Progetto Giovani a Mens CPZ: cosa (non) è lo Psicologo

Mens CPZ ha da poco aperto un nuovo servizio dedicato ai giovani, in particolare agli adolescenti e ai giovani adulti gestito dalle Dottoresse Psicologhe Letizia Foti, Giuditta Seassaro e Alida Zugaro. Si tratta di un nuovo spazio dove i ragazzi possono trovare supporto e ascolto iniziando un percorso alla scoperta di se, affrontando il proprio vissuto, le proprie paure, i blocchi e le problematiche che li affliggono.
Ricordiamo che lo sportello è già attivo e che dal 27 gennaio al 1 febbraio i ragazzi ed i giovani adulti avranno la possibilità di avere un colloquio conoscitivo ad un prezzo calibrato (Maggiori informazioni).

Di cosa si occupa il vostro progetto e come si chiama?
Lo Sportello Giovani” è uno spazio di ascolto psicologico rivolto nello specifico alle fasce d’età dell’adolescenza e della giovane età adulta.

Chi sono gli adolescenti del 2020?
L’adolescenza si apre ufficialmente con lo sviluppo fisico e indicativamente si protrae fino ai 19 anni anche se i confini sono chiaramente molto labili ed individuali e, anzi, oggi si parla spesso di un’adolescenza prolungata fino ai 25 anni circa; la giovane età adulta va invece dalla fine dell’adolescenza fino ai 35 anni circa.
L’adolescente di oggi è un ragazzo o una ragazza che vive una vita mediata dalla presenza del mondo digitale, che volente o nolente è parte del suo mondo e anche una parte importante, questa è sicuramente una novità rispetto a qualche anno fa, inoltre spesso si creano ulteriori conflittualità ed incomprensioni tra adolescenti e adulti proprio a causa di questo divario dovuto alla prepotente presenza ed esistenza di un mondo che gli adulti conoscono di striscio e spesso non sanno come rapportarsi ad esso rischiando di demonizzarlo totalmente.
Nell’adolescente è tutto in divenire,  le grandi decisioni della vita possono ancora essere rimandate a più avanti, non si ha una posizione precisa nei confronti della vita e si sta costruendo la propria identità sociale, l’adolescente di oggi è in continua tensione tra l’infanzia e l’età adulta, tra la voglia di rimanere ancora un po’ bambino, accudito e coccolato e il desiderio di indipendenza e di distacco dalla famiglia

E chi sono invece i giovani adulti?
Il giovane adulto invece è oggi più che mai circondato dalla precarietà, non solo economica ma soprattutto sociale, si trova quindi frustrato da una pressione sociale che gli chiede cose che lui ancora non riesce a dare e ad essere, si ritrova ad avere anagraficamente un’età per cui dovrebbe già aver raggiunto una serie di obiettivi (indipendenza lavorativa, autonomia abitative, costruzione di un nucleo familiare ecc) e che invece per molteplici motivi non ha ancora raggiunto.

Quali sono le maggiori difficoltà dei giovani secondo la vostra esperienza?
Molto spesso vediamo problematiche di tipo relazionale, spesso strascichi di un’infanzia o di un’adolescenza problematica, una sensazione molto frequente che portano i ragazzi ai colloqui è quella dell’ansia. Il mondo del lavoro occupa anche una parte fondamentale dei racconti così come quello delle performance scolastiche, degli obiettivi da raggiungere e non raggiunti nell’ottica di diventare quell’adulto realizzato e completo che la società richiede. Tra le problematiche più importanti (siamo nel campo psichiatrico) nell’adolescenza ci sono disturbi dell’alimentazione, fobia scolare, ritiro sociale.

Quali sono i campanelli d’allarme che allertano sulle problematiche di un giovane di solito?
Nei giovani adulti è più probabile che la scelta di recarsi nello studio di uno psicologo sia una scelta spontanea mentre negli adolescenti i campanelli d’allarme sono spesso e volentieri individuat dai genitori e subito dopo dagli insegnanti. Capita anche spesso che i genitori portino il figlio dallo psicologo per un “presunto” motivo e che poi una volta in studio il ragazzo tiri fuori delle problematiche diverse da quelle presentate dall’adulto. Parlando dei sintomi molti ragazzi soffrono di attacchi di panico o compiono atti di autolesionismo o ancora si isolano completamente.

Quali sono gli approcci e gli strumenti che vengono utilizzati con gli adolescenti?
Il nostro è un approccio dinamico, il nostro compito non è dare consigli, tanto meno ordini, spesso ai  ragazzini chiediamo di raccontare qualcosa di sé, qualsiasi cosa, e permettiamo loro di esprimersi nella maniera che desiderano, infatti non è raro ritrovarci a guardare insieme un videogioco o un video di un personaggio come uno youtuber o influencer che loro seguono piuttosto che un post che li ha particolarmente colpiti o una canzone che li rappresenta. Con gli adolescenti non c’è quindi solo il dialogo verbale e soprattutto rispettiamo i loro tempi e il loro modo di comunicare (si sa che spesso i ragazzini si esprimono con provocazioni, affronti, parole forti o di contro lunghi silenzi, rifiuti assenze agli appuntamenti).

Ma chi è in concreto lo psicologo? 
C’è l’idea diffusa che lo psicologo sia quello che “scava dentro”, in realtà a noi piace descrivere lo psicologo come una persona che accompagna e guida la persona in un percorso di conoscenza di se stesso, non è colui che ti dice chi sei, non te lo può dire perché non lo può sapere bene quanto te. Questa sensazione di “scavare dentro” che alcuni descrivono è un approfondimento necessario a conoscere la storia del paziente per poterlo aiutare a portare a galla le sue risorse fungendo un po’ da specchio
Più che chi è lo psicologo vorremmo raccontare chi non è lo psicologo, non è una persona che giudica, non avrebbe nessun interesse a farlo, se fa domande è solo perché non ti conosce e vuole trovare la risposta più adatta a te proprio come se volesse regalarti un vestito ma non conosce la tua taglia né i tuoi gusti.
Poi lo psicologo non è colui che sa già tutto di te, non è né un mago né un veggente, ecco perché si costruisce insieme un dialogo reciproco, il percorso che si fa insieme al paziente è dinamico, modificabile in qualsiasi momento lo si voglia, ed è soprattutto consensuale (dopo un periodo di consultazione terapeuta e paziente concordano un tipo di percorso che si seguirà nelle sedute successive ed il paziente è informato di quale sarà la strada da percorrere insieme).

Lo psicologo può esserci “antipatico”? 
Certo, lo psicologo è una persona prima di essere psicologo, per cui può capitare che determinati pazienti non si trovino bene con un determinato terapeuta non perché lui non sia competente ma perché quella tra paziente e psicologo è una relazione vera e propria, e come ogni relazione o rapporto umano ci si deve diciamo così “scegliere” a vicenda. Una relazione in cui non ci sentiamo a nostro agio non è proficua ed in quel caso è meglio provare a rivolgersi ad un altro terapeuta.

Come mai certi percorsi sono molto lunghi?
Un’altra credenza comune, ahimè, è che lo psicologo tenda a prolungare il più possibile i percorsi per qualche motivo, in realtà non è possibile stabilire a priori quanto durerà un percorso perché questo dipende da quante e quanto rigide  sono le resistenze che il paziente ha, quando parlavamo di rispetto dei tempi del paziente intendiamo anche questo, non possiamo permetterci di buttare giù grossolanamente e senza permesso i muri (che possono essere le paure, i preconcetti, le difese,  le credenze sbagliate) che i pazienti si sono costruiti in diverso tempo, non sarebbe sano.

C’è un’età giusta (se ne esiste una) per andare dallo psicologo?
In realtà no, noi come esperte dell’età evolutiva lavoriamo anche con i bambini appena nati, ma anche gli anziani possono andare dallo psicologo, in ogni fase della vita si ha la possibilità di potersi approcciare all’analisi, nella nostra esperienza spesso i pazienti arrivano da noi quando sentono una compromissione della propria qualità di vita.

 

 

 

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