Giornata della violenza sulle donne. Come chiedere aiuto.

Il suo nome completo è “Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne”. E’ stata istituita per la prima volta il 17 Novembre dalle Nazioni Unite. E, successivamente, in occasione dell’anniversario dell’uccisione di tre giovani sorelle attivistiche politiche nella Republica Dominicana, è stata fissata per il 25 novembre.
Questo è il giorno dell’anno dedicato alla violenza sulle donne. Il giorno più importante per sensibilizzare e informare su un problema gravissimo a livello internazionale.
DATI E NUMERI.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha redatto un rapporto sulla violenza contro le donne nel quale emerge che questo sia un problema sanitario globale di proporzioni enormi.
I dati emersi sono questi: nel mondo il 35% delle donne ha subito un abuso fisico e sessuale; il 30% delle volte a usare violenza sono i partner intimi. Vale a dire che, nel mondo, una donna su tre è vittima di abusi.
FATTORI DI RISCHIO.
Le cause o i fattori di rischio che possono condurre al crearsi di un circolo di violenza domestica possono essere molteplici: un basso livello di istruzione, accettare la violenza come un fattore culturale, l’abuso di alcol, la disparità di genere o l’essere cresciuti in un ambiente violento.
Ma quello che più è importante analizzare è questo. QUALI SONO I MOTIVI CHE IMPEDISCONO, SPESSISSIMO, AD UNA DONNA DI USCIRE DA QUESTO CIRCOLO VIZIOSO?
Non è raro, infatti, che gli episodi di violenza domestica di cui le donne sono vittime, rimangano tra le mura di casa e si ripetano anche per moltissimi anni. Ma perchè?
I motivi possono essere diversi.
Alla base troviamo spesso sentimenti di auto-svalutazione e scarsa auto-stima della vittima.
Il profondo senso di vergogna e di fallimento spesso la costringono a chiudersi e a non rivelare il suo vissuto alle persone più vicine, come la famiglia o gli amici. Il  senso di inadeguatezza, invece, il non sentirsi cioè una madre o una moglie all’altezza è anche uno dei motivi per cui accetta passivamente la violenza.
Altri motivi che spesso impediscono alla donna di ribellarsi e uscire dalla spirale negativa sono:
– la paura per la sua incolumità fisica, a causa di una reazione violenta da parte del partner;
– le difficoltà economiche, se è stata tenuta lontana dal lavoro dal marito;
– i famigliari che, culturalmente, disapproverebbero una figlia che invece dovrebbe far di tutto per salvare le apparenze di una famiglia unita e felice;
– l’isolamento culturale e sociale alla quale la donna è relegata, che causa disinformazione rispetto all’esistenza di servizi di supporto a persone nella sua situazione.
A CHI RIVOLGERSI DUNQUE?
– alla rete di consultori in Italia;
– Ai centri anti-violenza;
– al telefono rosa antiviolenza e antistalking.
Il sistema sanitario nazionale mette a disposizione di tutte le donne una rete di servizi sul territorio, ospedalieri e ambulatoriali, socio-sanitari e socio-assistenziali, per un intervento integrato.
Presso alcuni Pronto Soccorso, in Italia, si sta anche sperimentando un codice rosa e un ambiente protetto dove accogliere nella massima riservatezza le donne vittima di abuso.
Consapevolezza e informazione sono alla base di una società scevra da queste che dovrebbero essere mediocrità rare e isolate e, invece, sono una vera e propria emergenza internazionale.
Continuiamo a leggere e a diffondere.
E non vergogniamoci. La nostra dignità, la nostra serenità e una vita libera da angherie prima di tutto.
Ricordiamoci che, per quanto possiamo sentirci soli, c’è sempre qualcuno disposto ad ascoltarci.
Nessuna notte è tanto lunga da impedire al sole di rinascere.
Noi siamo con voi a darvi forza.

 

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