Perché dopo un ictus perdiamo la memoria? Uno studio rivela come è possibile riattivarla

L’ictus è una delle cause più frequenti di disabilità della società moderna. Si tratta di una patologia grave, tipica dei soggetti con elevato rischio vascolare, che causa spesso devastanti limitazioni sull’autonomia funzionale dell’individuo nello svolgimento delle sue principali attività quotidiane, come parlare, deglutire, muoversi e ricordare.

La memoria dunque risulta una delle capacità compromesse e difficili da recuperare.

E’ noto come le lesioni dell’ippocampo causino amnesia.
Non esistono delle vere e proprie cure per l’ictus ma attualmente la strada della riabilitazione funzionale è l’unica percorribile.

Un recente studio effettuato in team dai ricercatori dell’Università di Padova, di Horvard e dalla Northwestern University di Chicago e pubblicato sulla rivista Nature Communications ha finalmente individuato e mappato il circuito della memoria degli esseri umani aprendo nuove possibilità di studio per la ricerca di soluzioni in quelle patologie che prevedono la perdita temporanea o definitiva di memoria.

L’ippocampo è al centro di questo circuito che comprende anche il cosiddetto default mode network che entra in gioco quando gli esseri umani rievocano ricordi del passato.

La tecnica utilizzata in questo studio è quella del neuroimaging , in sostanza sono stati creati degli “atlanti” fotografici con le foto delle lesioni (l’ictus rappresenta una lesione) dei pazienti e sono state riportate in questa mappa, assolutamente personale per ogni individuo, tutte le connessioni possibili per quel cervello.

Sono stati presi in esami 1000 pazienti con amnesia post ictus.

Attraverso questo mapping il Prof. Maurizio Corbetta, direttore della Clinica neurologica e del Neuroscience e i suoi collaboratori hanno scoperto che inserendo di volta in volta una immagine di lesione da ictus era possibile calcolare cosa andava ad alterare quella lesione nel cervello, quali funzioni cerebrali venivano modificate.

E’ stato quindi possibile ottenere la mappa probabilistica delle modificazioni corticali per quell’individuo e per tutti i pazienti analizzati.
Le alterazioni o modificazioni vengono definite in gergo disconnessioni o meglio disconnettomi; ciascun disconnettoma è individuale ma ci sono dei comuni denominatori che accomunano tutti i pazienti presi in esame, benché ognuno di loro sia stato colpito da una differente forma di ictus o con una diversa intensità, ecco questo circuito comune a tutti i pazienti rappresenta il circuito della memoria.

“Anche se le lesioni erano localizzate in parti diverse – sottolinea Corbetta – abbiamo visto che esse appaiono disconnettere funzionalmente lo stesso circuito funzionale. Una regione corticale in particolare, la regione ‘retrospleniale’ localizzata posteriormente, profondamente, e lungo la linea mediana appare essere la ‘hub’ della memoria dove molti segnali convergono”.

Questo studio ha aperto le strade verso approfondimenti sulla possibilità di predire i danni della meoria causati da ictus , ma non solo anche da patologie neurodegenerative come l’Alzheimer, e sulle nuove frontiere come la neuro stimolazione (tDCS).

 

 

Fonte: InSalute News

Roberta Tetto

Appassionata di comunicazione e web marketing, social media ma anche di musica e viaggi. Amo approfondire le storie interessanti e portarle al pubblico con un linguaggio semplice e fruibile.

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