La neuropatia periferica da fluorochinoloni

La determinazione dell’eziologia di una neuropatia periferica di nuova diagnosi è una delle più comuni sfide cliniche in neurologia. Le neuropatie periferiche sono molto comuni, specialmente tra gli anziani. Le cause sono molte e variegate, le più comuni sono diabete, infezioni, infiammatorie, alimentari ed ereditarie. Nonostante le molte cause di neuropatia, per un dato paziente, l’eziologia specifica spesso non è riconosciuta. Le neuropatie periferiche indotte dai farmaci sono anch’esse comuni, specialmente nel trattamento del cancro con chemioterapia neurotossica, ma possono insorgere anche a seguito di trattamento con antibiotici e medicazioni per il sistema cardiovascolare e l’epilessia. Attribuire la causalità di una neuropatia farmaco indotta è relativamente semplice quando il rischio di una neuropatia come effetto secondario è alto, ma diventa più difficile quando il rischio è basso, in quanto sono spesso presenti fattori confondenti nella storia clinica del paziente, in particolar modo se anziano. A tal proposito, un collegamento tra i fluorochinoloni e la neuropatia è spesso difficile da mostrare data la loro apparentemente rara associazione.

I fluorochinoloni sono tra gli antibiotici più ampiamente utilizzati data la loro efficacia ad ampio spettro. Poco dopo la loro introduzione, tuttavia, e’ stato riportato lo sviluppo di neuropatie e tendinopatie in pazienti che ne avevano fatto utilizzo. Secondo l’FDA, i dati raccolti fino a questo momento mancano però, del giusto rigore statistico, pertanto Morales et al., hanno implementato uno studio di popolazione caso-controllo  (pubblicato su JAMA neurology) per investigare questa associazione.

I dati di questo lavoro forniscono una robusta associazione statistica tra l’uso dei fluorochinoloni e la neuropatia, con un aumento relativo di incidenza di 1,47 al confronto coi non esposti al fluorochinoloni. Inoltre, mostrano anche un aumento del rischio con l’aumentare dell’esposizione al farmaco, che sembra essere più forte nei maschi al di sopra dei 60 anni.

Nonostante la forte associazione statistica, ci sono ancora delle sfide, infatti le loro conclusioni devono essere supportate da un’accurata diagnosi di neuropatia periferica. Questa può essere difficile, in quanto si basa su una dettagliata anamnesi, esame fisico e test ausiliari (come lo studio di conduzione nervosa e l’elettromiografia) che possono non essere disponibili per tutti i clinici di assistenza primaria. Anche tra i neurologi specializzati, la determinazione di una neuropatia può variare molto. Essendo la neuropatia periferica associata a fluorochinoloni un evento comunque raro, sarà critico determinare se esistono e quali sono i fattori di rischio per il suo sviluppo.

Per il neurologo che tratta un paziente con una neuropatia periferica di nuova insorgenza potrebbe essere difficile affermare con certezza che la patologia sia attribuita ai fluorochinoloni. Da un lato, infatti, si tratta di un evento raro e dall’altro non è ancora stata caratterizzata chiaramente la sua clinica in modo da poterla più agilmente differenziare dalle altre neuropatie. Inoltre, la neuropatia può insorgere fino a 180 giorni dall’esposizione, cosa che ulteriormente annebbia l’associazione. Al momento, il giudizio clinico guidato da anamnesi, esame fisico ed esami ausiliari è essenziale per aiutare nella decisione se l’uso di antibiotici alternativi sia raccomandabile. Infine, una migliore comprensione della sindrome clinica nella neuropatia associata all’uso di fluorochinoloni e della sua patogenesi potrebbero aiutare i clinici nel suo riconoscimento e trattamento.

Fonte: https://jamanetwork.com/journals/jamaneurology/article-abstract/2731579

 

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