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CBD e dolore. I benefici del CBD nella terapia del dolore

Oggi cercheremo di far chiarezza su un problema spinoso, controverso e legato a tematiche etiche.
Stiamo parlando dell’utilizzo o meno della canapa o “cannabis” in ambito medico.
Noi dello studio MENS CPZ riteniamo che sia una questione delicata, che merita approfondimento e chiarezza.
Quando si parla di “erba” , si fa spesso confusione e ci si lascia spesso guidare dal pregiudizio.
La “cannabis”, nota anche con il nome di canapa, è una pianta originaria dell’Asia centrale e produce grazie alle sue infiorescenze femminili essiccate la vera e propria Marijuana.
Le sostanze contenute nella cannabis non sono tutte uguali. In natura esistono diverse varietà di canapa contenenti in proporzioni variabili diverse sostanze psicoattive, stupefacenti e non.
Il THC, tetraidrocannabiodiolo, è il principio attivo della cannabis detto psicoattivo, altera la mente e provoca euforia, aumento dell’appetito, rilassamento e perdita della percezione spazio-temporale.
Il CBD, invece, cannabidiolo, è la sostanza non psicoattiva. Non provoca alterazioni, non ha conseguenze nell’uso di macchinari e non dà dipendenza. Le benevoli proprietà possedute da questa sostanza ha fatto in modo che alcuni ambiti della medicina pensassero di utilizzare la canapa a scopi curativi.
In poche parole, è la presenza del THC e delle sue proprietà psicotrope che rende la giurisdizione nei confronti della canapa controversa.
Ed è per questo che il CBD merita un ulteriore approfondimento.
Innanzitutto è particolarmente efficace per contrastare forme di ansia e di stress, insonnia e depressione grazie ai suoi effetti antipsicotici e calmanti;  gli vengono attribuite importanti proprietà antinfiammatorie: è infatti spesso utilizzata per combattere diverse patologie della pelle come l’acne e la psoriasi; l’olio ricavato dalla canapa idrata ed ammorbidisce la pelle grazie all’azione degli acidi grassi essenziali e contribuisce a mantenere la cute giovane ed elastica con l’aiuto degli antiossidanti.
Possiede un effetto antiemetico nella nausea e vomito causati da chemioterapia e radioterapia; e stimola l’appetito in pazienti oncologici e anoressici.
Ma è sopratutto nel trattamento del dolore neuropatico che la medicina ha iniziato ad utilizzarlo in maniera sempre più convinta.
I cannabinoidi, di fatto, legandosi al sistema endocannabinoide presente già nel nostro organismo, inibiscono la trasmissione neuronale nei percorsi del dolore.
Ed è proprio per le sue potenti proprietà analgesiche e mio rilassanti, che agisce là dove farmaci steroidei, cortisonici e oppioidi si sono rivelati inefficaci. Sopratutto nel trattamento del dolore cronico, sia nel trattamento di patologie che implicano spasticità associata a dolore, come la sclerosi multipla, la fibromialgia e le lesioni al midollo spinale.
Ed è questo il ramo della medicina in cui l’utilizzo del CBD prende sempre di più piede.
Come il CBD si leghi al Sistema Endocannabinoide già presente nel nostro organismo e come agisca nel suo percorso di inibizione al dolore è un processo che è tutt’ora oggetto di studi; di sicuro, il fatto che sia il principio che non ha effetti collaterali psicoattivi e che abbia tutte queste proprietà benefiche interessa sempre di più gli studi scientifici e i trattamenti in ambito clinico.
La domanda che sta a cuore a tutti noi è dunque questa: possiamo fidarci? vi sono effetti collaterali?
La risposta è solo una: rivolgetevi al vostro medico di fiducia o chiedete consulenza ad uno studio neurologico.
Perché tolto il pregiudizio, e non perché stiamo parlando della canapa, anche il CBD ha i suoi effetti collaterali, e come qualunque sostanza presente in farmacia va presa nelle giuste dosi e in maniera equilibrata.
Se siete curiosi, potete contattare per maggiori informazioni i medici del nostro centro.
Come sempre, informazione, equilibrio e coscienza critica vi guideranno alla soluzione migliore.

 

 

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