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Nuove prospettive diagnostiche nella malattia di Alzheimer

Il PET di amiloide è una tecnica che permette la visualizzazione in vivo e con alta accuratezza dei depositi di amiloide caratteristici della malattia di Alzheimer, chiamati anche placche senili. Fino a poco fa, la loro visione era possibile solo post-mortem, tuttavia dopo essere stata accolta con un iniziale entusiasmo, questa tecnica ha mostrato le sue limitazioni. Una larga proporzione, circa il 20-30%, di persone al di sopra dei 65 anni con funzioni cognitive intatte, ha uno scan PET con amiloide positivo, rendendola quindi più adatta a scartare, piuttosto che a diagnosticare la malattia di Alzheimer. In aggiunta, l’amiloide è solo uno dei due markers patofisiologici di questa patologia, da considerare anche la proteina tau, che è maggiormente associata con l’insorgenza dei sintomi e per la quale stanno emergendo traccianti PET.  Come può, quindi, un test diagnostico cerebrale con amiloide migliorare l’outcome clinico?

E’ stato recentemente pubblicato uno studio chiamato  Imaging Dementia—Evidence for Amyloid Scanning (IDEAS) basato sulla PET di amiloide per la diagnosi di malattia di Alzheimer. E’ emerso che tra i beneficiari di Medicare valutati da specialisti in demenze, l’uso della PET di amiloide era associato a cambiamenti della gestione clinica entro 90 giorni. Questi cambiamenti consistevano soprattutto nella prescrizione o interruzione di farmaci e counselling. Uno scan positivo era seguito da un marcato incremento della prescrizione di farmaci per la malattia di Alzheimer, mentre in caso di scan negativo i clinici raramente modificavano la terapia. Gli autori hanno riconosciuto che questo studio non fornisca una risposta alla domanda se i cambiamenti della gestione dei pazienti siano associati a un miglioramento dell’outcome clinico.

Qualsiasi sia il suo ruolo patofisiologico, l’amiloidosi cerebrale è uno dei maggiori predittore di outcome cognitivo avverso in persone senza demenza, quindi è una caratteristica necessaria, anche se non sufficiente nella corrente definizione di malattia di Alzheimer. IDEAS sta, pertanto, raccogliendo l’evidenza, estremamente necessaria, sulla validità clinica e l’utilità di un accurato e affidabile strumento di detezione di amiloide quale è questo tipo di PET; tuttavia, uno dei suoi punti deboli è il disegno non controllato, in quanto tutti i pazienti sono stati sottoposti all’esame.

L’iniziativa europea AMYPAD, uno studio sulla diagnosi e la gestione dei pazienti, punta ad aggiungere nuova evidenza utilizzando un disegno randomizzato per valutare l’impatto della PET di amiloide sul grado di fiducia nella diagnosi e sugli outcome correlati al paziente. Nonostante IDEAS e AMYPAD si concentrino entrambi sulla PET di amiloide, esistono numerosi altri test che utilizzano differenti biomarker, come la PET metabolica di fluorodesossiglucosio e studi del liquido cefalorachidiano (LCR), quest’ultimo permette la valutazione simultanea della beta-amiloide e delle proteine tau.

Nell’attesa di farmaci che possano prevenire o ritardare la progressione della malattia di Alzheimer, i pazienti devono poter sapere cosa sta affettando la loro memoria, pianificare il loro futuro e ricevere i più appropriati trattamenti farmacologici e non al momento disponibili, il trial IDEAS è un passo importante in questa direzione.

Fonte: https://www.thelancet.com/journals/laneur/article/PIIS1474-4422(19)30166-8/fulltext

 

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