidiana, per quanto stravolta rispetto a prima. E’ importante organizzare la giornata, avere un programma e degli obiettivi, creandosi un vero e proprio planning settimanale da rispettare. Inoltre soprattutto le attività principali quali i pasti e il ritmo del sonno dovrebbero essere mantenuti regolari e agli stessi orari.
Un altro consiglio è quello di sfruttare il lato positivo dei social e dei mezzi di comunicazione per tenersi in contatto con le persone più care e per noi positive.

In definitiva quanto incide l’emergenza attuale sugli stati ansiosi della popolazione? Relativamente poco per fortuna. Abbiamo a disposizione alcuni dati provenienti da studi effettuati in Cina nel corso della recente pandemia. In particolare è stato sviluppato uno questionario chiamato CPDI (Covid Peritraumatic Diagnostic Index) che è stato inviato online, rivolto a indagare i principali sintomi dell’ansia, oltre che a fobie, comportamenti anomali, stress, sintomi fisici, a seguito della pandemia. Da questo studio fatto su circa 52.000 persone è emerso che solo il 5 % degli intervistati ha sviluppato depressione grave mentre il 28% ha sviluppato sintomi d’ansia depressione moderata. Considerate che il Italia, in condizioni normali, (non in epoca COVID) la prevalenza di ansia e depressione sono rispettivamente il 10% e 11% circa.

E’ sempre difficile confrontare dati provenienti da popolazioni diverse, in quanto Europa (e quindi Italia) e Asia hanno radicate culture profondamente diverse. Questo strumento tuttavia ci dà un quadro di come in fondo la maggior parte della popolazione cinese abbia superato il trauma con successo, senza registrare un significativo aumento dei casi di depressione o ansia.

Questo ci fa ben sperare anche per noi europei che siamo adesso nella fase più acuta della crisi sanitaria. E’ un dato appurato ad esempio che le malattie oncologiche siano meglio superate se il paziente ha un atteggiamento positivo e combattivo, e dato che il sistema immunitario funziona nello stesso modo per qualunque patologia, possiamo affermare che anche il Coronavirus va affrontato con ottimismo e speranza.

 

 

Un pensiero riguardo “Depressione e ansia da e per Coronavirus. Come stiamo davvero dentro?

  • 12 Novembre 2020 in 10:36
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    L’argomento purtroppo è ancora attualissimo! Fondamentale per non buttarsi giù di morale in questa fase è proprio cercare il contatto con l’altro, anche se a distanza. Quindi ottima idea i gruppi di supporto e le consulenze psicologiche online, avendone la possibilità. Da non sottovalutare anche ovviamente le telefonate con amici e parenti! È importante cercare di non cedere all’isolazionismo, perché questo non farebbe altro che peggiorare la situazione…

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