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Piccole donne.

Verso i dieci anni mi venne la varicella.
Era più o meno il dieci di agosto. Non era esattamente un buon momento per avere la febbre a 39 e il prurito ovunque; non nel sud della Puglia, almeno.
Avevo sempre avuto una predilezione per l’oggetto libro, fin dalle materne. E fin dalle materne avevo capito che qualcosa non andava, perchè qualcosa si frapponeva tra il mio grande desiderio di apprendere e la mia incapacità di trattenere le informazioni. Durante l’adolescenza l’incapacità di trovarmi di fronte ad un libro e trattenerne alcune nozioni divenne frustazione e fastidio.
All’università mi sarei data fuoco ogni giorno.
Però a dieci anni, stremata dal prurito, dal caldo e dalla frustazione di non poter andare al mare a giocare con i cuginetti, vinsi il fastidio. Presi dalla libreria della zia il libro “Piccole donne” e iniziai a leggerlo.
Fu amore a prima vista. E fu amore per sempre.
Lo amai così follemente che mi dimenticai anche di grattarmi come un gatto pieno di pulci.
Imparai con quel libro che n0n esiste niente di più accogliente, caloroso ed intimo di un buon libro sulla sedia a dondolo vicino alla finestra.
Aspettavo il momento in cui avrei rincontrato le sorelle March con ansia e mi tuffavo nella loro personalità. Desiderando essere la virtuosa e dolce Beth e la saggia e calma Meg. Quando altro non ero che Jo. Zitella impenitente, con un migliore amico maschio…alle prese con una creatività capricciosa e insolente e un rapporto di amore odio con la sua scrittura. Con la differenza che ero io quella innamorata del suo migliore amico e non il contrario.
Piccole donne mi è rimasto nel cuore anche per un altro motivo: Jo realizza un progetto che io ho nel cuore, anzi, più che nel cuore, nel DNA: pubblicare un romanzo e aprire una casa-scuola-famiglia: Plumfield.
E’ quindi con questo animo che mercoledì con due mie carissime amiche sono andata al cinema a vedere il film.
Quando è finito il film la sala era tutto un soffiar di nasi e occhietti sberluccicanti.
Ma io volevo solo scoppiare in un UEEEEEEEEEEEEEEE e allagare rumorosamente la sala 3. Tra l’altro, corollario, avevo dimenticato di prendere i fazzolettini di carta. E non ho potuto dare sfogo al piagnisteo come meritava perchè il naso non poteva colarmi troppo.
Non finisco questo post con la promessa di scrivere un libro come piccole donne, nè con la promessa di riuscire ad aprire finalmente una Plumfield nella campagna del nonno, come ho sempre desiderato.
Sono una piccola donna molto ADHD con un grande decifit: non riesco a compiere tutto ciò che è necessario a “creare, attuare e sostenere azioni per la realizzazione degli obiettivi”. Nonostante i 20mila anni passati in psicoterapia.
Ma finisco il post con la promessa di portare avanti il programma BDC (bucio de culo, ndr) insieme alla mia amica, finchè la bilancia non segnerà 55kg. Sarete i miei piccoli aguzzini al giudizio dei quali sottoporrò i miei progressi di settimana in settimana.

La domanda delle amiche è stata, infatti: Andrai in palestra con costanza?
No, ho risposto. Ci andrò con Sabrina.

Vi posto, dunque, la foto scattata a conclusione della prima giornata BDC.
Buon week end.

Nathalie

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