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Neuroni della simulazione: ecco come le scelte dei nostri simili influenzano le nostre

Vi avevamo parlato dei neuroni di Jennifer Aniston, quelli preposti al riconoscimento dei volti e più di recente dei neuroni che ci fanno sentire la voglia di cibi salati, bene ora vi presentiamo invece dei neuroni più “cerebrali” ossia quelli che riescono in qualche modo a predirre le decisioni altrui e in un certo senso fanno sì che i soggetti possano basare le proprie tenendo conto di esse.

“Devi pensare con la tua testa” ci hanno sempre ripetuto da quando siamo al mondo ma è vero che nessuno di noi è completamente esente dalla tendenza umana e animale a “imitare” o meglio prendere spunto dalle scelte altrui; siamo esseri sociali e come tali agiamo.

Simulare le decisioni degli altri è un processo cognitivo sofisticato, che si è conservato nel corso dell’evoluzione per il suo grande valore ai fini dell’adattamento all’ambiente. Probabilmente è frutto dell’apprendimento sociale, cioè dell’apprendimento veicolato dall’osservazione del comportamento dei membri del proprio gruppo.

I ricercatori dell’Università di Cambridge hanno individuato nell’amigdala (da sempre descritta come la sede delle nostre emozioni), nella zona lobo temporale dell’encefalo la regione in cui risiederebbero le cellule neurali responsabili di questa simulazione.

Lo studio è stato pubblicato su Cell e consiste nella creazione computerizzata di due distinti circuiti neurali, uno dell’animale soggetto, in questo caso un macaco, e l’altro atto alla simulazione di un partner sociale.

Dall’osservazione dei comportamenti degli animali, che sono stati sottoposti a un test di apprendimento da svolgere in coppia, hanno notato come nel’animale preso come partner sociale ossia quello che doveva osservare la decisione presa dal suo simile e poi agire, venivano attivate le cellule dell’amigdala, in sostanza, nell’amigdala si verificava un processo decisionale simulato.

Gli studiosi hanno voluto precisare che i neuroni della simulazione sono diversi dai neuroni specchio.

Questi ultimi infatti agiscono in maniera meccanica, imitando un’azione compiuta da un nostro simile e risiedono sostanzialmente nella zona che controlla i movimenti, nel sistema motorio quindi e si comportano in maniera “fredda” del tutto slegati da ogni tipo di emozione, mentre i neuroni della simulazione attribuiscono un valore alla scelta del partner e di conseguenza agiscono in maniera più coinvolta ed emozionale.

“Siamo riusciti a distinguere tra loro le diverse funzioni esaminando attentamente un neurone alla volta, cosa che non sarebbe stata possibile con le tecniche di imaging del cervello umano che misurano l’attività mediata di un gran numero di neuroni” ha affermato Fabian Grabenhorst.

Questi studi sono molto importanti per lo studio dei comportamenti umani in psicologia ma soprattutto per lo studio di sindromi come l’autismo in cui la comprensione delle attività mentali dell’altro risulta complicata.

 

Fonte: Le Scienze

Roberta Tetto

Appassionata di comunicazione e web marketing, social media ma anche di musica e viaggi. Amo approfondire le storie interessanti e portarle al pubblico con un linguaggio semplice e fruibile.

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