Il ripristino della funzionalità nella sclerosi multipla progressiva

L’uso di strutture e tavole per il tilt test per il supporto della posizione eretta passiva di persone con paralisi agli arti inferiori è parte del livello iniziale di allenamento fisioterapico da più di 60 anni. Nel 1955 Marjorie Farnbach ha descritto questa pratica in pazienti con poliomielite, affermando che la lunghezza del tempo speso in queste strutture di supporto varia da pochi minuti nelle prime sedute a molte ore nelle sessioni successive. Queste strutture venivano descritte essere utili perché, ponendo il paziente in posizione eretta, si puó prevenire la demineralizzazione ossea e ottenere un miglior controllo posturale. Nonostante i molti resoconti dei vantaggi della posizione eretta con supporto, le ricerche che hanno esaminato questo approccio in soggetti con condizioni neurologiche croniche sono state inconclusive, con alcuni studi che suggeriscono che questo intervento non fornisca miglioramenti significativi per la mobilità delle estremitá inferiori.

In un recente studio chiamato Standing Up in People with Progressive Multiple Sclerosis (SUMS), viene fornita per la prima volta un’evidenza di alta qualitá che l’utilizzo di strutture di supporto in casa per 20 settimane possa ridurre le contratture degli arti inferiori e migliorare la mobilità in soggetti con disabilitá correlata alla sclerosi multipla severa. Nel trial ai partecipanti venivano somministrate due sessioni di fisioterapia al domicilio di educazione all’uso della struttura e sei telefonate di follow-up. Ai pazienti veniva chiesto di rimanere in posizione eretta per 30 minuti, 3 volte a settimana per 20 settimane, venivano anche incoraggiati a continuare a lungo termine, ma senza che fosse fornito ulteriore supporto fisioterapico. I soggetti che hanno usato la struttura per posizione eretta hanno avuto un aumento significativo del punteggio al Amended Motor Club Assessment (AMCA) al confronto coi soggetti che hanno ricevuto solo le cure abituali. La frequenza di dolore muscoloscheletrico era piú alta nel gruppo trattato, cosa potenzialmente correlata al trattamento stesso.

Pertanto, cosa differenzia questo intervento rispetto ai precedenti che non avevano mostrato efficacia? Innanzitutto, il trial includeva specifiche istruzioni fornite ai partecipanti per incorporare esercizi che coinvolgessero altre parti del corpo, equilibrio e stretching. In secondo luogo, i soggetti venivano estensivamente monitorati da fisioterapisti esperti che avevano anche implementato metodi di cambiamento comportamentale.

Da evidenziare che il tempo totale di stazionamento in posizione eretta, 1800 minuti nelle 20 settimane, era il doppio di un trial precedente che aveva testato questa tecnica. Infine, è stato potenzialmente scelto un gruppo ottimale di soggetti con problemi agli arti inferiori da lungo tempo, infatti, esistono numerose evidenze che questa tecnica non accelera il recupero nelle fasi di paralisi acuta.

In conclusione, il trial SUMS è un’importante guida per la ricerca nel campo della riabilitazione. Non solo i benefici sono durati nel tempo (16 settimane dopo la fine del trial), ma la restaurazione di funzione è stata osservata in pazienti con una patologia neurologica cronica progressiva per i quali ci si aspetterebbe un peggioramento, piuttosto che un miglioramento. Queste evidenze supportano che parte dei deficit e delle perdite funzionali osservati in persone affette da sclerosi multipla progressiva siano reversibili e che gli interventi riabilitativi, come quello presentato, possano stabilizzare o addirittura migliorare le abilità perdute.

Fonte: https://www.thelancet.com/journals/laneur/article/PIIS1474-4422(19)30243-1/fulltext

 

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