Dolore neuropatico: è possibile curarlo ma è importante una diagnosi tempestiva

Oggi proponiamo ai nostri lettori un’intervista al Dr. Luca Benedetto Sicuro, neurologo esperto in diagnosi e terapia del dolore neuropatico, tra le altre attività è stato Dirigente medico di I livello presso la AOU Città della Salute e della Scienza di Torino – Struttura Complessa di Terapia del Dolore e Cure Palliative, ha tenuto corsi e seminari sul dolore neuropatico e ha pubblicato articoli e approfondimenti sul tema su riviste sia nazionali che internazionali.

 

Che cos’è innanzitutto il dolore neuropatico e da cosa ha origine?
Il dolore neuropatico è sempre associato ad una disfunzione o lesione del sistema nervoso periferico o centrale, pertanto può colpire nervi periferici, radici spinali, midollo spinale, nervi carnici, encefalo.

 

Come viene diagnosticato?
E’ necessaria una visita neurologica approfondita e mirata, in alcuni casi possono essere richieste indagini neuroradiologiche (ad es. RM) o neurofisiologiche (elettroneuromiografia, potenziali evocati, QST).
La cosa più importante è riconoscere tempestivamente il dolore neuropatico ed intervenire con le terapie in modo da impedire che diventi un dolore cronico.

 

Quali terapie abbiamo oggi a disposizione?
Per quanto riguarda la terapia medica vengono impiegati principalmente anti-epilettici, anti depressivi triciclici e anestetici locali, talvolta in associazione.

 

Esistono altri tipi di cure oltre ai farmaci?
L’approccio al dolore è sempre e comunque multimodale. Oltre ai farmaci possono essere utili la fisioterapia, la psicoterapia e l’agopuntura.
In taluni casi, se la terapia medica non risulta efficace, può essere ipotizzata una terapia antalgica invasiva.

 

Svestendo per un attimo i panni del medico che consiglio darebbe ai suoi pazienti per sdrammatizzare il dolore e vivere al meglio questa condizione?
Sia come medico che come uomo penso che le parole siano importanti e che abbiano un forte peso nelle nostre vite, così come medico cerco di dedicare ai miei pazienti il tempo e lo spazio necessari durante le visite, anche al di fuori della mia professione credo profondamente nel potere di un gesto di vicinanza, di affetto, nella parola di una persona cara. Credo insomma in quell’empatia umana, che se non guarisce completamente, certamente aiuta molto.

 

 

 

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