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La terapia computerizzata nell’afasia post ictus

Le patologie cerebrovascolari sono tra le più comuni cause di disabilità in tutto il mondo. Circa un terzo dei sopravvissuti a ictus presentano inizialmente afasia e i sintomi di afasia persistono in fino al 40% di questi pazienti. Da notare che l’afasia post stroke affetta il reintegro nel modo del lavoro, la vita sociale e il benessere emotivo, oltre a essere un grande peso per il sistema sanitario.

Recentemente, Rebecca Palmer et al. hanno riportato i risultati di un trial multicentrico, randomizzato e controllato che valutava l’efficacia di tre interventi, ciascuno di una durata di sei mesi, in 240 pazienti con afasia a più di 4 mesi dall’ictus. Gli interventi erano: normale trattamento associato a quotidiana e autogestita terapia per il linguaggio computerizzata (computerised speech and language therapy – CSLT); normale trattamento con controllo della cura e trattamento normale solo. Al confronto con gli altri interventi, la CSTL è risultata in un significativo incremento del recupero di parole soggettivamente rilevanti. Tuttavia, questo progresso non si è traslato in un incremento delle capacità di conversazione, né in un miglioramento della percezione dei partecipanti delle proprie performance comunicative, partecipazione sociale o qualità di vita. Similmente, la valutazione costo-efficacia della CSLT è risultata essere negativa per tutta la popolazione con afasia.

In questo lavoro viene, quindi, chiaramente mostrato che questi assunti, spesso dati per sicuri, sono incorretti: indipendentemente dal miglioramento nel richiamo di parole soggettivamente rilevanti, le funzioni comunicative e la partecipazione sociale non migliorano, così come non migliorano la qualità di vita del paziente o la riduzione dei costi.

In ogni caso, le terapie intensive computerizzate per il linguaggio non sono necessariamente confinate al riapprendimento di singole parole che appaiono sullo schermo; piuttosto, potrebbero essere applicate e come metodi comunicativi e pragmatici, unite alla stimolazione cerebrale non invasiva per migliorare le abilità comunicative. Pertanto, i tentativi di sviluppare nuove tecniche di CSLT sembrano essere giustificati. Inoltre, l’intensità del trattamento in questo trial, anche nel gruppo CSLT, era inferiore alle dosi attualmente raccomandate di terapia del linguaggio (5 ore a settimana), cosa che può anche aver contribuito all’assenza di progresso nella abilità di conversazione. Studi futuri dovrebbero usare misure di outcome che possano validare la sensibilità ai cambiamenti indotti dal trattamento.

In conclusione, le forme computerizzate di terapia del linguaggio possono essere raccomandate come una strategia aggiuntiva, ma non dovrebbero essere usate come trattamento unico, almeno per il momento. La combinazione della terapia del linguaggio tradizionale faccia a faccia e i nuovi approcci terapeutici, tra cui, appunto, la stimolazione transcranica non invasiva potrebbero promuovere il recupero del linguaggio e migliorare la qualità di vita. I metodi di riabilitazione computerizzati potrebbero quindi portare a un avanzamento dell’efficacia degli stabiliti programmi per il trattamento dei pazienti affetti da afasia post ictus.

Fonte: https://www.thelancet.com/journals/laneur/article/PIIS1474-4422(19)30199-1/fulltext

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